Guardando il programma dei sedicesimi di finale di Europa League, la partita più interessante e affascinante è quella che si giocherà questa sera alle 18:55 all’Olimpico e che vedrà fronteggiarsi la Lazio di Simone Inzaghi e il Siviglia di Pablo Machìn. Sarà il primo confronto ufficiale tra le due formazioni, in una competizione che a Siviglia conoscono molto bene (tre Europa League consecutive nel periodo 2013/2016, cinque negli ultimi 13 anni). Partita dunque affascinante visti i giocatori che scenderanno in campo e l’abitudine europea degli spagnoli, ma soprattutto interessante dal punto di vista tattico. Già, perché Lazio e Siviglia sono due squadre molto simili: entrambe si schierano con un 3-5-2 (anche se quello andaluso è più un 3-4-1-2) di spiccata propensione offensiva, più di palleggio quello degli uomini di Machìn, mentre pressing alto per recuperare subito palla, e ripartenze in verticale caratterizzano l’assetto tattico biancoceleste. Ed entrambe non possono prescindere da due giocatori che rappresentano il fulcro del gioco, anche se con caratteristiche molto diverse, ovvero Lucas Leiva ed Ever Banega (che tutti ricordiamo nella nefasta parentesi interista). Tra le qualificate, il Siviglia poi è la squadra che ha segnato più di tutte le altre nella fase a gironi; la Lazio invece quella che ha subito più reti: servirà dunque molta attenzione da parte degli uomini di Inzaghi per fermare la cooperativa del gol andalusa, tenendo d’occhio in particolare Ben Yedder e Sarabia (in ballottaggio con il Mudo Vazquèz).

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma Lazio-Siviglia è soprattutto una partita che può essere riassunta in una sola parola: ex.

Ero sicuro che all’80% avremmo pescato il Siviglia, per il restante 20% invece che sarebbe uscito il Betis. Per un motivo o un altro sapevo che sarei tornato a Siviglia, ho voglia di giocare nel Sánchez-Pizjuán, quella che era la mia casa. Ci sarà tutta la mia famiglia, insieme ai miei amici, questo mi dà sempre un po’ più di motivazione, cosa di cui devo approfittare in questo momento della mia carriera”.

Così Luis Alberto in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi ad un quotidiano spagnolo, a rimarcare quanto quella di stasera non sia per lui una partita come le altre. Il 26enne di San Josè del Valle tifa Siviglia fin da bambino, lì è cresciuto calcisticamente. Il Siviglia dal canto suo non ha creduto molto nel giocatore, e da qui ecco le varie esperienze al Liverpool prima, e poi di nuovo in Spagna con Espanyol e Deportivo, fino ad arrivare alla Lazio dove Inzaghi lo trasforma in un trequartista di livello assoluto, tanto da far ricredere gli andalusi, che hanno cercato di riportarlo a casa la scorsa estate (e anche a gennaio). Secco no dalle parti di Formello ed oggi (proprio nel giorno di San Valenitno), Luis dovrà dimostrare che uomo, che giocatore è diventato, aiutando la Lazio a battere la sua squadra del cuore, del suo idolo Jesus Navas, cercando di alimentare il rimpianto di chi lo ha lasciato andare, forse, troppo presto.

L’altro ex, più recente, si chiama Joaquin Correael Tucu arrivò a Siviglia per volere del suo più grande estimatore, Jorge Sampaoli, che non esita a far investire Monchi sul giovane, che in Italia avevamo conosciuto con la maglia della Samp. In due stagioni in Spagna Correa matura, inizia a calcare palcoscenici europei più importanti (segnò un bellissimo gol contro il Liverpool in Champions), ma non riesce mai del tutto esplodere, mancando di continuità. Il paragone con Veròn forse è un’ombra troppo pesante su di lui (ruoli molto diversi), in Argentina le aspettative sono alte ed il Tucu, sentendo questa pressione addosso, finisce spesso e volentieri in panchina. L’opportunità di riscatto si chiama Lazio: Tare non ha dubbi e per il dopo Felipe Anderson sborsa 16 milioni di euro per portarlo a Roma. Dopo un inizio anonimo, Correa, complici le difficoltà di Luis Alberto, si ritaglia sempre più spazio nello scacchiere di Inzaghi: da dodicesimo uomo a titolare importantissimo, e abbandonato ormai il ruolo di ala sinistra ricoperto a Siviglia, diventa la spalla ideale di Ciro Immobile, facendo arretrare il raggio d’azione di Luis Alberto e aumentando così non poco la qualità complessiva dell’undici titolare. Anche Correa stasera non vorrà sfigurare davanti alla sua ex squadra, cercando di illuminare l’Olimpico con le sue giocate.

Il grande ex assente invece (tornerà forse per la gara di ritorno) è Ciro Immobile autore di una stagione non proprio da ricordare a Siviglia, quella 2015-2016. Fortemente voluto da Monchi, Ciro non si è mai del tutto adattato al calcio spagnolo, fallendo dopo Dortmund la seconda occasione per mettersi in mostra a livello europeo. Poco maturo e molto fragile. Il ritorno in Italia lo cambia radicalmente: Ciro si trasferisce alla Lazio per poco più di 8 milioni di euro, e da qui parlano i numeri: 82 gol in 116 presenze, a dir poco esaltante la scorsa stagione, dove ha messo la sua firma 41 volte in 47 partite.

In un partita che promette spettacolo e grandi giocate, la Lazio (orfana anche di Milinkovic) si affida soprattutto alla voglia di rivalsa e di mettersi in mostra dei suoi ex, sperando che le loro motivazioni (non poche) possano fare la differenza.

 

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