Il tennis italiano è in uno dei momenti migliori mai incontrati nella sua storia. I successi e le ottime posizioni in classifica di Cecchinato e Fognini, unita alla continua crescita di Berrettini, sono solo le note esclamative del momento magico. Infatti, sono cinque i giocatori nella top100, Seppi e Fabbiano gli altri. C’è poi un’altra schiera di giovani pronta a scalare le classifiche e che, tutti, stanno lentamente dimostrando il loro valore.

In questo l’annata ’96 fa strada, con ben tre giocatori nei 170 del mondo. Oltre al sopracitato Matteo Berrettini, si aggiungono anche Gianluigi Quinzi, n.151, e Filippo Baldi, n.167. Di questi se ne parlava già bene sin dalle categorie giovanili quando producevano a ripetizione risultati eclatanti come la vittoria di Quinzi a Wimbledon Junior. Poi, il solito scoglio, il passaggio al professionismo e quell’infinita serie di tornei minori dove far capire le proprie potenzialità e dettar legge a ripetizione. Un passaggio che per molti ha ricorda da vicino un calvario, tante difficoltà unite a quelle prime pressioni provenienti dagli appassionati e famiglie alle spalle.

Bisogna poi anche ammettere che non tutto quello che di buono si era detto e sperato di questi ragazzi è stato poi confermato in questi anni. Proprio per questo gli ottimi risultati ottenuti da Musetti, Zeppieri e Sinner devono essere presi con le molle anche perché non è dalle vittorie Junior che si basano le carriere più importanti. Dunque, quello che conta di più ora, è sviluppare il talento del singolo, la testa e il fisico. Crescere con le giuste pressioni e con il debito tempo, sfruttando quelle che sono le caratteristiche personali, ma soprattutto senza montarsi la testa.

Fra i tre nomi nuovi del tennis italiano chi di certo ha destato l’attenzione dei più è stato Lorenzo Musetti, capace di conquistare gli Australian Open, il coronamento di un’importante carriera junior. Il ligure, 17 anni ancora da compiere, ha dimostrato di essere il più forte, anche e soprattutto di testa. Il rovescio ad una mano lo contraddistingue, questo il colpo più importante nel suo schema di gioco; un colpo naturale ed elegante alla stesso tempo e con la stessa costanza. Anche il servizio è ben costruito, seppur con grandi margini di miglioramento soprattutto sulla velocità. Infine c’è il dritto, l’anello debole della catena a causa della sua apertura molto larga, che necessita di tanto tempo per essere pronta a colpire. La sua filosofia di gioco si sviluppa a fondo campo senza sdegnare il gioco d’attacco con i piedi dentro il campo. La maturità tennistica leverà le pazzie di gioventù come il tweener nei quarti di finale.

Chi invece ha dimostrato già di valere, almeno a tratti, la categoria superiore è Jannik Sinner, altoatesino classe 2001 che ha già conquistato diversi punti ATP attraverso qualche buona prestazione a livello ITF e nel circuito Challenger. Ricorda da vicino, sia fisicamente che come tipo di gioco, il conterraneo Andrea Seppi. Tutti i colpi sono solidi e ben costruiti, contrassegnati però da grandi margini di miglioramento. Una forma mentis molto tedesca e un attitudine a giocare con gli adulti non favoriscono un gioco spettacolare e o colpi da cineteca, ma questo potrebbe anche essere un bene. Il suo stile di gioco, rappresenta quanto più da vicino quanto fatto dal suo idolo: Andrea Seppi. Tante palle giocate da fondo campo a logorare chi sta dall’altra parte della rete. L’inizio di stagione 2019 è stato un po’ faticoso, anche a causa del potenziamento importante apportato al suo fisico, ma tempo per dimostrare il suo valore ce ne sarà tanto da qui ai prossimi mesi.

La terza voce nuova del nostro panorama è Giulio Zeppieri, classe 2001 romano di nascita, nonché semifinalista agli Australian Open Junior, sconfitto proprio da Musetti. La sua crescita è stata veramente impressionante nella scorsa stagione, dove ha maturato anche le prime esperienze nei tornei ITF. La costanza è la sua dote migliore, con colpi bene costruiti e piuttosto naturali. Servirà crescere molto a livello fisico, visto che il suo gioco, spesso lontano dal campo, lo costringe a ripetute corse a tergicristallo. Se si deve trovare il pelo nell’uovo nel gioco del laziale manca il colpo vincente in grado di fare la differenza e decidere le partite. Zeppieri è la sintesi del “rematore” che con costanza di allenamento e intelligenza tattica può diventare un fattore in questo sport.

C’è materiale su cui lavorare anche con giocatori qualche anno più “anziani”, in particolare Gian Marco Moroni, classe ’98, che si sta velocemente ritagliando un ruolo importante basando la sua crescita soprattutto sul fattore mentale e sui campi rossi, dove il suo gioco trova la massima espressione. Tra i ’99 Francesco Forti è l’unico ad aver dimostrato qualcosa anche se bisognerà testare la sua crescita nel corso di questa stagione visto che al momento si attesta alla posizione n.489 del ranking ATP.

Tanti indizi che si vorrebbero chiudere con una soluzione finale, grande e forse impossibile. Lo diciamo sotto voce, perché ad oggi è oggettivamente molto presto, ma il sogno di tornare a vincere uno Slam nel singolare maschile, potrebbe essere più vicino di quanto tanti possano pensare.

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