Fabrizio Casazza, genovese classe 1970, è stato portiere di buon livello in una carriera che ha attraversato tre decenni. Vanta 18 presenze in Serie A e oltre cento in Serie B, campionato nel quale ha conquistato tre promozioni con le maglie di Verona, Torino e Sampdoria (di cui è anche tifoso doc). Nella massima serie, ha militato tra le altre nella Lazio, con cui nella stagione 2004-2005 ha avuto la soddisfazione dell’esordio nell’allora Coppa UEFA. Dopo il ritiro è rimasto nel mondo del calcio, con incarichi da allenatore e preparatore dei portieri: attualmente fa parte dello staff del Savona.

Siamo riusciti ad intervistarlo chiedendogli un paio di commenti sui portieri italiani attualmente in auge e non solo, senza dimenticare qualche simpatico aneddoto.

Da ex Lazio e Sampdoria, come giudichi la stagione delle due formazioni?
La Sampdoria ha fatto finora sicuramente un ottimo campionato: da tifoso, spero possa continuare come nel girone d’andata. Certo le sconfitte con Napoli – che ha mostrato una netta superiorità – quella inattesa con il Frosinone, e l’ultima contro l’Inter, hanno rallentato la marcia. Mi aspetto sempre quel salto di qualità che permetterebbe ai blucerchiati di andare a giocarsi davvero l’Europa.
La Lazio è una formazione creata per centrare il piazzamento Champions, e potrebbe essere proprio la squadra che verrà fuori, anche se si trova a fronteggiare numerosi infortuni: ha meno pressioni rispetto a Milan, Inter e Roma e un’ossatura più stabile rispetto all’anno precedente. A Siviglia andrà per giocarsi le proprie carte, recuperando quantomeno Immobile.

Altra piazza in cui hai lasciato il segno, con una promozione nel ’96, è Verona. L’Hellas ha avuto un inizio di 2019 da incubo, con tre punti in quattro partite, cui ha fatto seguito la fondamentale vittoria di Spezia: il ritorno in A è alla portata?
Una fase calante può starci ma, in un campionato lungo e dispendioso come la Serie B, decisivi sono proprio i due mesi in cui stiamo entrando: se il Verona saprà ritrovarsi, ha le carte in regola per giocarsi la risalita.

Passiamo ai tuoi giovani colleghi, partendo da Donnarumma: dopo una stagione travagliata, soprattutto per le note vicende contrattuali, ha ritrovato solidità e prestazioni importanti.
Gigio può sicuramente diventare uno dei più forti al mondo. Quest’anno ho visto ottimi passi avanti a livello di qualità tecniche: migliorerà ancora, ha un potenziale immenso.

L’azzardo estivo di Perin non sta pagando: con sole sei presenze in campionato, l’ex Genoa non è riuscito a sovvertire le gerarchie di Allegri, che vede in Szczęsny un punto fermo.
Senza dubbio Mattia è andato alla Juventus con speranze diverse, ma si è trovato davanti un portiere che aveva già un anno di vissuto in casa bianconera, conosceva meglio ambiente e metodologie di lavoro. E Szczęsny sta facendo un ottimo campionato, in un’annata delicata com’è per forza di cose la prima del post-Buffon. Credo che Perin, approdando in uno dei club più blasonati al mondo, avesse messo in conto anche la possibilità di non giocare: certamente è un peccato, perché mette a rischio il suo ruolo in Nazionale.

Il tuo giudizio su tre giovani azzurri in rampa di lancio: Audero, Cragno, Meret.
Sono tre portieri davvero bravi. Quello che vedo più avanti – in questo momento – è Meret, che è in una grande squadra e disputa le coppe europee. L’esperienza internazionale conta molto nella crescita di un ragazzo. Cragno non ha una struttura fisica eccezionale, ma è esplosivo e mi piace per il modo di stare in porta. Meret lo vedo un po’ meno potente, ma il vero problema può essere la fragilità a livello di infortuni. Audero sta facendo molto bene nella Samp: anche per lui sarebbe fondamentale misurarsi in campo europeo, ed io spero possa farlo proprio in blucerchiato.
Sebbene non italiano, voglio citare anche Radu del Genoa: si è tirato fuori da una situazione difficile, partendo dietro a Marchetti, ma sta emergendo alla distanza.

Spazio ai ricordi: c’è una parata, o una partita, cui sei legato in modo speciale?
Io sono un sentimentale del calcio: ho bei ricordi di tutte le piazze in cui sono stato, nonostante i normali alti e bassi. A Torino affrontai il Real Madrid in amichevole, disputando una gran partita. Con la Lazio forse il mio momento più alto in carriera, giocando contro il Middlesbrough in Coppa UEFA. E poi vestire la maglia della propria squadra del cuore, penso sia una delle cose più belle che può fare un calciatore.
Una parata? Chievo-Torino del ’97, colpo di testa di Michele Cossato a fine primo tempo, che riuscii a togliere dall’incrocio. I clivensi vennero a farmi i complimenti, ed è una cosa rara, che fa piacere.

Nei tuoi anni alla Lazio hai condiviso lo spogliatoio con grandi campioni: Peruzzi, Stam, Stankovic, Di Canio. Un aneddoto particolare di quell’esperienza?
In quelle stagioni ero terzo portiere, e mi capitava di disputare le partitelle da terzino: essendo già senza capelli, i compagni mi chiamavano Trabelsi, o Manuel Pablo! Sono stati anni meravigliosi: quando si è parte di gruppi importanti – come fu anche a Udine – si cresce sul piano umano anche senza giocare.

Un ringraziamento speciale a Fabrizio Casazza.

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Intervista di Diego Baracchi

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