I Los Angeles Lakers non si qualificano ai Playoff NBA da cinque stagioni. Anche quest’anno, nonostante l’arrivo di LeBron, il rischio che i losangelini non riescano ad aggiudicarsi l’ingresso alla post-season, è ormai alto.

Infatti, dopo la clamorosa sconfitta di sabato notte contro i Phoenix Suns, i gialloviola si sono allontanati ancor di più dall’ottavo posto della Western Conference attualmente occupato dai San Antonio Spurs (35-29). Il record di James e compagni si attesta sul 30-33 e la stagione non sta andando esattamente come si aspettavano dirigenza e tifosi, tra infortuni e complicazioni varie che stanno facendo sì che sfumi anche l’obiettivo minimo di quest’annata.

 

Questo punto critico della stagione è arrivato soprattutto a causa del pesante infortunio all’inguine che ha tenuto LeBron fuori dai giochi per quasi due mesi, dallo scorso 25 Dicembre (in un Natale che il n.23 probabilmente ricorderà come il peggiore di sempre, almeno dal punto di vista lavorativo) sino a metà febbraio. Se è vero che già la scorsa estate si poteva prevedere che questa, per vari motivi,sarebbe stata un’annata di transizione, probabilmente nessuno avrebbe potuto immaginare una situazione simile a poco più di venti partite dalla fine della regular season. Solo negli ultimi due mesi, infatti, la compagine guidata da coach Walton sta facendo registrare un record negativo di 7-14 e, come detto, risalire la china sembra essere ormai un’impresa impossibile anche per chi ha in squadra quello che (nonostante i 34 anni) tutt’oggi probabilmente è il miglior giocatore della lega. Proprio per LeBron infatti, un’assenza dai playoff risale all’stagione 2004-2005, quando ancora, da sophomore, era all’inizio della sua lunga e vittoriosa carriera. Da quel momento, com’è noto, anche nelle stagioni più difficili ai Cavs James era sempre riuscito a trascinare i suoi fino all’off-season, se non addirittura alla finale NBA (che disputa initerrottamente da otto anni a questa parte). Adesso invece, dando anche uno sguardo al calendario che aspetta i Lakers da qui a fine aprile, il rischio che stavolta per lui si ripeta un’assenza come 15 anni fa, è più che concreto.

Nelle molteplici situazioni di questa stagione dei gialloviola ci sono sicuramente dei lati positivi, fra cui la solidità mostrata dai talentuosi (ma discontinui) Hart e Kuzma, due role player “a basso prezzo” anche per il futuro e che possono performare bene pure con un ruolo marginale. Tuttavia, dall’altra parte le enormi difficoltà difensive e la poca elettricità offensiva in certe fasi di gioco recenti, dovute in parte all’assenza dell’altro pesante infortunato Lonzo Ball, hanno fatto sì che l’amalgama della squadra non sia mai davvero arrivata. Lo stesso talentuoso Brandon Ingram, da cui ci si aspettava una stagione diversa (da secondo violino del Re, per intenderci) al momento si è dimostrato ancora acerbo ed inesperto. Così come i veterani Rondo, McGee, Chandler e via dicendo, sono stati eccessivamente altalenanti e troppo spesso addirittura dannosi per i risultati di squadra. Se è vero che, almeno per quanto riguarda Rondo, quest’ultimo nel corso della sua carriera spesso è poi riuscito a dare il meglio di sè ai playoff nonostante delle apparentemente negative regular season, è pur vero che in questo caso ai Lakers è mancata proprio la continuità di un giocatore del suo calibro.

Dal lato tecnico, Luke Walton stesso non è riuscito minimamente a dare un gioco riconoscibile e funzionale alla squadra, entrando spesso in contrasto con le “idee lebroniane” sulla gestione dei giovani e del gruppo in generale. Per lui adesso, tenere tutti sulla corda uniti a lottare per l’obiettivo sembra un compito davvero arduo, soprattutto se si pensa che già in molti lo vedano lontano da LA l’anno prossimo.
Non è un mistero infatti che già dalla scorsa sessione di trade (con il relativo caso Davies) ai Lakers ci sia aria di rivoluzione. Tuttavia, questa stagione sta dimostrando come spesso il rebuilding possa essere un vero e proprio fallimento, e anche avere dalla propria giocatori del calibro di LeBron (o di Davis, Durant, Thompson e via dicendo con tutti quelli che già adesso vengono accostati ai gialloviola per l’imminente futuro) non è garanzia assoluta di successo se alle spalle non c’è un progetto serio e concreto di crescita come gruppo e come collettivo.

In questo marasma, stanotte ad attendere i Lakers c’è quella che probabilmente è l’ultima vera e concreta chance di sperare ancora in una qualificazione ai playoff, ossia il derby di contro i Clippers.

A riguardo, significative sono state le parole dell’ex Ivica Zubac che ha parlato alla vigilia di questa fondamentale sfida spiegando cosa è cambiato per lui dopo il suo passaggio da una sponda all’altra della Città degli Angeli: “So come giocare contro di loro, come farli faticare: sono contento di giocare contro i Lakers per la prima volta nella mia carriera. Ho tanti amici, mi dispiace vederli perdere ma ogni loro sconfitta è un bene per noi, nella NBA va così. Ho visto quasi tutte le loro partite e ogni volta che li ho guardati mi sono detto: ‘Se fossi ancora lì, potrei dar loro una mano e fare la differenza in campo’. Ma non sono più la mia squadra. Quando ero con loro, ogni partita era tirata fino all’ultimo. Qui invece siamo sempre concentrati, e ogni possesso conta contro ogni squadra. Parole al veleno quell’ex centro gialloviola che rendono bene l’idea dell’importanza di questa gara. Infatti, con una vittoria dei Clippers e una sconfitta dei Lakers, il distacco tra le due salirebbe a cinque partite e mezzo, quasi insormontabili a questo punto della regular season.

Al contrario, una vittoria dei gialloviola potrebbe riaprire un minimo il discorso playoff, anche se il vantaggio di Danilo Gallinari e soci rimane consistente. Proprio quest’ultimo, come il compagno di squadra croato, ha parlato buttando altra benzina al fuoco: “Siamo più forti dei Lakers e adesso sfidiamo anche LeBron. Quest’anno, oltre al fatto che sia un derby, ha un significato fondamentale nella corsa playoff. I Lakers stanno attraversando un momento difficile e quando ho detto a inizio stagione che noi eravamo più forti di loro sapevo che, nonostante LeBron, erano una scommessa un po’ più complicata della nostra da vincere”. E la chiosa è proprio sul testa a testa contro James: “Non guarderò a quanti punti riuscirà a realizzare LeBron: se lui ne segna 50 e noi vinciamo, sono felicissimo lo stesso. Chiaramente giocare contro una leggenda vivente come lui è sempre stimolante e bellissimo, ma noi vogliamo portarla a casa”.

Un derby di Los Angeles che quindi promette di essere lo spartiacque definitivo per la stagione di entrambe, soprattutto per i Lakers che, a partire da stanotte, non possono più sbagliare.

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