Sami è un nome di origine persiana che significa ‘‘alto’’, ‘‘sublime’’, ‘‘elevato’’ ed è proprio così che appare Sami Khedira quando è in campo: più in alto di tutti.

La sua stazza ha fatto di lui un naturale quanto efficace mediano ma il semplice ruolo di incontrista gli tarpa le ali. Già in discreta confidenza con il gol nelle sue esperienze in Germania e in Spagna, alla Juventus il calciatore tedesco si è cucito addosso un altro mestiere: 124 presenze e 21 gol, tutti nelle 84 presenze in A. D’altronde le premesse erano ottime fin dalla prima stagione con lo Stoccarda. Corre l’anno 2007 quando all’ultima giornata, con un colpo di testa conto l’Energie Cottbus, mette in cassaforte il titolo nazionale conquistato dalla squadra di Mario Gomez. Passa per il Real Madrid e arriva alla Juventus all’età di 28 anni dopo aver conquistato la famosa Decima con i blancos e il titolo mondiale con la nazionale teutonica di cui è divenuto uno dei simboli: ‘‘Molti di noi non sono tedeschi al 100% nella provenienza o nell’aspetto, ma lo siamo per come ci identifichiamo in questa nazione. Non ci sono vecchi o nuovi tedeschi, tutti parlano benissimo la lingua, certe sfumature non si colgono nemmeno più.“ Padre tunisino e madre tedesca, il piccolo Sami è abituato a vivere lì dove brulicano culture e usanze diverse: ‘‘Mio papà mi ha lasciato un temperamento arabo che ho mescolato alle mie virtù tedesche: credo di essere corretto, gentile, rispettoso e un grande lavoratore. In Spagna e in Italia ho imparato che bere un bicchiere di vino sul terrazzo non toglie nulla alla professionalità, anzi. [… ] voglio farmi contagiare da altre culture [… ], voglio cogliere anche i dettagli più insignificanti degli altri popoli. Lo trovo molto interessante.“

Un leader silenzioso, come sentenzierebbe Marcello Lippi, che alla Juventus ha avuto in eredità uno dei numeri più pesanti, se non il più pesante di tutti. La sua prima annata, costellata di infortuni divenuti tipici, non rispetta le aspettative, non tutte almeno. A credere in lui più di ogni altra persona è Massimiliano Allegri di cui dice: ‘‘Allegri è una delle persone più intelligenti che abbia incontrato nel mondo del calcio.’’ Infatti nella stagione successiva, all’inizio del girone di ritorno, il tecnico livornese inventa un 4-2-3-1 e al fianco del tedesco, davanti alla difesa, per valorizzarlo pone Miralem Pjanic. I problemi fisici diminuiscono, l’intensità e la condizione migliorano e Sami domina il gioco con naturalezza. Una stagione che può essere riassunta con la partita in casa del Napoli durante la quale mette anche a segno un gol costruito insieme al fidato compagno di reparto.

   

La stagione 2017 – 2018 con 9 reti rappresenta l’apice realizzativo della carriera del centrocampista ma nonostante ciò le prestazioni non sembrano essere all’altezza del personaggio. Quello che colpisce è la capacità di Khedira di farsi trovare pronto e carico di cinismo quando arriva nei pressi nella porta avversaria; il problema molto spesso però è arrivarci! Il la alla stagione in corso lo da proprio lui con la rete alla prima giornata nella rocambolesca partita con il Chievo Verona ma è nella partita casalinga contro il Sassuolo che il tedesco entra definitivamente in una cerchia d’élite indossando per la prima volta la fascia di capitano bianconera. Il fantasma della condizione fisica aleggia sul rendimento del calciatore che viene messo più di una volta in discussione e addirittura indirizzato alla MLS. ‘‘Quando arriva Ramsey?’’ diventa il ritornello preferito dei tifosi. ‘‘Khedira sarà il nostro acquisto del mercato di Gennaio.’’ la risposta di Allegri.

        

La disfatta in terra bergamasca dello scorso 30 gennaio sembra smentire le parole del tecnico e dire altro ma il tempo è galantuomo. Juventus – Parma, altra mezza debacle dei piemontesi orfani della BBC, fa rispolverare l’importanza di Khedira. Due pali, un’importante parata del portiere e una presenza costante al seguito dell’arrembante attacco bianconero. È nel successivo turno però che arriva la piccola rivincita di un calciatore finito un po’ fuori dai riflettori: il gol dell’ 1 – 0 raccogliendo l’iniziativa di Ronaldo e il 2 – 0 sfiorato con uno stacco imperioso. Certo, il Khedira che ha tagliato il lunghi capelli non può più correre e pressare come Matuidi e non ha la tecnica di Pjanic ma con la visione di gioco e l’esperienza che ha  veste in maniera più elegante una signora accusata troppo spesso di avere un look sciatto e disordinato. ‘‘Per me invecchiare è guadagnare.’’ dichiara ‘‘Ho avuto tanti infortuni [… ], ma non mi hanno segnato. Ho avuto difficoltà a livello mentale e spirituale, ma ne sono uscito [… ]. Mi confronto continuamente con il mio corpo e dedico giorno e notte al mio lavoro [… ]. Io mi diverto se gioco, e se gioco sempre è molto molto meglio.“

Questo ai compagni e ai tifosi, anche ai più esigenti, non può far altro che piacere.

        

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