Alla voce “Fenomeni parastatali” tutti gli appassionati spettatori di “Mai dire gol” potranno ricordare vari giocatori stranieri che all’inizio degli anni ’90 fallirono in modo clamoroso il loro percorso nel calcio italiano. Il più rappresentativo, il più ricordato e discusso è senza dubbio Darko Pancev, bomber della Stella Rossa campione d’Europa e poi etichettato come bidone nell’Inter di Bagnoli. L’approdo italiano di Pancev è datato luglio 1992, quando il suo nome era sinonimo di gol e risultati in tutto il continente. Quello che successe a Pancev nell’Inter è stato oggetto di dibattito e polemiche negli anni, anche da parte dello stesso giocatore.
Un sabotaggio di società e compagni di squadra, come ha sostenuto lui? Una montatura dei media con la Gialappa’s Band spietata esecutrice? O più banalmente un clamoroso flop di un giocatore che aveva già toccato l’apice un anno prima di arrivare in nerazzurro?

Se ne potrebbe discutere ancora molto a lungo e il semplice fatto che dopo quasi tre decenni Pancev sia ancora ricordato come una delusione tanto cocente fa riflettere sulle aspettative che gravavano sulle sue spalle a Milano.

Eppure la storia di un giocatore può sempre incrociare la Storia, quella dei popoli e delle nazioni. Nel caso di Pancev è ovvio ricordare il trionfo da bomber della Stella Rossa campione d’Europa, quella dove abbondava il talento con Savicevic, Prosinecki, Mihajlovic, Jugovic. Una Stella Rossa fortissima, campione nel 1991 dopo la finale di Bari contro l’Olympique Marsiglia. Contemporaneamente a quel successo, la Jugoslavia socialista iniziava la sua fragorosa implosione, madre dei conflitti in Slovenia e Croazia, e soprattutto Bosnia e Kosovo.

Stella Rossa Belgrado – Coppa dei Campioni 1990-91

Darko Pancev non veniva da nessuno di questi stati jugoslavi. Era nato a Skopje, capitale della Macedonia, il 7 settembre 1965. E l’unico conflitto in cui si è trovata la Macedonia dopo l’indipendenza dalla ex Jugoslavia è quello sul suo nome. Gli slavi macedoni scelsero il nome del nuovo stato per richiamare l’antica presenza di Alessandro Magno nel loro territorio, scatenando però le ire della Grecia, cui questa scelta sembrava un’appropriazione indebita. Dal 1991 ad oggi si è trascinata una guerra diplomatica, forse surreale, ma molto sentita nei due stati balcanici.

Venerdì 25 gennaio 2019 i governi di Atene e Skopje hanno finalmente fatto pace. La Macedonia si chiamerà “Macedonia del Nord” e la Grecia toglierà il veto per il suo ingresso nell’Unione Europea e nella Nato, normalizzando i rapporti tra i due paesi.

E Darko Pancev, in tutto questo?

C’entra anche Pancev. Perché una sua doppietta al Panathinaikos durante la Coppa dei Campioni 1991-92 fu accolta a Skopje come un segno propizio per vincere la guerra diplomatica sui greci. Ho raccontato di quella partita in “Wembley ’92 – La Sampdoria e l’ultima Coppa dei Campioni”, quando Stella Rossa e Pana erano avversari dei blucerchiati nel girone di semifinale.

“Nel gruppo della Samp le cose si complicano terribilmente. Il doppio confronto tra Pana e Stella Rossa vede prevalere senza discussioni i campioni d’Europa uscenti. Gli slavi vincono due a zero all’Olimpico di Atene, pur segnando solo negli ultimi venti minuti. La firma sulla vittoria la mette Darko Pancev, prima con una girata al volo all’altezza del dischetto, su cross da sinistra di Sinisa Mihajlovic; poi con un numero da cineteca, dopo uno scambio con Vladimir Jugovic. Il bomber biancorosso non ci pensa due volte e tira d’esterno destro a 25 metri dalla porta, trovando una traiettoria impossibile per il portiere Joszif Wandzik. La palla sfiora la parte bassa della traversa e si infila dentro. Per Darko la soddisfazione è doppia e si vede dall’esultanza. È il gol di un macedone in casa dei rivali ellenici. Quelli sono i giorni in cui la giovane Repubblica di Macedonia, proclamata indipendente dalla Jugoslavia l’8 settembre 1991, prova a farsi riconoscere a livello internazionale. La Grecia si oppone, per l’uso del nome “Macedonia” e per quello del simbolo, il sole di Verghina, nella bandiera. Per i macedoni greci, tutto ciò è un oltraggio ad Alessandro Magno: ne rivendicano l’esclusiva eredità, come veri discendenti del padre dell’ellenismo. Per i macedoni slavi, quel nome e quel simbolo sono l’identità ritrovata, dopo gli anni dell’unificazione alle altre repubbliche slave sotto Tito. A livello diplomatico la vicenda si fa più aspra proprio nella primavera del 1992, dopo che il 14 febbraio di quell’anno un milione di cittadini greci è sceso per le vie di Salonicco, per protestare contro il presunto furto d’identità. Quando è proprio il macedone Pancev a segnare una doppietta ad Atene, il colpo all’orgoglio greco è doppio”.

[da “Wembley ’92 – La Sampdoria e l’ultima Coppa dei Campioni”, 2018]

Era il 4 marzo 1992. Quattro settimane più tardi la Stella Rossa perderà il confronto diretto contro la Samp, nella bolgia del “neutro” di Sofia, in un passaggio di consegne che non si realizzerà del tutto, perché il titolo di campione d’Europa finirà al Barcellona.

Quattro mesi dopo la doppietta di Atene, Pancev sarà un giocatore dell’Inter, all’inizio di un’esperienza fallimentare e di una parabola di carriera discendente in modo inarrestabile.

Eppure nella Storia c’è finito anche lui, Darko Magno, simbolo sportivo di un paese appena nato, prima di diventare un inspiegabile fenomeno parastatale.

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