Dicembre 2018. Il rapporto tra Pogba e Josè Mourinho giunge definitivamente alla fase di rottura in seguito a delle presunte parole – così come viene riportato dal Daily Record -pronunciate dallo Special One ai danni dell’ex centrocampista della Juventus: “Tu sei un virus, non giochi a calcio – le parole che avrebbe detto lo Special One a Pogba secondo il Daily Record -, non rispetti chi scende in campo e non rispetti che sta sugli spalti. In questo modo uccidi la mentalità delle persone buone e oneste accanto a te“. 

La risposta del campione del mondo non è tardata ad arrivare: “Mourinho limita i movimenti dei giocatori e questo è qualcosa che rende difficile passare la palla”.

Dopo queste dichiarazioni (se siano vere o no non lo possiamo sapere) Paul Pogba gioca 15 minuti contro l’Arsenal e viene tenuto in panchina sia contro il Fulham che contro il Liverpool. Il 18 dicembre, dopo la sconfitta di Anfield (3-1), l’allenatore portoghese viene esonerato. Nella prima parte di stagione, con Mou, Pogba ha giocato 1.137 minuti (in Premier), ha segnato 3 gol – di cui 2 su rigore – e servito 3 assist. In Champions League, invece, ha giocato 462 minuti, registrando 2 gol e 1 assist nella trasferta contro lo Young Boys.

Mou lo schiera, la maggior parte delle volte (9), come mezzala sinistra nel 4-3-3, stesso ruolo in cui lo utilizzava Antonio Conte prima (nel 3-5-2) e Massimiliano Allegri poi (nel 3-5-2 stesso o nel 4-3-1-2). Un ruolo, questo, che sembra favorirlo soprattutto nella fase offensiva dell’azione, portandolo più vicino alla porta avversaria e dandogli la possibilità di creare maggiore pericolosità con i suoi inserimenti. Tra tutti, il ruolo che gli si addice maggiormente è forse quello di trequartista. Mou lo schiera, in 5 occasioni, alle spalle di Lukaku: in una di queste, contro l’Everton il 28 ottobre, segna il suo primo gol su azione e regala un assist al suo compagno di nazionale Anthony Martial.

Nelle prime due stagioni dopo il ritorno in Premier, e con la sua Nazionale, viene invece utilizzato come centrocampista centrale nel 4-2-3-1, sfruttando sì le sue grandi doti di palleggio ma privandolo il più delle volte di arrivare in zona tiro.

La crisi che attraversa il Manchester United nella prima parte di stagione è dettata dalle sole 7 vittorie in 17 partite di Premier e dall’eliminazione in Coppa di Lega con il Derby County. Il basso rendimento di Pogba è una delle chiavi del gioco “trasandato” dei Red Devils, che subiscono troppi gol, 29, e ne segnano solamente 28. Per fare un paragone, alla 17esima giornata i cugini di Manchester erano già a quota 45 gol fatti (e solo 10 subiti).

La svolta, per Pogba e soprattutto per il Manchester United, arriva dopo il divorzio con Josè Mourinho. L’approdo in panchina di Ole Gunnar Solskjaer porta a Manchester un’aria diversa. I giocatori accolgono al meglio il tecnico norvegese, che esordisce subito con una grande vittoria (1-5) sul campo del Cardiff. Pogba non segna ma regala 2 assist (il primo ad Herrera e il secondo a Lingard). La crescita del francese, ritrovata la fiducia e l’appoggio di un allenatore, è esponenziale: 8 gol e 3 assist in 8 partite, con 3 doppiette contro Huddersfield, Bournemouth e Fulham.

Giunti ad inizio febbraio, il numero 6 ha già superato il suo record personale di reti (10) registrato nella stagione 2014/2015 con la maglia bianconera. Sabato il Manchester United ha trovato l’ottava vittoria nelle nove partite che hanno susseguito il cambio di allenatore. Domani, in quello che si prospetta uno degli ottavi di finale di Champions più spettacolari, i Red Devils ospiteranno il Paris Saint-Germain. Con un Pogba così alla guida del carro, i tifosi inglesi possono davvero sperare in un quarto di finale che manca ormai da 5 anni.

 

 

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