C’era una volta, in tempi non troppo remoti, nel panorama del nuoto in corsia, una nazionale maschile sublime e in grado di far appassionare anche persone che con quei colori non ci vuole aver nulla a che fare. C’era una volta l’équipe française. Come può un italiano, o un tedesco, gioire per una vittoria transalpina? Voi direte che non è possibile, che mai nella vita alzerete le braccia al cielo per un galletto francese. Eppure, se siete amanti del nuoto e avete assistito al boom dei bleus tra il 2008 ed il 2015, penso non sia potuto succedere altrimenti.

Tralasciando per ora la grandissima rivalità tra la nostra Divina e Laure Manaudou, per motivi che esulano dallo sport, l’Europa continentale in quel periodo si è stretta tutta attorno ai francesi, unico team in grado di competere con le potenze statunitensi, cinesi e australiane.

Il primo campione, molto mediatico ma con poco appeal emotivo sui “non francesi”, è stato Alain Bernard, capace di imporsi nei 100 metri stile libero ai Giochi Olimpici di Pechino 2008. Al centro di qualche dibattito sul presunto uso di sostanze dopanti, il gigante biondo riuscì comunque a dominare la scena continentale fino al 2012, con qualche difficoltà in più nelle gare internazionali a discapito del brasiliano Cesar Cielo Filho (altro campione mai troppo amato dalle folle).

Il testimone di Bernard per le gare sprint passò ad un fuoriclasse che, a differenza del predecessore, divenne una vera e propria icona pop, un colosso di due metri per cento chilogrammi nonché fratello della rivale di Federica Pellegrini: Florent Manaudou. Un ghigno sornione in grado di ammaliare le fan di tutto il mondo che accompagnava una nuotata di pura potenza, talmente potente che la distanza dei 100 metri era già troppo per lui e dove riuscì ad imporsi solo ai Campionati Europei di Berlino 2014. Bastava guardarlo per capire che il suo corpo immenso era tagliato su misura per la distanza più breve, i 50 metri. Nelle gare “ad una vasca”, nuotate tutte d’un fiato in subacquea, vinse sia a stile che a farfalla e conquistò l’oro olimpico oltre a due ori mondiali.

Altro fenomeno della mitica équipe française, nonché a detta di molti (anzi, di “molte”) lo sportivo più bello al mondo, era Camille Lacourt. Senza dubbio il più longevo, dominò in lungo e in largo le gare veloci a dorso dal 2011 al 2017, tuttavia nel suo palmarès manca la “ciliegina sulla torta”. Un tabù che non riuscì mai a sfatare: la medaglia olimpica. Cinque ori mondiali e cinque europei, ma la gemma più preziosa purtroppo non arrivò mai.

Oltre a questi due marcantoni, che mandarono in visibilio le donne di tutto il mondo, c’era un altro campione, lui non particolarmente bello ma di un’eleganza natatoria mai vista prima: Yannick Agnel. Se Lacourt fu il più longevo, Agnel al contrario ebbe un picco incredibile tra il 2010 ed il 2013 ma poi sparì dalla scena internazionale lasciando un vuoto incolmabile. In quei quattro anni fu il vero mattatore dei 200 e 400 metri stile e vinse per due volte la medaglia d’oro ai Giochi di Londra 2012.

Gli ultimi due nuotatori che completavano il mitico team erano Fabien Gilot e Jéremy Stravius, due pedine fondamentali nelle staffette. Sì, proprio le staffette. Perché la 4×100 misti e soprattutto la 4×100 stile erano qualcosa di surreale. In quel periodo la 4×100 stile fu una totale egemonia francese. Il team composto da Agnel, Stravius, Gilot, Manaudou, oltre a Metella, Leveaux e Lefert, riuscì a lasciarsi alle spalle gli statunitensi guidati da Phelps, Adrian, Lochte, Ervin e compagnia.

Oggi, nonostante la nostra rivalità storica con i colori francesi, ci resta un enorme dispiacere per il declino brutale della celeberrima équipe, consapevoli che una nazionale così dominante e in grado di fermare il cronometro prima del team USA difficilmente  tornerà.

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