Da quando è stato introdotto in NBA, il tiro da 3 punti è stato un’arma che molte squadre hanno saputo sfruttare ampiamente. Che sia alla gara del tiro da 3 dell’All Star Game, allo scadere della partita o in una semplice azioni, oltre alla sua efficacia è un tiro altamente spettacolare.

In particolare, nella NBA contemporanea è un tiro che determina le sorti di una squadra. Giusto per citare qualche esempio, LeBron ha spesso voluto essere circondato da un palmares di tiratori dall’arco in grado di segnare tiri pesanti sui suoi scarichi (Mike Miller dei titoli di Miami, Kyle Korver a Cleveland). Altro esempio lampante è Houston, con coach D’Antoni che professa una pallacanestro di transizioni rapide, tiri da sotto e triple (molte triple, chiedere a James Harden per info). Non possiamo non citare Golden State, con i Warriors che forse rappresentano la forma più moderna di pallacanestro ed interpretano in maniera unica il tiro da 3. Ecco, proprio a Golden State gioca uno dei giocatori più sottovalutati della NBA. Negli anni di Antetokounmpo, Westbrook e Curry, nessuno raggiunge l’efficienza di Klay Thompson.

Non sarà il prossimo MVP, ma forse non c’è mai stato un giocatore come lui. Lasciando da parte il fatto che è probabilmente il miglior difensore a roster dei californiani, Klay Thompson è un tiratore da 3 “normale”, in una lega fatta di molti tiratori “non normali”. Lo stile di gioco dell’undici in maglia Warriors è la logica evoluzione moderna del tiratore da 3, quasi un Reggie Miller del XXI secolo. Il più delle volte, infatti, prende tiri da 3 su scarichi dei compagni o uscendo dai blocchi, non sfrutta step back o tiri assurdi dell’altro splash brother. Nonostante la sua “normalità”, i numeri che Klay ha messo negli anni hanno dell’incredibile. 4 anni fa, giusto per citare un esempio, ha messo a referto 37 punti in un solo quarto, con un assurdo 13 su 13 dal campo. A proposito, settimana scorsa ha segnato 44 punti, e fin qui niente di strano, se non che ha tirato con un fantascientifico 10/11 da 3. Nel 2016, contro Indiana, Klay Thompson segna 60 punti, in 29 minuti e con 11 palleggi in tutta la partita. In totale, ha tenuto la palla in mano circa 90 secondi. E ha segnato comunque 60 punti.

Nel 2019, dove sempre di più si vedono 1vs1 fatti di interminabili serie di palleggi, Klay Thompson dimostra come tecnica, allenamento ed un pizzico di intelligenza cestistica siano più efficaci di step back, alley-oop e quant altro. La perfezione del movimento della guardia di GSW, con le spalle in avanti sempre perfettamente allineate con le ginocchia e piedi, questi ultimi sempre verso il canestro, la palla che viene rilasciata velocemente, da altezza giusta, un pallone che ruota e senza buttarsi indietro sono una enciclopedia di tiro. L’impressione è che, ogni volta che tira, la precisione dei suoi movimenti rendano automatico il canestro, quasi fosse una macchina…più che Klay Thompson, Klay Terminator.
Spesso si paragonano grandi stelle del passato tra di loro, addentrandosi in improbabili paragoni anacronistici tra campioni di epoche e pallacanestro diverse. Forse non ci sarà mai un nuovo LeBron, probabilmente non ci sarà un altro Michael Jordan, non credo ci sarà mai un nuovo Kobe, ma altrettanto difficilmente assisteremo ad una macchina da tiro perfetta come Klay Thompson.

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