“Hai cambiato faccia, sei diverso tutto. Maledetto tempo, maledetto mostro.”

Così canta Tommaso Paradiso (noto sostenitore biancoceleste) nella sua canzone “Tra la strada e le stelle”, di come con il tempo le cose, le persone, cambiano, spesso al punto da non riuscire a riconoscere più chi si ha di fronte. Ed è pressoché questo lo stato d’animo dei tifosi laziali quest’anno guardando giocare quel ragazzo, che nasceva a Lleida (in Catalogna), da genitori serbi, il 27 febbraio di 24 anni faSergej Milinković-Savić.

Dopo l’esordio con la squadra che lo ha cresciuto e lanciato, il Vojvodina, il passaggio al Genk in Belgio, e il mondiale under-20 vinto da protagonista con la sua Serbia, la Lazio punta tutto su Sergej e lo porta a Roma nell’estate del 2015 per una cifra vicina ai 10 milioni di euro. Una trattativa ricca di colpi di scena, con l’inserimento della Fiorentina che quasi convince il giovane serbo a sposare i colori viola, salvo poi il ripensamento all’ultimo minuto di Milinković, che aveva una promessa da mantenere con il direttore sportivo Tare. Poco dopo il colpo di scena, un sicuro Daniele Pradè, al tempo d.s. della Fiorentina, fuori dalla sede viola disse testualmente che “…un giocatore di vent’anni non può spostare più di tanto gli equilibri di una squadra”Frasi dettate dalla rabbia, dalla delusione di chi sapeva di aver perso un giocatore di prospettiva. E dato che per la legge di Murphy quando le cose non possono andar peggio di così, in realtà lo faranno, la profezia di Pradè gli si rivolse contro.

Già perché dopo una prima stagione di ambientamento “Sergio“, come lo chiamano i suoi compagni di squadra e i tifosi biancocelesti, esplode definitivamente, dimostrando di essere un calciatore che gli equilibri li sposta per davvero.

Nato come trequartista, ruolo ricoperto in nazionale e all’inizio della sua carriera, Simone Inzaghi ne arretra il raggio d’azione, posizionandolo come mezz’ala sinistra prima nel    4-3-3, e poi nel felicissimo esperimento del 3-5-1-1 in previsione del doppio derby di Coppa Italia, modulo che il tecnico piacentino non ha mai più abbandonato. Da qui la crescita di Milinković è a dir poco esponenziale: sfruttando il perfetto connubio di tecnica purissima e strapotere fisico imbarazzante, si afferma come uno dei migliori centrocampisti della Serie A, fornendo prestazioni condite da gol, assist e giocate da vero fuoriclasse. A fine campionato i gol messi a segno dal serbo sono ben 12, mentre 5 sono gli assist vincenti. Sergej si esalta: è tremendamente efficace in fase di interdizione, nell’accompagnare la manovra e soprattuto nel vedere la porta, andando spesso e volentieri a finalizzare l’azione.

È il prototipo del centrocampista moderno, come va di moda dire oggi: molto semplicemente, è in grado di fare tutto. Merito del gioco della squadra e quindi del tecnico che ha sempre creduto in lui. I biancocelesti si esaltavano nel recuperar palla e ripartire in verticale a campo aperto con tre-quattro tocchi, coniugando velocità di esecuzione ed efficacia in modo esemplare.

Il paragone con Pogba diventa virale, e per come si muove, per l’eleganza unita alla forza fisica che ha, non è del tutto campato in aria. A questa crescita ha assistito sfregandosi le mani il presidente Lotito, che è giunto a chiedere per il suo gioiello una cifra superiore ai 100 milioni di euro, che forse visti i prezzi del mercato attuale non apparivano poi così esagerati.

L’estate di Milinković però è più difficile e travagliata del previsto, e dopo la mancata qualificazione in Champions della Lazio, le big di tutta Europa iniziano a bussare alla porta: Milan, Juventus, Real Madrid, Psg, Manchester United seguono con attenzione il serbo e cercando di smuovere il patron biancoceleste dalla sua posizione. Tuttavia, fisiologicamente il ragazzo sente troppo la pressione di un prezzo così alto per il suo cartellino, e dopo un Mondiale non proprio da ricordare, ritorna alla Lazio, che rifiuta ogni offerta possibile (si è parlato anche di 160 milioni di euro), e lo blinda rinnovandogli il contratto fino al 2022, a 3.2 milioni a stagione.
Tutto pronto per un’altra annata da incorniciare? In realtà non proprio, perché il serbo comincia la stagione nel peggiore dei modi (complice, va detto, l’aver saltato l’intera preparazione estiva): fisicamente indietro, poco lucido e molto lezioso, mai concreto e troppo, troppo spesso fuori dalla partita. In una sola parola, irriconoscibile.

In pochi mesi sembra cambiato tutto: il gigante del centrocampo laziale è spento, appannato, svogliato. Ed è subito un proliferare di considerazioni in merito, tutti a cercare versione più verosimile: “se ne voleva andare, non ha più motivazioni”, “fatelo entrare in condizione e tornerà lui”, “Inzaghi deve cambiare modulo, ci hanno studiato”, “gli hanno preso le misure”. Chi l’avrà detta giusta? Nessuno lo sa. Sta di fatto che Sergej vive dei mesi molto difficili, passando da essere idolo indiscusso a diventare bersaglio costante di critiche, primo colpevole di una Lazio che fa fatica a ripetersi ai livelli dell’anno precedente (anche prevedibile visto il dispendio fisico e mentale, cui si aggiunge una campagna acquisti non proprio adeguata).

Verso la fine del 2018, il giocatore sembra però rispondere presente, arrivano gol e prestazioni più convincenti, non ancora ai suoi livelli, ma si ricomincia ad intravedere un po’ del vero Milinković-Savić.

Le lacrime dopo il gol contro il Cagliari dimostrano quanto il ragazzo abbia sofferto questa situazione, al centro di voci, retroscena, indiscrezioni e di troppe (a volte ingiuste) critiche. Ora Sergej è tornato in campo, reduce da un infortunio muscolare capitato nel momento in cui stava tornando al top della condizione, e già ieri sera contro il Milan ha fatto vedere di essere pronto, sul pezzo, pronto a sgomitare con i difensori avversari e ad esaltare il popolo biancoceleste con le sue giocate, che hanno fatto innamorare l’Olimpico. I tifosi sperano che il “Sergente” nel giorno del suo compleanno possa regalarsi la sua versione migliore, ritrovare le energie fisiche e mentali necessarie per prendere in mano la Lazio e concludere al meglio la stagione, a cominciare da sabato sera…

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