In occasione della Giornata del Ricordo, che si celebra ogni 10 febbraio per ricordare le vittime della tragedia delle Foibe e dell’esodo istriano-giuliano-dalmata, abbiamo scelto di omaggiare il popolo istriano attraverso le gesta sportive più illustri dei suoi figli. Più di trecentomila furono gli italiani che al termine della Seconda Guerra Mondiale dovettero abbandonare la propria terra per fuggire alla pulizia etnica e alla furia xenofoba del maresciallo Tito. Chi con mezzi di fortuna, chi grazie all’appoggio di parenti triestini, chi a bordo del transatlantico Toscana. Tra questi numerosi personaggi che hanno reso grande nel mondo l’Italia del novecento. Scrittori come Enzo Bettiza e Anna Maria Mori, attrici come Laura Antonelli, cantanti come Sergio Endrigo che alla sua Pola dedicò la sua canzone 1947. E numerosi sportivi.

La terra rossa, la pietra bianca calcarea, il verde dei prati dell’entroterra. Dove non arriva la geografia politica arriva la natura, quasi a voler affermare quali sono le secolari radici di questa terra. E poi l’azzurro di un mare splendido, colore che simboleggia l’Italia nello sport.

Mario Andretti – Formula 1 – Montona

Nato a Montona nel 1940, lasciò la sua terra natale da bambino nell’immediato dopoguerra come il 90% dei montonesi. Finì con la famiglia prima nel campo profughi di Lucca e poi negli Stati Uniti nel 1955 assumendone in seguito anche la cittadinanza. Innamoratosi dei motori proprio nella città toscana dove corse anche le sue prime gare, divenne un grande campione di Formula 1. Nel 1978 si laureò Campione del Mondo a bordo della Lotus 79. Il titolo iridato arrivò in concomitanza con il Gran Premio d’Italia, come se il destino volesse chiudere un cerchio.

Ottavio Missoni – Atletica leggera – Zara/Ragusa

Nativo di Ragusa “la bella”, che oggi col nome di Dubrovnik è metà di crocieristi e miliardari ed un tempo era de facto la quinta repubblica marinara italiana, a sei anni si trasferì a Zara. Nel capoluogo dalmata scoprì l’atletica leggera, sport in cui vinse il titolo mondiale giovanile con la maglia azzurra nei 400m. Dopo la guerra, prima di diventare uno stilista apprezzato in tutto il mondo, disputò anche le Olimpiadi di Londra 1948. In vecchiaia vinse anche numerosi titoli Master sia in ambito nazionale che europeo.

Abdon Pamich – Marcia – Fiume

Partito dalla città quarnerina tanto cara a D’Annunzio e ai legionari, conquistò il mondo marciando. Bronzo ai Giochi Olimpici di Roma 1960, l’anno seguente sempre a Roma stabilì il record mondiale nella 50km (4h 14′ 02”). Alle successive Olimpiadi di Tokyo arrivò addirittura l’oro. Dopo esser stato anche portabandiera dell’Italia alla cerimonia d’apertura di Monaco 1972, oggi è impegnato nella conservazione della memoria storica della comunità istriana in Italia

Nino Benvenuti – Pugilato – Isola d’Istria

Nato ad Isola, classe 1938, Nino Benvenuti è una delle più grandi leggende mondiali della boxe. Il titolo olimpico nel 1960 e il titolo di Fighter of the year nel 1968 sono solo alcuni dei suoi grandi successi.

Niccolò Rode e Agostino Straulino – Vela – Lussinpiccolo

Entrambi nativi della fantastica isola di Lussino, Niccolò Rode (classe 1912) ed Agostino Straulino (classe 1914) sono due italiani di Dalmazia campioni della Vela. Nella classe Star vinsero un oro alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, un argento ai successivi giochi di Melbourne e numerosi titoli mondiali e continentali.

Orlando Sirola – Tennis – Fiume

C’è un pezzo di Istria anche nel grande tennis italiano. Il fiumano classe 1928 Orlando Sirola, nel doppio con Nicola Pietrangeli, ha scritto infatti pagine indelebili per i colori azzurri in questo sport. Dalla terra rossa d’Istria alla terra rossa dei campi da tennis. Il doppio più vincente della storia tennistica italiana può annoverare infatti il successo al Roland Garros 1959 e una finale a Wimbledon tre anni prima. I due detengono ancora oggi il record di sfide disputate in Coppa Davis (42) e vittorie nella medesima competizione (34)

Rodolfo Volk, Ezio Loik, Mario e Giovanni Varglien – Calcio – Fiume

Non poteva mancare il contributo istriano allo sport più amato dagli italiani. I massimi esponenti del pallone partiti da queste terre ormai perdute sono Rodolfo Volk, Ezio Loik e i fratelli Varglien. In comune hanno la provenienza, Fiume, e il fatto di aver raggiunto grandi risultati nell’Italia calcistica degli anni trenta e quaranta. Volk, con 78 gol all’attivo, è stato uno dei più grandi cannonieri nella storia della Roma nonché il primo marcatore in assoluto del derby della capitale. Loik, mezzala destra del Grande Torino e undicesimo miglior marcatore nella storia dei granata, perì nella Tragedia di Superga. Sull’altra sponda del Po conobbero la gloria calcistica i fratelli Mario e Giovanni Varglien. Entrambi protagonisti della Juve che vinse cinque scudetti consecutivi all’inizio degli anni trenta, con il primo che partecipò anche al vittorioso Mondiale del 1934.

Roberto Roberti – Calcio, Pentathlon – Pola

Nato a Pola nel 1922, Roberto Roberti ha portato un pezzo d’Istria in quasi tutti gli sport. Dapprima nel calcio, militando nelle giovanili della Lazio negli anni 30. Dopo la guerra, passa al Pentathlon Moderno partecipando come riserva alle Olimpiadi di Helsinki 1952. Una volta ritiratosi, inizia la carriera da dirigente sportivo. Riveste la carica di “capo ufficio sport” al Ministero della Difesa dal 1967 al 1970, poi diventa presidente della squadra di baseball Amaro Harrys, dell’Algida Pallavolo Femminile ed infine della sezione di pallacanestro della Polisportiva Lazio.

Giovanni Cernogoraz – Tiro a volo – Cittanova d’Istria

Originiario di Cittanova d’Istria, Giovanni Cernogoraz è l’unico sportivo in attività di questa lista. Nel tiro a volo, ha vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra 2012 gareggiando con la nazionale croata e battendo in finale l’italiano Fabbrizi. Tuttavia nelle interviste post-gara, tra lo stupore dei cronisti presenti, ha chiesto lo stesso interprete del suo avversario dichiarando che ha sempre parlato italiano e veneto e mettendo così a tacere tutti quelli che vogliono cancellare secoli e secoli di appartenenza di quelle terre prima alla Serenissima e poi all’Italia.

A tutti gli istriani che hanno sofferto l’abbandono della propria terra e “vorrebbero essere un albero che sa dove nasce e dove morirà”. Tra un’impresa di sport e l’altra, il Leone Marciano guarda il mare azzurro di Istria e Dalmazia e ruggisce ancora.

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