Nel 2014, con la voce di Rew e Rofioo dei Two Fingerz, supportato dalla giovane casa di produzione cinematografica torinese Grey Ladder, Claudio Marchisio ha lanciato un suo pezzo intitolato: “Nulla è impossibile”. Chi più di lui può dirlo?

Nato il 19 Gennaio 1986 a Torino, il piccolo Claudio mette per la prima volta piede sui campi della Juventus all’età di sette anni. È un privilegiato, uno dei pochi bambini con un sogno a portata di mano: la sua squadra del cuore nella la sua città. Non è lì per diventare calciatore, è solo un ragazzino che si diverte indossando la maglia dei suoi idoli, ma è il 1993 e non è un anno normale nella storia della Juventus. La Serie A si è chiusa con il Milan campione e la Juventus solo quarta dietro all’Inter e al sorprendente Parma di Nevio Scala, vincitore della sua prima Coppa delle Coppe a Wembley. La compagine di Giovanni Trapattoni si aggiudica la coppa UEFA ma Giampiero Boniperti, lungimirante e restio quando si tratta di festeggiare, da buon piemontese, adocchia un giovanotto del Padova e lo acquista per 5 miliardi di lire. Iniziano così due storie non una. Quella di Alessandro Del Piero e quella di Claudio Marchisio, 12 anni di differenza e un destino comune.

‘‘Ora che sono cresciuto sospetto che i sogni che avevo sono solo una parte di ciò che sono.’’

Debutta tra i professionisti l’anno della Serie B, sotto l’egida di Didier Deschamps, e diventa una pedina determinante per il ritorno della Juventus nel maggiore palcoscenico. L’opinione pubblica parla di lui come la miglior promessa della sua generazione e i più audaci lodano le sue analogie con Marco Tardelli. Si distingue subito per la spiccata propensione agli inserimenti, retaggio della sua giovanissima formazione da attaccante, e per il preciso tiro da fuori. Anche se il suo esordio in serie A e in Europa avviene con la maglia dell’Empoli – durante il prestito di un anno – la sua definitiva consacrazione è datata 24 gennaio 2009. Del Piero fa passare la palla oltre la difesa e invita il torinese a concludere a rete. Un gol che vale tre punti contro la Fiorentina, la stessa vittima di un famoso gol di un giovanissimo Alex quindici anni prima.

‘‘Se non lavori al tuo sogno, il tuo sogno non sarà mai il tuo lavoro.’’

La casa di Claudio è Torino, è la Juventus. La tripletta nel suo primo derby giocato ha ormai quasi 26 anni ma i ricordi di quelle sfide sono nitidi: ‘‘Ho nostalgia delle finali che giocavamo da bambini contro i granata, magari a mezzogiorno in pieno giugno, perché dopo c’era la grigliata e si andava tutti a mangiare: i genitori discutevano tra loro e noi ricominciavamo a giocare mescolandoci a quelli del Toro’’. Questo spirito conviviale non ha mai abbandonato il numero 8 bianconero che, nonostante sentisse il derby più di tutti, con moglie granata al seguito, ha sempre avuto nervi saldi e si è tenuto lontano da polemiche e drammi. Forse più delle 389 presenze e dei 37 gol sono queste le caratteristiche che gli hanno fatto guadagnare la fascia di capitano in diverse occasioni. ‘‘Non potrò essere l’erede di Alex come giocatore ma voglio essere una bandiera come lui” ha sempre asserito e possiamo tranquillamente dirgli che ci è riuscito benissimo. In un calcio in cui le bandiere son spesso sradicate da venti violenti lui, insieme a pochi altri, è un esempio di appartenenza e amore davvero ammirevole.

‘‘Se ci è riuscito uno, possiamo farlo tutti: il tuo sudore è la tua occasione, che fai la butti?’’

Come in ogni fiaba che si rispetti il nostro eroe deve affrontare mille ostacoli e superarli. La carriera di Marchisio, da mezz’ala a regista sperimentale, è costellata da una miriade di infortuni. ‘‘Nel 1999, quando Del Piero era infortunato e faceva riabilitazione al Comunale, anche Claudio era infortunato e si incrociavano spesso. Ogni volta gli chiedeva un mucchio di autografi, al punto che un giorno Del Piero iniziò a pensare che li vendesse.” così il padre racconta uno di quelli che, con molta probabilità, è stato il primo infortunio del centrocampista. Da allora gli stop sono stati molti, come piccoli nei di una carriera fatta di vittorie e insuccessi addolciti da emozionanti rivincite. Negli ultimi anni, nonostante i sette campionati consecutivi e le due Champions sfiorante con amarezza, Marchisio è indietreggiato in modo lento e inesorabile nelle gerarchie del tecnico livornese. Il suo atteggiamento e il suo legame indissolubile con i tifosi hanno riacceso nella memoria di molti il confino di Del Piero ad opera di Capello. Di parole fuori posto neanche l’ombra ma la necessità di stare meglio, una sorta di sorda sofferenza, hanno inaspettatamente scritto l’epilogo di una storia lunga 25 anni. Una rescissione consensuale come due che si son tanti amati e sanno che continueranno a farlo.

‘‘È bello se vai in tv ma è meno bello quando sei tu che non ti riconosci più’’

Sulla strada del Principino ora non c’è più lo stile neoclassico del Palazzo Reale di Torino ma il glaciale barocco russo del Palazzo d’Inverno. Il 3 settembre – data che lo lega così ad un altro capitano, Gaetano Scirea morto il 3 settembre 1989 – firma con lo Zenit San Pietroburgo e abbandona il suo numero 8. ‘‘Il numero 10? L’ho scelto per vari motivi. L’ha portato Alessandro Del Piero, che è sempre stato il mio idolo fin da bambino.’’ così si presenta Claudio Marchisio all’appuntamento col destino. Con la squadra russa in questa prima parte di stagione ha totalizzato 14 presenze tra campionato, Europa League e Coppa di Russia, realizzando due gol, uno alla prima da titolare. Ad oggi lo Zenit comanda la classifica con un solo punto di vantaggio sul Krasnodar e i meriti sono anche dell’italiano. Allo stadio Olimpico di Kiev il primo luglio del 2012, nella disfatta europea contro la Spagna, lui c’era. Da allora la nazionale non ha raggiunto alcuna finale mancando addirittura la qualificazione al mondiale di Russia. Che la sua esperienza non spinga Mancini, ex allenatore proprio dello Zenit, a monitorare il rendimento del Principino trentaduenne per riportarlo in Italia da Zar?

‘‘Il mondo cambia in fretta, non ti aspetta, come il treno. Fai un bagaglio leggero con ciò in cui credi davvero.’’

Il campionato Russo, per via delle impervie condizioni atmosferiche, prevede una pausa invernale. In virtù di questo, a pochi giorni dalle festività natalizie, Claudio è tornato a Torino. Ieri sera, in occasione del match casalingo contro la Roma, lo stadio gli ha tributato una commovente ovazione. Lui, seguito come al solito dai sui due bambini, è entrato sul terreno del gioco visibilmente emozionato ed ha speso due parole per ringraziare i tifosi. A Torino passerelle d’onore non sono state riservate a molti giocatori: l’ultima in ordine di tempo è quella a Buffon, la più bella e suggestiva quella in onore di Del Piero, tra le altre quelle per Nedved e Trezeguet. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi il calcio può insegnarlo: l’amore vero esiste e, nonostante tutto, è eterno.

Nella testa di Marchisio, mentre lo stadio era in fermento, forse saranno risuonate le parole della canzone di qualche anno fa:

“Gli effetti speciali stupiscono, è vero, ma i film più belli rimangono sempre quelli in bianco e nero.”

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