Durante il “Boxing Day” del 26 Dicembre il Tottenham di Mauricio Pochettino ha  battuto il Bournemouth con un netto 5-0, salendo così al secondo posto in classifica, a sei punti dalla vetta.  Anche il giorno di Santo Stefano , per la settima volta considerando solo il campionato, gli Spurs sono scesi in campo con il 4-2-3-1.  In sei di queste occasioni hanno portato a casa i tre punti. L’unica sconfitta è arrivata contro il City di Guardiola.

Ci sono svariate motivazioni alla base del trend positivo e una di queste è sicuramente la tattica di pressing –  molto aggressivo e votato ad alzare il baricentro della squadra a partire dalla difesa – messa a punto da Pochettino. Un approccio alla fase di non possesso che mette in grande difficoltà la squadra avversaria in fase d’impostazione, soprattutto se si tratta di compagini che organizzano il loro gioco sul contropiede. Il pressing trigger del Tottenham scatta nel momento in cui il portiere avversario decide di giocare la palla corta ad uno dei due centrali, per poi svilupparsi in due differenti modi a seconda della situazione.

Se i difensori centrali avversari sono stretti: si sale veloci

 

In questo caso, Kane (prima punta) esce rapidamente sul centrale di difesa avversario obbligandolo a far circolare il pallone verso l’altro centrale, ipotizziamo quello di destra. Su quest’ultimo accorcia Alli (trequartista), lasciandogli una sola possibilità di gioco, ovvero la palla lunga, in quanto i movimenti della punta e del trequartista hanno permesso a Son( esterno a sinistra) di aggredire il terzino e a Winks e Sissoko (mediani) di pressare i rispettivi avversari di ruolo. I giocatori del Tottenham chiudono gli spazi e costringono il portatore verso una determinata giocata. La linea difensiva in tutto ciò segue la rapida salita dei compagni. Così facendo si ottiene un duplice effetto: si riduce lo spazio in cui gli avversari possono giocare, accorciando il campo e creando densità in zona di ricezione palla e gli attaccanti hanno buone probabilità di finire in fuorigioco. Il risultato è una squadra col baricentro alto, compatta e che ha chiuso tutte le possibilità di giocata agli avversari, eccezion fatta per il lancio lungo. Quest’ultima tuttavia risulta essere spesso imprecisa, poiché il centrale difensivo ha poco tempo e spazio per pensarla ed eseguirla correttamente.

Se i difensori centrali sono larghi: si scivola compatti

Kane si comporta nel medesimo modo, ossia aggredisce velocemente il centrale che ha ricevuto palla dal portiere e lo obbliga a scaricare verso destra al suo compagno di reparto. Diversamente dalla situazione precedente, ad uscire sul centrale verso cui è indirizzato il passaggio non è Alli (trequartista) ma Son (esterno a sinistra) poiché ,essendo i difensori più larghi, sarà lui il più vicino. Dal momento in cui l’esterno di sinistra sale per pressare verso il centrale destro, il terzino avversario rimane libero. Su di esso può accorciare però Winks (mediano di sinistra) poiché è sicuro del fatto che la sua mancanza centrale verrà coperta dal compagno di reparto Sissoko, il quale scivola anch’esso verso sinistra e impedisce la verticalizzazione centrale. In un 4-4-1-1 come quello del Bournemouth di ieri, Sissoko rimarrebbe però in una situazione di inferiorità numerica rispetto ai due mediani avversari.  Circostanza pericolosa che viene corretta dall’esterno destro, Lucas, seguendo lo scivolamento della squadra e indirizzandosi alla marcatura del secondo mediano avversario. Il risultato, è una squadra che ha diviso il campo in due zone – in questo caso concentrandosi sulla sinistra e indirizzando lì il proprio pressing –  atteggiamento che permette di percorrere meno metri, comprendo meglio gli spazi, e quindi pressando più a lungo.

Tale organizzazione tattica è una delle carte che sta permettendo al Tottenham di tenere testa ad un City scatenato – che però sta affrontando un momento d’arresto – e ad un Liverpool schiacciasassi. Soprattutto però, fa credere a società e tifosi di poter giocarsela fino alla fine.

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