L’anno della verità è finalmente arrivato per il team Red Bull Racing. Il ciclo turbo ibrido iniziato nel 2014 ha portato relativamente poche soddisfazioni alla casa austro-inglese: 12 vittorie e 3 pole positions, quasi nulla rispetto alle 56 pole e alle 47 vittorie del ciclo precedente (2009-2013), quando per quattro volte su cinque i tori Sebastian Vettel e Mark Webber portarono a casa mondiale piloti (sempre e solo Seb) e costruttori.

A fronte di un telaio competitivo, Red Bull ha pagato lo scarso rendimento del motore turbo Renault, mai davvero al livello di Mercedes e spesso inferiore a quello Ferrari. Eppure il team principal Christian Horner ha buoni motivi per essere ottimista, vediamo quali.

Il primo è sicuramente il pilota di punta della scuderia, Max Verstappen. Esploso nel 2016 con una clamorosa vittoria a Barcellona al suo primo GP in Red Bull, Super Max si è dimostrato nel tempo pilota di classe eccelsa, pur con alcune spigolosità del carattere che lo hanno reso forse poco simpatico nel paddock. Il figlio d’arte olandese ha talento da vendere, è competitivo sia sull’asciutto che soprattutto sul bagnato, dove sa volare quando gli altri remano. Nel 2018 ha messo a segno due vittorie in Austria e Messico, ma soprattutto ha mostrato strepitosi sorpassi sui diretti concorrenti, il miglior biglietto da visita per un pilota che non ha mai fatto mistero della sua ambizione: il titolo mondiale. Red Bull punta tutto su di lui, come Helmut Marko (deus ex machina del team) ha più volte ripetuto. L’obiettivo è quello di far diventare Max il più giovane campione del mondo di sempre, record per ora nelle mani di Seb Vettel, proprio alla guida di una Red Bull. Se Verstappen saprà gestire meglio alcune situazioni, soprattutto a livello di lucidità al volante, sarà sicuramente un avversario ostico per Hamilton, forse il pilota cui somiglia di più per cattiveria e fantasia di guida. Accanto a Verstappen è stato promosso Pierre Gasly, già in Toro Rosso, che ha dato il cambio ad un frustrato Daniel Ricciardo, passato in Renault. Del giovane francese si sono sempre dette ottime cose e il quarto posto in Bahrain del 2018 rappresenta un buon viatico per chi dovrà sopportare un vicino di box tanto ingombrante. Sulla carta, Verstappen-Gasly sarà la coppia più frizzante al semaforo di Melbourne.

Altro punto cruciale sarà il progresso della power unit Honda. Il matrimonio con l’azienda giapponese si celebra dopo un lungo fidanzamento con il team junior di Red Bull: Toro Rosso ha sacrificato tutta la sua stagione 2018 lavorando per la casa madre, in vista del grande evento per il prossimo campionato. In termini di prestazioni e affidabilità il turbo nipponico sembra lontano parente di quello disastroso montato sulla McLaren di Fernando Alonso anni fa.

Infine, c’è sempre la matita di Adrian Newey. Il genio del progettista inglese ha firmato alcune delle Formula 1 più veloci degli ultimi 30 anni, in Williams, McLaren e Red Bull. I nuovi regolamenti 2019 prevedono la perdita di carico aerodinamico sull’anteriore, ma c’è da scommettere che Newey avrà trovato nuove soluzioni per compensare questo gap, magari guadagnando altro terreno sui rivali Mercedes e Ferrari. Se la congiuntura astrale Newey-Honda-Verstappen si dovesse realizzare fin da Melbourne, il mondiale di Formula Uno potrebbe cambiare padrone dopo anni di dominio argentato.

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