Nonostante l’età (classe 1995) Arianna Bridi – nuotatrice di fondo tesserata per l’Esercito Italiano – può vantare già un palmares di tutto rispetto: due bronzi ai mondiali (Budapest  2017, 10 e 25 chilometri), un bronzo e un oro agli Europei (Hoorn 2016, 10 chilometri; Glasgow 2018, 25 chilometri) e un oro all’Universiade (Gwangju 2015, 10 chilometri). 

La redazione di Journalism Zoom ha avuto il piacere di intervistarla durante uno dei pochi giorni di pausa natalizia che la campionessa trentina si è concessa dagli allenamenti.

Ciao Arianna, la tua vittoria nella finale di Glasgow, soprattutto per come è arrivata, ha fatto esultare più di un appassionato alla disciplina. Raccontaci cosa hai provato durante quelle ultime bracciate fianco fianco a Sharon van Rouwendaal? 

“In quella gara partivo da sfavorita, essendo andate male per me le gare prima. Durante la gara mi avevano riferito che l’olandese doveva essere squalificata perché aveva commesso un’infrazione, mettendo i piedi sul fondo del lago. Io però non capivo perché la continuassero a far nuotare. Allora ho pensato si fossero sbagliati o che magari avessi capito male. Dopo cinque ore di gara non sei neanche più sicuro di quello che ti dicono. Durante la gara ho anche rallentato l’andatura per farla passare e mettermi in scia, conservando così energie per la fine. Un po’ come nel ciclismo. Poi, una volta arrivate agli ultimi cinquanta metri ho dato tutto quello che avevo, senza fare calcoli di alcun tipo. Vincere così è stata  una grandissima emozione.”

Come funziona sott’acqua? È vero che spesso e volentieri partono veri e propri “colpi proibiti”?

“Si, purtroppo ce ne sono parecchi, soprattutto durante la partenza che  è il momento in cui siamo tutte vicine e puntiamo tutte alla boa. A volte, capita che i giudici non capiscano cosa succeda sott’acqua, arrivando urla da più direzioni. Di conseguenza, anche la gestione dei cartellini diventa difficoltosa. Come nel calcio infatti, ci sono due cartellini gialli e al secondo arriva il rosso, oppure c’è il rosso diretto nel caso avvenga un’infrazione grave. I colpi peggiori da ricevere sono quelli al costato, poiché rendono difficoltosa la respirazione – che in acqua dev’essere sempre controllata – si fa fatica a proseguire a lungo.”

Nel nuoto di fondo si percorrono distanze importanti, in cui un fattore fondamentale da tenere in considerazione è la capacità di gestire le forze. Parlaci un po’ del tipo di allenamento a cui ti sottoponi. Come viene gestito il lavoro in palestra e in acqua? E come la periodizzazione di allenamento? 

La nostra programmazione dura quattro anni che sono il quadriennio olimpico. Più si è lontani dalla gara più si lavora in maniera macroscopica, sui grandi errori che si fanno. Io nel 2016 ho lavorato tanto sulla tecnica di nuotata e la mia posizione del corpo. Il secondo anno abbiamo lavorato sulla gestione di gara. L’anno appena trascorso invece abbiamo cercato di concentrarci sul mio punto debole, ovvero la velocità di base. Il prossimo anno, l’ultimo di avvicinamento prima del mondiale di Gwangju, faremo un lavoro sulla costruzione della gara, la mia gara. Ci saranno varie fasi. La prima, appena conclusa con la gara di Coppa del Mondo di novembre ad Abu Dabi. Le prossime tre gare – tutte di Coppa del Mondo – serviranno per elaborare la strategia definitiva per la gara di Gwangju che qualifica all’Olimpiade. In palestra facciamo sedute il lunedì mattina, il mercoledì e il venerdì pomeriggio. Lunedì utilizziamo il TRX e facciamo circuiti per addominali, lombari e gambe. Poi in acqua sfruttiamo la sessione successiva per lavorare sulla forza attraverso l’utilizzo di strumenti come palette, pinne e paracadute. Mercoledì pomeriggio in palestra ci dedichiamo ai pesi e alla forza esplosiva. Il venerdì pomeriggio lavoriamo su gambe e braccia attraverso esercizi di intensità, abbassando i carichi e alzando le ripetizioni.”

A che età hai iniziato ad andare in piscina? Come ti sei resa conto di avere una certa propensione verso la resistenza, piuttosto che verso la vasca?  

“Ho iniziato a sette anni. A otto a gareggiare. Arrivavo sempre ultima ma mi divertivo tanto, così ho continuato a farlo. Nel 2006 ho iniziato a nuotare in “acque libere” al lago di Caldonazzo, nella 4 chilometri. L’anno dopo l’ho rifatta ed è andata meglio. Poi sono passata nel gruppo degli assoluti e sono iniziate anche le gare un po’ più dure, come la 10 chilometri. Nel 2011 sono stata convocata dalla Nazionale giovanile di nuoto di fondo. Da lì non mi sono più fermata. E’ stato un processo graduale, nel quale ho avuto modo di maturare molta esperienza, elemento fondamentale nel nuoto di fondo. Devo ringraziare il mio allenatore storico della RN Trento, Luca Moser.”

Oltre alla distanza percorsa, un altro elemento che rende il fondo un nuoto “differente” rispetto a quello in vasca, sono le condizioni climatiche. In Scozia, la temperatura dell’aria toccava i 13° e quella dell’acqua appena i 17°. Com’è nuotare in quelle circostanze? 

“Sotto i 18° di temperatura dell’acqua è obbligatorio l’utilizzo della muta, che è bene usare sempre visto il vantaggio in acqua che essa comporta. Ti fa andare più veloce perché da sostegno nel galleggiare. La temperatura esterna incide tantissimo. Se, ad esempio, sia la temperatura  dell’aria che quella dell’acqua sono alte cambiano i rifornimenti, l’idratazione pre gara e la gestione della gara stessa. Inoltre, anche il campo gara conta, in quanto ognuno ha le proprie caratteristiche. Soprattutto passare da acqua dolce a salata. In acqua salata si galleggia più facilmente. La gara di coppa del Mondo che si è tenuta nel 2017 a Viedma, in Argentina, è stata una gara controcorrente da un lato. Si nuota in un fiume in cui la corrente è fortissima. Anche nel mare si deve prestare attenzione alle correnti dei giorni di prima, per arrivare preparati alla gara. Nei laghi ci sono meno elementi da tenere in considerazione e si hanno più riferimenti per rimanere in traiettoria.”

Sappiamo che tu come atleta sei tesserata per l’Esercito. Credi che in Italia, per sport come il nuoto o l’atletica leggera, quello di entrare nei gruppi sportivi delle forze dell’ordine sia l’unico modo per perseguire la carriera professionistica?

“Assolutamente sì. Durante la quinta superiore facevo già gare collegiali con la Nazionale assoluta. Il tecnico – che mi segue tuttora – era Fabrizio Antonelli, che mi notò e decise di scommettere su di me, aprendomi un concorso nel gruppo sportivo dell’esercito. Finite le superiori bisogna prendere una decisione. Se si decide di fare l’Università è quasi impossibile trovare il tempo materiale per continuare a fare sport a livello professionistico. Sono stata molto fortunata, grazie all’Esercito sono riuscita ad entrare nel professionismo.” 

Quali sono i prossimi impegni che stai preparando? 

“Il 16 febbraio, a Doha, c’è la tappa di Coppa del Mondo, gara che qualifica al Mondiale 2019 che si terrà a Gwangju. Si tratta della gara più importante che sto preparando, in quanto il mondiale è qualificante per l’Olimpiade. Ogni gara da qui in avanti è determinante per il mio futuro.”

Nel panorama mondiale, in questo momento quali sono le atlete più forti nella tua disciplina?

“Tra le più forti ci sono l’olandese Sharon van Rouwendaal, la brasiliana Ana Marcela Cunha, la francese Aurelie Muller e la mia compagna di squadra Rachele Bruni. Ci sono poi giovani interessanti nel panorama australiano e tedesco, senza dimenticare le americane che nelle gare che contano ci sono sempre.”

Un ringraziamento speciale ad Arianna Bridi.

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Intervista di Michele Carlini

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