Un magico Federer si regala il suo centesimo titolo in carriera, un traguardo più unico che raro che non fa altro che aumentare la magnificenza del campionissimo Aussie. Con quella di ieri a Dubai la tripla cifra è servita e l’ennesima impresa compiuta. Sì, perché, solo qualche giorni orsono tutti lo davano per morto, d’altronde i primi due turni, non facevano altro che valorizzare queste voci, poi la mano e l’orgoglio del grande campione sono venute fuori  e nella notte di sabato 2 marzo a Dubai, la centesima pagina del libro più glorioso del tennis mondiale è stata scritta.

Questa volta Roger si è preso la rivincita contro il greco Stefanos Tsitsipas che un mese e mezzo fa lo aveva estromesso dalla lotta al primo Slam dell’anno in Australia. Il giovane talento quando il re del tennis mondiale vinceva il suo primo titolo ATP aveva a malapena 3 anni, mentre il nuovo astro del tennis italiano, Jannik Sinner doveva ancora nascere. Questi i dati impietosi per la concorrenza, che da 18 anni a questa parte, è costretta a piegarsi a ripetizione alla grandezza, fisica e mentale, oltre che di talento puro talento, del giocatore elvetico.

Un altro dato importante è la percentuale di vittorie quando in campo c’era il titolo, siamo a 100/152, che per un gioco come quello del tennis, dove un qualsiasi particolare fa la differenza, è una percentuale irreale. Ma lasciando quelli che sono i puri dati, che però, rappresentano buona parte della verità, siamo di fronte ad uno dei più grandi sportivi di tutti i tempi. Trovare parole per descrivere quello che è Roger Federer diventa sempre più difficile. Come i vini più buoni con il passare degli anni anche il n.4 del mondo ha saputo migliorarsi, sviluppando una filosofia di gioco nuova e forse impossibile. Roger, grazie anche al prezioso aiuto di Rafael Nadal, ha portato il tennis verso orizzonti impensabili prima della loro era.

Federer rappresenta in tutto e per tutto l’ideale di campione perfetto, capace di non essere mai sopra le righe, ma allo stesso tempo di esaltarsi e colloquiare con il pubblico senza mai essere irrispettoso nei confronti dell’avversario. Capace di essere tanto diretto quanto disponibile con la stampa, capace di divertirsi con tutti i colleghi come di coprire la propria sfera privata senza divulgare nulla di quanto avviene in famiglia e nel tempo lontano dal campo. Un atleta vero che lascerà un vuoto infinito nel circo tennsistico mondiale. In questo il paragone con Valentino Rossi ci sta tutto. Come per il campione delle due ruote un degno finale di carriere sarebbe il decimo titolo mondiale, così per Roger chiudere con un titolo a Wimbledon sarebbe davvero magnifico. A volte i sogni si avverano, quale l’occasione di quest’anno per completare l’opera già portata ad un numero perfetto?

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