Francesco Paolo Giordano è un giornalista professionista nato a Bari nel 1989. Ha studiato lettere classiche a Pavia e poi ha frequentato il master in giornalismo Ifg/Walter Tobagi a Milano. In passato ha collaborato con il Corriere.it, Il Giornale e collabora tuttora con quotidiano Il Foglio. Dal 2015 è redattore presso Rivista Undici.

Di recente è uscito il suo primo libro intitolato “Cristiano Ronaldo – Missione Juventus”.

Il saggio dedicato al fenomeno portoghese racconta i motivi dell’addio al Real Madrid e il perché della scelta di CR7 di vestire il bianconero; analizza il senso sportivo e commerciale dell’acquisto del cinque volte Pallone d’Oro; racconta il Cristiano juventino della prima parte di stagione, tra la ricerca del primo gol italiano, la collocazione tattica nella formazione di Allegri e la sempre crescente leadership tecnica, ed emotiva, all’interno della squadra.
C’è il racconto ma c’è anche lo sforzo di interpretare gli snodi cruciali del primo Ronaldo in bianconero, come l’esigenza di costruire un rapporto con il tifo juventino, la gestione della pressione nelle difficoltà – tra l’attesa per il primo gol e l’espulsione di Valencia – e la volontà di mettersi a disposizione della squadra, cercando di contribuire alla crescita dei suoi compagni.

Abbiamo quindi colto l’occasione dell’uscita del libro per discutere con Francesco del suo scritto e per sentire la sua riguardo questi primi mesi italiani di CR7.

Ciao Francesco, il 29 novembre è uscito il tuo libro intitolato “Cristiano Ronaldo – missione Juventus”. Raccontaci un po’ da dove nasce l’idea e su che cosa ti sei concentrato nella ricerca del materiale?

“Scrivere un libro, ho pensato fosse la cosa più giusta da fare perché stiamo parlando di un trasferimento che non esito a definire del secolo, avendo esso a che vedere con uno dei migliori giocatori di sempre. L’unico insieme a Messi in grado di rimanere sulla breccia del calcio ad alti livelli per così tanto tempo. Un giocatore di tale portata che a trentatré anni lascia la comfort zone di Madrid – dove negli ultimi anni ha vinto tutto – e decide di rimettersi in gioco altrove. Il libro nasce in quest’ottica, ovvero riportare i motivi del trasferimento e raccontare i primi mesi juventini di Ronaldo. Nel mercato editoriale ci sono tanti libri che parlano di CR7, perlopiù biografie: ecco, in questo aspetto il mio libro è differente. Non si tratta di una biografia, ma bensì di un racconto dettagliato del passaggio di Cristiano alla Juventus. Mi sono informato in tutti modi, avvalendomi di libri, tv, giornali ed ogni mezzo che potesse trattare e darmi nozioni in più sul personaggio. A questo tipo di ricerca ho unito l’esperienza diretta dello stadio. Ciò risulta evidente quando scrivo del suo debutto allo Stadium, o quando cambia la partita col Napoli, piuttosto che quella contro il Sassuolo, nella quale segna i suoi primi goal in Serie A. Nel libro vengono toccati aspetti del gioco di Ronaldo che magari sui giornali non appaiono. Un esempio è come lui si comporta in partita anche quando non ha il pallone. E’ un moto perpetuo, chiama e vuole sempre palla. Poi, quando il gioco è fermo, parla coi compagni, con l’arbitro. Un catalizzatore d’attenzioni. Un giocatore da cui ti aspetti sempre qualcosa, anche quando la palla non ce l’ha lui.”

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Il libro affronta anche quelli che sono stati gli aspetti chiave dell’addio di Ronaldo al Real Madrid. Oltre al difficile rapporto fra il portoghese e Florentino Perez, c’era forse di più; raccontaci la tua impressione e che cosa è stato fondamentale nella scelta proprio della Juventus da parte di CR7?

“Sono anni che Ronaldo ha una relazione abbastanza difficoltosa con Perez – ma anche con altri elementi della dirigenza blanca – oltre che con il pubblico del Bernabeu. Quest’ultimo, solito secondo il portoghese fischiare la squadra in momenti in cui sarebbe servito piuttosto l’incoraggiamento. Quando poi, all’Allianz Stadium, segna quel goal pazzesco in rovesciata e tutto lo stadio lo applaude in segno di rispetto, Ronaldo rimane incredulo. Il fatto che, per quel gesto tecnico, i tifosi avversari gli avessero dedicato quel tributo nel loro stadio – quando quelli a Madrid l’avrebbero applaudito timidamente – lo lascia perplesso. Un episodio che ha avuto grande sostanza nei pensieri di Ronaldo, anche se ovviamente non è l’unico motivo che gli ha fatto scegliere la Juventus. Un altro motivo è innanzitutto il mercato che aveva Ronaldo. Cina o Qatar, insomma i mercati extraeuropei, non sono nei pensieri di Ronaldo, a ora, come ha ribadito lui stesso, sono ipotesi che non prende nemmeno in considerazione. Le società che potevano permettersi Ronaldo erano poche. Non poteva andare al Barcellona per ovvi motivi di interessi del Real, non poteva andare al PSG, che per questioni economiche – avendo già Mbappè e Neymar – era tagliato fuori e nemmeno al Manchester United, a causa del rapporto con Mourinho. Rimaneva la Juventus il progetto che più affascinava Ronaldo, oltre che quello più percorribile trattandosi di una squadra che in Italia vince con regolarità e che ha disputato due finali di Champions League negli ultimi quattro anni.”

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All’età di 33 anni, dopo aver vinto tutto individualmente e nelle squadre in cui ha militato, Ronaldo non sembra ancora sazio di vittorie. Come spieghi questa sua vocazione ad andare sempre oltre, alla ricerca della perfezione?

“La continua ricerca della perfezione di Ronaldo è un qualcosa di mitologico, leggendario e fondante nella sua narrazione. Non si dà mai tregua. E’ una persona che tiene molto al rispetto e alle regole. Proprio il rispetto è il motivo scatenante del suo malcontento nei confronti di Perez. Lui, che all’indomani della vittoria di Cardiff si aspettava un ritocco dell’ingaggio che non è mai arrivato. Lui, che nonostante il tentativo di Perez di pareggiare l’offerta juventina, ha comunque preferito la Juventus. Stiamo parlando di un giocatore dall’ambizione smisurata, perennemente insoddisfatto anche dopo aver vinto tutto. Il propellente di CR7 è il suo stesso carattere. I suoi ex compagni di squadra del Manchester United hanno raccontato di quando perse a ping-pong con Rio Ferdinand e, dopo due settimane di latitanza dal tavolo, tornò e lo batté. In quelle due settimane si era allenato a ping-pong come un pazzo. Questo rende l’idea del suo impegno, della sua mentalità vincente. Probabilmente, avesse fatto il nuotatore, avrebbe eccelso anche nel nuoto.”

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Il suo impatto con il mondo Juve è stato totale, a 360°.  Oltre al discorso tecnico, ci si riferisce in particolar modo a quello extra campo, economico e social. Cosa vuol dire, nel 2018, avere CR7?

“Andando oltre il discorso di campo, avere Cristiano Ronaldo ti porta in un’altra dimensione. Questo è anche il messaggio che il libro vuole dare. Ronaldo ha già cambiato alcune sfaccettature della Juve. Lo stesso Agnelli ha parlato di questo trasferimento come del primo fatto e pensato mettendo insieme sia la parte sportiva che quella commerciale. Chi acquista Ronaldo oggi infatti, non prende solo un giocatore, bensì un vero e proprio brand. Si pensi al fatto che si tratta della persona più seguita su Instagram al mondo. Più di attori e artisti musicali, personaggi trasversali, nel senso che piacciono a tutti. Nel calcio è presente il tifo, per una squadra o per l’altra, ma Cristiano Ronaldo travalica anche questo. Oggi ci sono i tifosi di Cristiano Ronaldo, che non tifano una squadra in particolare ma la squadra dove gioca lui. Il calcio non piace a tutti, Cristiano sì. In sintesi, questo acquisto ha fatto crescere in maniera esponenziale la visibilità della Juventus. A livello social negli ultimi mesi la Juventus ha incrementato i suoi followers in maniera incredibile, più di chiunque altro. Chiaramente, la sola visibilità non ripaga l’investimento, ma quello che la Juve vuole fare è andare a colmare il gap con le grandi d’Europa – non tanto in termini di risultati sportivi quanto economici, di fatturato – come Manchester United, Real Madrid e Barcellona. Squadre i cui ricavi commerciali sono tre volte superiori a quelli della Juventus. Troppo, se si considera anche il fatto che la Juventus ha ricavato – con l’ultimo esercizio commerciale – meno dell’Inter in Italia.”

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Parlando di tattica, l’acquisto di Ronaldo ha coinciso con la cessione illustre di Gonzalo Higuain. Sei d’accordo con chi dice che i due – oltre a Dybala e Mandzukic che completano il parco attaccanti bianconero – non avrebbero potuto coesistere?

La partenza di Higuain è legata a ragioni prettamente economiche. Si tratta del secondo giocatore più pagato della Serie A, dopo Cristiano Ronaldo ovviamente. Il suo sacrificio era necessario per fare spazio salariale, per dirla alla NBA. Non credo ci sarebbero stati problemi tattici né ambientali, in quanto se andiamo a vedere le foto dei momenti pre partenza dell’argentino, i due scherzano, familiarizzano. Credo si sia trattato esclusivamente di una questione economica.”

Dopo un inizio in cui il gol ha stentato ad arrivare, CR7 ha inanellato una serie di partite di campionato in cui è sempre andato a segno, spesso con gol pesanti che sono valsi i tre punti alla Juventus. In Champions la media è rimasta pressoché invariata rispetto agli scorsi anni. Inoltre, il solo fatto di poter schierare CR7 fa sì che le difese avversarie concentrino gran parte delle loro attenzioni su di lui e si aprano così spazi per i compagni. E’ questo il vero valore di CR7? Saper essere decisivo anche senza fare goal?

“Nelle ultime stagioni la media realizzativa di CR7 è fuori dal comune. In campionato giocava di meno al Real, ma in Champions lassifica capocannonieri negli ultimi sei anni. Un qualcosa di unico, irripetibile. Il giocatore più decisivo, a livello di goal, nella storia della Champions League. Chiaro, Cristiano Ronaldo sa essere decisivo anche quando non segna. L’esempio perfetto è la partita contro il Napoli: la Juve va sotto e lo stadio in quel momento è completamente in silenzio. Questo perché la curva è in sciopero per il rincaro dei biglietti e il resto dello stadio è ammutolito. Un clima surreale. Poi Ronaldo, da solo, si prende la squadra sulle spalle attraverso i dribbling, le giocate e i tiri da fuori. Lo stadio si scalda e anche i compagni prendono coraggio. La partita cambia, anche emotivamente, e a cambiarla è proprio CR7 attraverso i due assist e il palo colpito, che poi Mandzukic capitalizza in goal. Ad oggi, Ronaldo è apprezzabile in primo luogo per lo spirito collaborativo nei confronti della squadra. Fino ad ora, ha realizzato lo stesso numero di assist che aveva realizzato l’anno scorso in tutta la stagione. Tutto questo deriva dal fatto che alla Juve si sia sentito ben accolto e apprezzato fin da subito. L’umiltà è un qualcosa che caratterizza la mentalità Juve e questa umiltà sembra aver contagiato anche Ronaldo.” 

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Allo Stadium è ormai una ricorrenza il fatto che, ad ogni rete del portoghese, dal pubblico si alzi in coro il suono del suo “Suuuu“, come fosse un tratto di unione fugace tra spettatori e giocatore. Parlaci del rapporto che si è creato fra lui e i tifosi.

“Il rapporto con i tifosi è molto significativo. Sui giornali non si parla abbastanza di questo, mentre nel libro è un aspetto ben approfondito. Ronaldo è sempre stato un giocatore molto emotivo, quello che si incarica anche di fare i discorsi pre e post partita nello spogliatoio ma anche con i tifosi. Allo Stadium, Ronaldo non ha trovato la conflittualità che aleggiava al Bernabeu quando le cose non andavano troppo bene, bensì amore incondizionato nei suoi confronti. Anche quando sbaglia qualcosa, i tifosi lo incitano. Ronaldo ricambia l’affetto con i goal in primis, ma anche attraverso i social e nella vita reale. Ad esempio, dopo gli allenamenti non è raro che si fermi anche venti minuti a firmare autografi”

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Nel libro scrivi anche di come il modo di giocare della Juve sia cambiato dall’arrivo di Cristiano Ronaldo. Ma, secondo te, in questa fase storica della squadra e del giocatore, è più la Juve a trarre beneficio dal fenomeno portoghese o più Ronaldo che trae beneficio dalla Juventus?

“La Juventus di Ronaldo è meno conservativa e più propensa ad attaccare, partendo anche dalla difesa. Non si assiste più ad una difesa posizionale, bensì ad un reparto che tende ad alzarsi con più convinzione, ad essere più aggressiva. Qualcosa che pochi hanno sottolineato. La Juventus sta cambiando pelle attraverso l’arrivo di Cristiano. In questo momento credo sia la Juve a trarre i maggiori benefici. Dico questo in ragione del fatto che Ronaldo, pur assumendosi i propri rischi cambiando squadra, era Ronaldo e continua ad essere Ronaldo. La Juventus, allo stato attuale delle cose è quasi imbattibile. Ha perso due partite in Champions è vero, ma erano ininfluenti. E’ una squadra che vince sempre. Vinceva anche gli altri anni, ma Ronaldo ha portato più consapevolezza. Sembra un concetto scontato, ma non lo è. Sarebbe facile portare consapevolezza ad una squadra di provincia; lo è meno quando si tratta della squadra che ha vinto gli ultimi sette scudetti in Italia. Lui è riuscito in questo. Migliorare una squadra già fortissima. Buffon, nel post partita contro il Real allo Stadium, spiega come, a prescindere dalla pessima prestazione della Juve, il solo fatto di avere di fronte certi giocatori – fra cui Ronaldo – facesse loro tremare le gambe. Quando si gioca contro il meglio del meglio, si è condizionati dal valore degli avversari e anche le cose più semplici diventano difficili. Si può spiegare così l’effetto Ronaldo alla Juve. La partita di Old Trafford è un altro esempio. Quella Juve è stata pazzesca, un dominio pressoché totale. Sembrava giocasse contro una squadra di basso profilo. Ronaldo è praticamente la macchina perfetta e la sua forza mentale contagia tutto e tutti.”

Un ringraziamento speciale a Francesco Paolo Giordano.

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Intervista di Michele Carlini

Grafica di Francesco Daniel Severi

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