Ci sono momenti in cui un fan alle prime armi si immagina il mondo della NBA come una sorta di “città dei balocchi”, un sistema nel quale Lebron James può arrivare ad una partita con un outfit da 47 mila dollari o dove i contratti sono talmente elevati da far venire il capogiro anche ai calciatori, i quali nel nostro Paese sono visti come dei demoni che guadagnano cifre monstre.

La National Basketball Association è innanzitutto la lega più importante e famosa del pianeta ma, oltre che essere un frame per gli amanti dello sport, è anche (e forse soprattutto) una fonte di intrattenimento che per ciò necessita di colpi di scena hollywoodiani. Negli ultimi due mesi, infatti, abbiamo assistito ad una soap opera surreale con tratti comici e altri melodrammatici, per concludere con un finale splatter che ha lasciato basito una buona parte del pubblico. Basiti non per una conclusione che bene o male si poteva ipotizzare, ma per le situazioni grottesche venutesi a creare.

Il kolossal in questione, come avrete già capito, è il “capitolo II” della saga Davis-Lakers. Anthony Davis, fuoriclasse del 1993, dai suoi primi passi in NBA non ha mai ottenuto i risultati che il suo talento sopraffino si mertiterebbe; compagni di squadra di qualità ai Pelicans ne ha avuti, da Rondo a Mirotic, passando per Holiday fino al tanto chiacchierato tandem con DMC tra il 2017 ed il 2018.  La prima puntata di questo trittico è stata molto sottotono rispetto a quella delle ultime ore ed è iniziata con il celeberrimo tampering di Lebron James, reo di aver detto palesemente che sarebbe stato di suo gradimento giocare con Anthony Davis ai Lakers.

I risultati non arrivano, così il lungo di Chicago verso fine 2018 (con segnali deboli) e nelle prime settimane del 2019 esprime la volontà di lasciare New Orleans prima della scadenza del suo contratto (2020) e di essere scambiato: dove? ai Los Angeles Lakers. In questi due mesi, causa l’infortunio di Lebron e il ritorno al dominio degli Warriors, i riflettori sono tutti puntati su questa possibile trade, in grado di spostare gli equilibri attuali a favore dei gialloviola e di rendere i Pelicans una franchigia potenzialmente da titolo nel lungo periodo. Magic Johnson, plenipotenziario dei Lakers, inizialmente propone un pacchetto di giovani e scelte per arrivare al “ciglione”, offerta rispedita al mittente più veloce della luce. Il boom nel kolossal arriva quando la dirigenza losangelina offre un pool di giocatori così elevato da suscitare l’ilarità e i meme da ogni parte del globo: Ball, Ingram, Kuzma, Zubac, Rondo, Stephenson, Beasley, due scelte future ai draft oltre al farsi carico del contratto esoso di Solomon Hill. Quattro talenti, tre giocatori di esperienza e due scelte al draft per un Anthony Davis svogliato e già con la testa a Beverly Hills? La risposta sembrerebbe scontata. Invece i Pelicans rigettano anche questa offerta, che in fin dei conti si dimostrò l’ultima.

Tuttavia, nella “città degli angeli“, probabilmente nessuno aveva fatto i conti con un potenziale esito negativo. E qui i nodi vengono al pettine. Kobe Bryant, ad oggi una sorta di Dio a Los Angeles, i primi giorni di febbraio dichiara che è giusto scambiare i giovani (ed in particolare Lonzo Ball), scatenando l’ira dei manager e dei giocatori stessi visti come “elementi sacrificabili”. Nel frattempo, i Pelicans erano interessati ad intavolare trattative solo con i Celtics in cambio di Jayson Tatum, ma la famiglia di Davis non ebbe parole molto cordiali verso la franchigia del Massachussets.

Alla fine, dopo un gioco di scacchi dove nessuno voleva scoprirsi, arriva inesorabile la trade deadline che sancisce il nulla di fatto. Davis resta ai Pelicans, ormai senza ambizioni, che valutano ora l’opzione di lasciarlo fuori dal parquet fino a fine stagione; i Lakers si tengono il pacchetto di “giovani sacrificabili”, ad eccezione di Zubac e Beasley approdati ai Clippers, e restano una squadra lebroncentrica e senza “secondi violini” in grado di impensierire le grandi squadre della Western Conference. Anzi, ad oggi l’approdo ai playoffs resta tutto meno che scontato.

Un chiaro esempio di come non andrebbe gestita una trade e di come si esce da un “conflitto” senza vincitori ma con solo vinti. Il “capitolo II” della saga volge al termine con questo finale grottesco, ma non vi servirà molta pazienza perché il prossimo episodio arriverà tra pochissimi mesi.

Davis-Lakers Chapter III coming soon

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