Dopo decenni di invidia per il “Boxing Day” inglese, quest’anno finalmente si gioca a Santo Stefano anche in Italia. Ebbene sì, al sorteggio dei calendari ad agosto, stavolta la lega ha deciso di seguire il modello anglosassone di non fermarsi durante le vacanze natalizie, inserendo un maxi turno infrasettimanale proprio il 26 dicembre prima dell’ultima giornata dell’anno, che coinciderà anche con la conclusione del girone d’andata, in programma per il 29.

Le origini del Boxing Day

La domanda è: come e quando nasce questa ricorrenza tipicamente anglosassone?
Il Boxing day è una festività dei Paesi che fanno parte del Commonwealth delle nazioni e che hanno popolazione di religione prevalentemente cristiana. Cade nel giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre. Tuttavia, la festa viene anche spostata alla settimana successiva se il 26 dicembre cade di sabato o domenica. Lo spostamento eventuale varia comunque da Paese a Paese. La festività è basata sul regalare doni ai membri meno fortunati della società, ma il alcuni paesi può essere anche associato all’inizio dei saldi.

Il nome deriva dalla parola “box” (scatola) ed ha origine ottocentesca. In quel periodo, infatti, era nata la consuetudine delle famiglie più agiate britanniche di preparare delle apposite scatole con all’interno alcuni doni e avanzi del ricco pranzo di Natale, da destinare al personale di servizio a cui era concesso libero il giorno successivo al Natale, per far visita alle proprie famiglie.

Nel mondo dello sport, soprattutto nel Regno Unito, la ricorrenza del Boxing Day è occasione per la disputa di importanti manifestazioni sportive con notevole afflusso di appassionati, facilitato dal giorno festivo. Per gli inglesi, si tratta di un vero e proprio “giorno magico”, e che considerano quasi “a sè” rispetto al resto dei campionati: com’è noto, per la Premier League vengono tenute tutte le classifiche delle maggiori squadre vincitrici, dei giocatori più presenti, dei migliori marcatori e così via.

Il Boxing Day in Italia

A differenza di quanto ci si possa aspettare, gli appassionati della Serie A “più datati” si ricorderanno che quest’anno non è la prima volta in cui il calcio italiano scende in campo il 26 dicembre, visto che accadde per ben due volte: nel 1965 e nel 1971.

Il 26 dicembre 1965 era una domenica e quindi ci si limitò a non praticare la pausa natalizia, senza però sconvolgere le abitudini degli italiani (tutte le partite rigorosamente la domenica allo stesso orario: ai tempi la Serie A era a 18 squadre).
L’Inter pluarivincente del Mago Helenio Herrera fu bloccata sullo 0-0 a San Siro da un buon Bologna, con il portiere rossoblu Negri che a metà del secondo tempo parò un rigore a Mazzola. I nerazzurri conservarono comunque il primato in classifica, perché il Napoli di Juliano, Altafini e Sivori non approffittò della situazione e perse 2-1 all’Olimpico contro la Lazio. La Juventus dell’omonimo Herrera, ma Heriberto, perse 4-0 a Brescia (segnò anche Ottavio Bianchi) e la giornata fu positiva soprattutto per il Milan, che andò al secondo posto in classifica battendo 1-0 il Torino allenato da Nereo Rocco: il dispiacere al Paron lo diede un gol del suo pupillo Rivera, su assist di Lodetti.

Gli anni successivi, non si pensò comunque di replicare la Serie A a Santo Stefano, ma semplicemente si attese la successiva domenica 26 dicembre, che cadde nel 1971.
Si era all’inizio del grande ciclo anni ’70 della Juventus e i bianconeri rimasero in testa alla classifica (campionato a 16 squadre) battendo in casa il Mantova per 2-1 grazie a una doppietta di Anastasi. Il Milan rimase in scia superando 2-0 il Verona a San Siro, con due gol di Bigon, in una partita quasi invisibile a causa della nebbia e che sarebbe stata da sospensione. La partita più importante della giornata si giocò a Firenze, fra la buona Fiorentina di quel periodo e l’Inter campione d’Italia in carica: i nerazzurri sfiorarono diverse volte il gol con Boninsegna, ma Superchi gli disse sempre di no, Chiarugi colpì un palo e il giusto 0-0 lasciò i viola al terzo posto.

Ma al di là dei risultati, in questi unici due precedenti storici, come rispose il pubblico a Santo Stefano? Molto bene.
Nel ’65 per Inter-Bologna ci fu quasi il tutto esaurito: 13.000 abbonati e 52.581 paganti, non una novità se si pensa agli altissimi numeri di affluenza a San Siro che l’Inter mantiene ancora oggi. Negli altri campi si registrarono 45.000 presenti all’Olimpico e a Torino un numero di paganti, 20.000, degno del derby. Insomma, il pubblico di quel calcio che in televisione era praticamente invisibile rispose positivamente.

Anche nel ’71 il responso del pubblico fu più che buono: a Firenze con 92 milioni e mezzo di lire fu battuto un primato di incasso che resisteva dal 1959, ed in generale la giornata confrontata all’11esima (cioè lo stesso turno) del campionato precedente fece registrare quasi il doppio degli spettatori, fra paganti e abbonati (215.000 contro 85.000). Merito dell’exploit dei Viola e della contemporanea presenza di una Grande Inter, ma di sicuro fu una promozione non indifferente per il calcio di Santo Stefano.

Eppure abbiamo dovuto attendere 47 anni per vivere qualcosa di analogo. L’Associazione Italiana Calciatori, nata nel 1968, era diventata più importante e spingeva per la pausa natalizia. Le giornate di campionato erano 30 e tali sarebbero rimaste fino al 1988, non c’era quindi bisogno di mettere partite ovunque anche se il torneo iniziava molto più tardi rispetto ai giorni nostri. Neanche ai club la questione interessò più di tanto, e non c’erano neanche interessi televisivi che spingessero per giocare durante le festività.

Fino ad oggi in cui, dopo anni a tifare per i vari Manchester, Liverpool, Arsenal e Chelsea in assenza di alternative, anche la Serie A adesso ha di nuovo il suo Boxing Day: stando ai numeri sopracitati, si prevede che il tutto sarà un grande successo per il movimento del calcio italiano, con buona pace delle chiese e dei cinema che, per una volta, rimarranno un po’ più vuoti.

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