C’è chi dice che la corsa al titolo di Most Valuable Player della regular season sia una questione a due tra il detentore James Harden, alla ricerca del back to back, e Giannis Antetokounmpo, il cyborg dei Bucks. Tuttavia, si può essere più o meno amanti del Barba ma, ad oggi, la corsa all’mvp appare già bella che conclusa a favore proprio della guardia di Houston. Un po’ come quando, tra il 2014 ed il 2016, Steph Curry dominava in lungo e in largo nella lega ma qualche hater sosteneva che ci fosse una reale possibilità che il “maggiore” degli splash brothers potesse non conquistare il tanto ambito premio. Possibilità che in fin dei conti si è rivelata pura fantasia condita con un tocco di speranza.

Harden, ancor più di Curry, è un giocatore che divide le folle, troppo dominante ed allo stesso tempo “particolare” per il suo stile di gioco unico e per un certo verso estremo. Ma il Barba è questo, purtroppo o per fortuna ce n’è uno solo e si può o amare o odiare, non ci sono vie di mezzo ammesse.

Seppur completamente diverso come caratteristiche, per certi versi può essere paragonato al Russell Westbrook di tre anni fa, quando il numero 0 di Oklahoma City dominava con un gioco tutto meno che da manuale. Gesti tecnici ed atletici che fatti da un qualsiasi cestista umano, e non da un supereroe come quelli citati, risultano essere degli errori prima di tutto concettuali. Gli stili di Harden e Westbrook sono quanto di più lontano si possa insegnare ad un ragazzino che mette per la prima volta una canotta e inizia ad assaporare l’essenza del parquet. Ma lo stesso giovanotto che muove i primi passi con la palla a spicchi in mano, alla prima partita, con ogni probabilità, si sentirà dire “chi fa canestro ha sempre ragione”. E il Barba di canestri ne fa a volontà.

Vediamo qualche numero dell’MVP in carica.

Harden ad oggi è per distacco il miglior marcatore NBA con circa 200 punti in più di un altro fuoriclasse assoluto e cecchino implacabile come Durant. Ha una media di 36.3 punti a partita ed è l’unico ad aver superato finora quota 30 in questa statistica; lo inseguono Curry e Davis che navigano sui 29 points per game.

È tra i top 5 anche nella classifica degli assist (sia a livello assoluto sia come media), guidata dal capitano dei Thunder, e suo ex compagno di squadra, Westbrook.

Un’altra arma fondamentale nel carniere di Harden sta nei tanto discussi tiri liberi. Lo stesso Lebron James qualche tempo fa ha dichiarato “è da pazzi concedergli 20 tiri liberi” visto che con una percentuale di realizzazione dell’87% sono pressoché una garanzia. Inoltre, il nativo di Los Angeles ne guadagna una quantità elevatissima principalmente grazie alle sue celeberrime penetrazioni ed alla sua capacità di enfatizzare il contatto (un’evoluzione attuale della tecnica di Manu Ginobili). Statisticamente Harden subisce fallo una volta ogni cinque penetrazioni che con una media di venti significa, come minimo, quattro giri in lunetta e otto punti garantiti, senza contare tutte le altre situazioni.

Senza dubbio l’inizio dei playoffs, come sempre, cambierà i risultati del Barba, le difese inizieranno veramente a difendere, i ritmi saranno completamente diversi ed il chilometraggio sarà elevato vista una regular season assolutamente non “al risparmio”. Nonostante ciò, con il ritorno di Clint Capela (pedina di primaria importanza nel gioco di Houston) la squadra di coach D’Antoni farà di tutto per impensierire Golden State nella corsa al titolo di Conference e poi all’anello. Nel frattempo godiamoci gli step-back “omicidi” di questo fuoriclasse.

Con 52.2 punti di media nelle ultime cinque partite e numeri da alieno non servono molte parole o considerazioni. Ne bastano tre: Most Valuable Player.

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