“Sto facendo il mio lavoro in modo tranquillo e positivo. È il sogno di tutti giocare nel Brasile, se continuerò così sono sicuro che la chiamata arriverà di conseguenza.”

Parola di Felipe Anderson, un’intervista rilasciata nei primi giorni del 2019 ad un giornale brasiliano. A dir poco profetico, perché a due mesi di distanza possiamo dire che Felipe aveva ragione: convocato dal commissario tecnico Tite per le amichevoli del Brasile contro Panama e Repubblica Ceca del 23 e del 26 marzo. Quasi se lo sentiva, ne era consapevole, ma obiettivamente dopo una stagione fino ad oggi esaltante con la maglia del West Ham, era difficile pensare che il classe ’93 non venisse neanche lontanamente preso in considerazione. Dopo quasi tre anni dunque da quell’oro olimpico conquistato ai Giochi di Rio nell’estate 2016, Felipe tornerà a vestire la maglia verdeoro.

Stagione esaltante dicevamo quella del brasiliano, e i numeri sono dalla sua. Nelle prime 29 partite in Premier, Felipe ha messo a segno 8 gol e fornito 3 assist. Tornato nel suo ruolo naturale, quello di esterno d’attacco (nel caso specifico del West Ham di Manuel Pellegrini, nel 4-2-3-1), dopo che Simone Inzaghi lo aveva posizionato alle spalle di Ciro Immobile nel 3-5-1-1, (partendo spesso dalla panchina dietro Luis Alberto) o addirittura “demansionato” e schierato come quinto di centrocampo, Felipe è rinato, sta trovando continuità, e sembra davvero tornato ad essere quel giocatore che avevamo ammirato a Roma con la maglia biancoceleste nella seconda parte della stagione 2014-2015, periodo coinciso con la sua esplosione, dove Pipe, sotto la guida di Stefano Pioli, totalizza 10 gol e 11 assist in soli sei mesi, da dicembre a maggio, contribuendo in maniera decisiva a portare la sua squadra al terzo posto. Poi i malumori, le sirene di mercato, qualche infortunio e le tante, troppe panchine sotto la gestione Inzaghi, che lo vede e lo utilizza sempre più come “spaccapartite“, quel dodicesimo uomo cui basta davvero poco tempo per fare la differenza.

Paolo Condò lo scorso anno, commentando la prestazione di Felipe Anderson contro il Salisburgo nell’andata dei quarti di finale di Europa League (dove da subentrato, realizzò il gol del 3-2 dopo un’accelerazione palla al piede impressionante), disse che soltanto la Juve in Italia poteva permettersi il lusso di avere un’alternativa di questo calibro (facendo un paragone con Douglas Costa). Vero, ma in parte perché se per la Juve avere un giocatore come Douglas Costa in panchina poteva essere realmente un lusso, per la Lazio invece, vista la mancanza di cambi validi in panchina, forse più una necessità, una strategia. E forse per questo che a Felipe il ruolo di “spaccapartite” comincia ad andare stretto, e che lo spinge, di comune accordo con la Lazio, a cambiare aria.

Gli hammers spendono 38 milioni di euro per aggiudicarsi il cartellino del brasiliano, ma oltremanica aleggia un po’ di scetticismo, dato che in molti ritenevano troppi i soldi spesi per un giocatore che in Serie A era visto e utilizzato come alternativa. Felipe però farà ricredere tutti: non solo si adatta subito alla grande ai ritmi della Premier, ma riesce ad essere determinante e decisivo come in quei mesi magici del 2015. Ed è lui stesso a confermarlo: Questa è la mia miglior stagione in carriera, come quella con la Lazio nel 2014-15. Quell’anno nella prima parte avevo avuto alcuni problemi fisici che mi impedirono di dare il massimo. Fortunatamente sparirono nella seconda parte e andò tutto bene. Il fattore fisico è molto importante: in Inghilterra si gioca un calcio più rapido, c’è più dinamismo che esalta le mie caratteristiche. In Italia c’è invece più tattica e si lavora molto anche sulla difesa. Grazie alla Lazio e alla Serie A sono cresciuto molto”. Ed è verissimo: nella doppietta che vale la vittoria contro il Southampton c’è tutto Felipe Anderson: prima trova il gol con un gran destro da fuori, e poi chiude alla grande un contropiede (dove si esalta ed è più devastante) iniziato da Antonio. Bello da vedere e anche decisivo.

Anche dalle sue parole si capisce anche perché Felipe si sia adattato così rapidamente al campionato inglese. Il brasiliano in un campionato molto meno tattico rispetto alla Serie A e caratterizzato più dal fattore fisico e tecnico, può davvero esplodere (nuovamente) e cercare di confermarsi ad alti livelli. Intanto si gode la convocazione in nazionale, dove anche lui è consapevole del fatto che sarà difficile ritagliarsi un posto fisso, ma certo dovesse continuare così sarebbe davvero difficile, perché lo “spaccapartite” non ha più voglia di stare in panchina.

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