Il sessantanovesimo Festival di Sanremo è in archivio. Ora, piano piano, sfumeranno anche le numerose polemiche che la kermesse canora si è trascinata dietro. Su tutte, quelle del pubblico scontento. Ultimo che manda beatamente a quel paese i giornalisti in sala stampa in uno slancio malesaniano che non si vedeva da tempo nel mondo della musica, Loredana Bertè incoronata dal pubblico dell’Ariston che esplode in una feroce contestazione per l’esclusione della stessa dal podio. E infine zitto zitto e quasi incredulo Mahmood che, in testa alle preferenze della Sala Stampa fin dalla prima serata, vince il Festival delle polemiche.

E mentre i televotanti invocano la Var e gridano al golpe antidemocratico, il cantante cresciuto nella periferia milanese e nato da madre sarda e padre egiziano diventa il primo italo-egiziano a trionfare nella città dei fiori.

Tra Italia ed Egitto, quanti uomini di cultura

La vittoria di Mahmood ha fatto notizia, eppure il legame italo-egiziano è fitto di personalità di spicco. Da Filippo Tommaso Marinetti padre del Futurismo a Giuseppe Ungaretti vate della poesia ermetica. Nel mondo della musica tra gli italo-egiziani si trovano il pianista, direttore d’orchestra e compositore Pietro Guarino, il producer Osvaldo Miccichè, il fotografo Guido Harari autore di decine di copertine d’album passati alla storia. E ancora Dalida, insieme a Edith Piaf simbolo della musica francese del novecento, senza dimenticare Demetrio Stratos, già frontman de I Ribelli e degli Area e figura di spicco del rock-progressive italiano.

Un’Italia ormai ripiombata nelle dinamiche degli opposti estremismi in salsa social è divisa tra chi lo sostiene perchè gay e figlio del meltin’ pot e chi per i medesimi motivi lo denigra. Alla faccia dell’ingenuo Claudio Baglioni che voleva un Festival all’insegna dell’armonia. Tuttavia, a noi queste polemiche da Processo di Biscardi 2.0 non interessano ed hanno anzi avuto già troppa visibilità. Parliamo di sport, e dunque la nostra attenzione è finita su Stephan El Sharaawy, attaccante italo-egiziano che sta finalmente tornando ad alti livelli.

Stephan El-Sharaawy, faraone azzurro

Il 27 ottobre 1992, quarantacinque giorni dopo Mahmood, nasceva a Savona Stephan El Sharaawy da padre egiziano e madre italiana proprio come il vincitore di Sanremo. Dopo le giovanili nel Genoa (con il grifone anche uno scudetto Primavera), El Sharaawy finisce in prestito al Padova in Serie B. In breve tempo, il faraone diventa il valore aggiunto dei biancoscudati che a fine anno sfiorano la promozione in Serie A svanita solo nella finale play-off contro il Novara. Prestazioni di alto livello, che valgono le attenzioni del Milan, che mette il mirino su di lui, va a Genova ed in cambio di 7 milioni e il cartellino di Alexander Merkel lo porta a Milanello. Dopo una prima stagione all’ombra di Ibrahimovic, il fantasista italo-egiziano nel secondo anno alla corte di Allegri diventa il leader di un Milan in notevole difficoltà complice anche la partenza dello svedese. Un girone d’andata strepitoso, segnato da 19 presenze condite da 14 gol e 4 assist. A gennaio, Galliani porta al Milan Mario Balotelli ed El Sharaawy si “appanna” segnando appena due reti nel girone di ritorno.

La stagione seguente è costellata da infortuni e discontinuità, così le presenze sono appena 11 condite da un unico gol nell’andata dei Preliminari di Champions League contro il PSV Eindhoven. 19 presenze (e 3 gol) nel 2014-2015, in un’altra stagione segnata da problemi fisici. Il nostro protagonista finisce così in prestito nel lusso di Montecarlo, dove con la maglia del Monaco nella prima parte di stagione va in gol tre volte in ventiquattro apparizioni tra Ligue 1 e coppe.

Il ritorno in Italia. Roma e la rinascita!

Le discrete prestazioni nel Principato valgono l’interesse della Roma e di Luciano Spalletti, che decidono di riportarlo in Italia a gennaio 2016. All’ombra del Colosseo, l’italo-egiziano diventa subito centrale nel progetto tecnico del mister toscano. Mezza stagione nella capitale che si conclude con 8 reti e 2 assist in 18 presenze e che vale la riconferma. L’anno successivo, invece, con la maglia giallorossa è un punto fermo dell’undici titolare di Spalletti. Scende in campo complessivamente 44 volte tra campionato e coppe con 12 gol e 10 assist. Intoccabile nello scacchiere della Roma lo rimane anche con l’arrivo di Eusebio Di Francesco sulla panchina dei giallorossi nel 2017/2018. Gioca in totale 44 partite impreziosite da 9 reti e 7 assist.

Nella stagione corrente, infine, El Sharaawy sembra definitivamente rinato. Soprattutto in zona gol. Sono 8 infatti i gol segnati fin qui in appena 15 presenze in campionato. In matematica, significa un gol ogni 142 minuti. In italiano, significa la miglior media-gol dai tempi di quel magico metà campionato nel Milan 2012/2013. A questi numeri si aggiungono 4 assist complessivi, una media di 1.2 passaggi-chiave a partita, l’83% di passaggi riusciti a partita e in generale un’altra fiducia nei propri mezzi. Dalla ripresa del campionato dopo la pausa invernale, El Sharaawy è stato una delle note più liete nell’orchestra stonata che è stata la Roma di gennaio. Un gol e un assist contro il Toro, un’altra rete nella trasferta di Bergamo prima che i giallorossi crollassero nel secondo tempo e persino l’assist per il gol di Kolarov nel tragico 7-1 a Firenze in Coppa Italia.

Infine il gol che ha aperto le marcature nello 0-3 esterno della Roma a Verona lo scorso venerdì, mentre Mahmood cantava davanti alla platea dell’Ariston in coppia con Guè Pequeño. Dopo essere ritornato a tutti gli effetti quello di un tempo, ora il Faraone è pronto a rimettere addosso la divisa azzurra della Nazionale, dove manca dal 3-0 all’Uruguay di giugno 2017. Televoto permettendo, sia chiaro!

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