“Abbiamo perso nuovamente per mancanza di motivazione. Mi piacerebbe venire qui e parlare di aspetti tattici, dicendo che abbiamo perso per quello. Invece no, questa è una squadra difficilissima da motivare”.

Così Maurizio Sarri subito dopo la sconfitta del suo Chelsea nel derby contro l’Arsenal, all’Emirates Stadium. Parole forti, pronunciate non a caso in italiano dal tecnico affinché il messaggio fosse chiaro a tutti e inequivocabile. Era il 19 gennaio e i primi segnali di crisi facevano la loro comparsa. La squadra però reagisce e cinque giorni dopo batte il Tottenham per 3-1 nella semifinale di ritorno della Carabao Cup, vittoria accompagnata però dalle dichiarazioni di Eden Hazard in risposta al tecnico toscano che lo aveva bacchettato, sostenendo che il belga non fosse ancora un leader: “Quello che dice l’allenatore non conta niente. Io mi concentro su quello che devo fare e cerco di fare il meglio per la squadra”. Sarri poi alla vigilia della trasferta di Bournemouth rincara la dose: “Eden ha 28 anni, se vuole andare via, penso che debba farlo”. Clima tutto tranne che disteso, e contro il Bournemouth il 30 gennaio (giorno dell’esordio di Gonzalo Higuain) il Chelsea viene sconfitto per 4-0; e i  Blues non perdevano con quattro gol di scarto dal 1996. Quasi incredulo e sconsolato nel dopo gara l’ex allenatore del Napoli:“Ci sono troppe cose che non funzionano, ripetiamo sempre gli stessi errori. La verità è che la squadra non ha ancora metabolizzato i miei concetti”.

A fronte di queste due sconfitte, la “diagnosi” di Sarri sembra articolarsi in due punti: da un lato il tecnico evidenzia la mancanza di motivazioni nei suoi giocatori, e dall’altro sembra porre l’accento sulle difficoltà degli stessi ad apprendere i suoi principi di gioco. Ed in effetti il Chelsea dell’ultimo mese è sembrato davvero la brutta copia di una squadra che dovrebbe mettere in atto quel sarrismo tanto decantato e osannato in patria e anche all’estero, che ci ha fatto divertire non poco: una squadra impacciata, molto fragile in difesa, e con difficoltà a proporsi pericolosamente e costantemente, come ci ha abituato il Napoli negli anni scorsi, in zona gol. L’arrivo di Higuaín in tal senso sembrava poter essere la panacea di tutti i mali, e il pipita dal canto suo si è presentato nel migliore dei modi alla prima a Stamford Bridge, realizzando una doppietta nel 5-0 rifilato al povero e sempre più ultimo Huddersfield.

Vittoria scaccia crisi? Non proprio perché questo pomeriggio i Blues sono stati letteralmente umiliati all’Etihad Stadium dal City di Pep Guardiola, che si è imposto con un perentorio 6-0! Lezione di calcio assoluta dei citizens in vantaggio per 4-0 dopo appena 25 minuti, e che hanno arrotondato il risultato con due gol nel secondo tempo. Menzione speciale per il Kun Agüero, autore di una tripletta (una settimana dopo quella contro l’Arsenal) grazie alla quale raggiunge un mostro sacro come Alan Sheraer, a quota undici Hat tricks in Premier LeagueMeriti del City, oggi davvero perfetto, ma Chelsea troppo brutto per essere vero, errori elementari e tanta, troppa fatica a tenere il pallone; non proprio ciò che contraddistingue il gioco di Sarri.

I numeri parlano chiaro e dicono che il Chelsea nelle ultime tre trasferte in campionato ha sempre perso, incassato 12 gol (2 Arsenal, 4 Bournemouth, 6 City) e chiuso in tutte e tre le occasioni con zero gol all’attivo. E ora Sarri deve fare attenzione: dopo la sconfitta di oggi i Blues scivolano al sesto posto, scavalcati dal sempre più sorprendente Manchester United e dai Gunners di Emery.

Serve serenità per ripartire ed evitare che la stagione, iniziata nel migliore dei modi (12 partite senza sconfitte) possa trasformarsi in un fallimento, anche perché dalle voci che rimbalzano da Londra nelle ultime ore sembra che la posizione di Sarri sia addirittura in bilico.

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