La corsa scudetto (se mai fosse cominciata) è forse arrivata al suo epilogo, a seguito dei risultati dell’ultima giornata di Serie A, con la Juventus che ha ottenuto la ventunesima vittoria in campionato (su 24 partite, record) e che, complice il pareggio del Napoli, si è portata a 13 punti di distanza dai partenopei: un gap che sembra ormai davvero incolmabile.

Il vantaggio dei bianconeri è aumentato nelle ultime quattro partite, nelle quali gli azzurri hanno ottenuto soltanto 6 punti, frutto di una vittoria (3-0 in casa contro la Sampdoria) e di tre pareggi, tutti a reti bianche (a Milano con il Milan, a Firenze, e da ultimo lo 0-0 di domenica in casa con il granitico e granata, Torino di Walter Mazzarri). Se la difesa non ha incassato nemmeno una rete in queste quattro uscite, il che è senza dubbio un ottimo segnale, in zona offensiva invece qualcosa sembra essersi inceppato: 3 gol (tutti in un singolo incontro) in 4 partite per il Napoli. Decisamente pochi, per una squadra che ha ambizioni di alta classifica e che può vantare un potenziale offensivo davvero invidiabile. Emblematiche del momento no dell’attacco azzurro le occasioni da rete clamorosamente fallite da Arkadiusz Milik, contro la Fiorentina al 91′ e nel primo tempo della partita con il Toro, e da Dries Mertens, sempre contro i viola: errori da matita blu per due attaccanti del loro calibro.

Certo sbagliare un gol può capitare, ma guardando i numeri, nelle ultime due partite con Fiorentina e Torino, il Napoli ha tirato in totale 37 volte, 13 verso la porta, senza mai trovare la via della rete. Momento di appannamento degli attaccanti? Poca lucidità sotto porta? Mancanza di cattiveria? Le chiavi di lettura sono varie, ciò che invece non si può mettere in dubbio è la produzione di gioco degli uomini di Ancelotti: il Napoli è una squadra molto propositiva che crea tantissime occasioni in ogni partita. Ai vari Mertens, Milik, e Insigne, sta poi il compito di trasformare queste occasioni in gol, per evitare di avere troppi rimpianti una volta scaduto il novantesimo. E dopo la partita di domenica sera, il tecnico azzurro si è soffermato proprio su questo aspetto:

“Sfortuna? No, solo sul palo di Insigne mentre per gli altri errori è colpa nostra. Non possiamo accettare di costruire 18 palle gol in due partite e non segnare. Se si vuole fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato, perché la squadra gioca molto bene e sfido chiunque a dire il contrario, ma non finalizza la mole di gioco creata.”

E qui si apre una riflessione: i partenopei, ormai lontani 13 punti dalla Juve, ma saldamente ancorati alla zona champions (12 punti di vantaggio sul quinto posto occupato dalla Roma), da dove possono tirar fuori quelle motivazioni, quelle energie per terminare la stagione nel migliore dei modi, cercando di far sì che non risulti poi anonima? Qual è la dimensione attuale del Napoli? La squadra di De Laurentiis è ormai da diversi anni la seconda forza del campionato, e conseguentemente sta acquisendo sempre più esperienza e visibilità a livello internazionale, andando a giocare nei più importanti palcoscenici europei, non figurando come semplice comparsa, ma dando invece quasi sempre prova di essere un gruppo consapevole dei propri mezzi e di avere un’identità ben definita.

La sensazione è che a questo Napoli manchi davvero poco per compiere il definitivo salto di qualità: il primo passo è stato fatto con la scelta di un allenatore di grande esperienza, e carisma come Carlo Ancelotti; servono ora degli elementi di esperienza per allungare ed aumentare la qualità complessiva della rosa (già di per sé ottima), e forse, punto nevralgico, servirebbe un sacrificio, un salto di qualità proprio a livello societario. ADL dovrebbe alzare l’asticella se vuole ottenere davvero risultati, investire di più, non solo acquistando nuovi giocatori, ma cercando (sarebbe ora) di risolvere la grana San Paolo: stadio di proprietà si o no? A quando la ristrutturazione? Il modello vincente in Serie A lo abbiamo sotto gli occhi, e si trova proprio a 13 punti dal Napoli…  

Tornando alla stretta attualità, l’avventura in Champions quest’anno è terminata troppo presto, per un mix di sfortuna, difficoltà del girone (con Psg e Liverpool e Stella Rossa), e qualche demerito (il pareggio di Belgrado alla prima giornata si è rivelato, a conti fatti, decisivo); ed è naufragata anche la possibilità di arrivare in fondo in Coppa Italia, dopo la sconfitta contro il Milan. C’è ancora una possibilità aperta però, che si chiama Europa League. L’ultima italiana a vincerla (si chiamava ancora Coppa Uefa) fu il Parma nella stagione 98/99, vent’anni fa. La rosa del Napoli è attrezzata per arrivare in fondo alla competizione, e la possibilità concreta di sollevare una coppa europea, che manca in Italia da vent’anni, potrebbe rivelarsi lo stimolo perfetto per provare a concludere la stagione in maniera trionfale. 

Questa sera alle 18:55, il Napoli scende in campo, in casa contro lo Zurigo, per ipotecare il passaggio agli ottavi dopo l’1-3 dell’andata: l’obiettivo è lì che aspetta, la rincorsa è cominciata.

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