Ai Mondiali, si sa, spesso e volentieri si scrivono pagine indimenticabili della storia dello sport. Anche questa edizione, appena conclusa in quel di Seefeld, non ha tradito le attese, e i temi caldi al momento sono tanti. Purtroppo, spesso si ricordano gli avvenimenti per gli episodi negativi e forse anche ancora una volta così sarà. Il doping almeno per qualche giorno si è preso la scena, con lui il caldo che non ha mai praticamente abbandonato gli atleti, e quindi a suo modo un fattore. Ma andiamo con calma e per prima cosa è fondamentale analizzare quello che ci ha lasciato la pista.

Aprendo il dizionario e cercando la voce DOMINIO si legge: potere assoluto”. Solo così si può definire la Norvegia dello sci di fondo in questo Mondiale. 10 ori, 3 argenti e 5 bronzi, un bottino che alla sola pronuncia fa fermare il cuore di ogni appassionato, oltre che rendere delle piccole formiche tutte le altre grandi potenze dello sci di fondo mondiale. Doveva essere il grande duello fra Russia e Norvegia, e così è stato, specie nel settore maschile. Il risultato però è schiacciante e per certi versi anche impietoso, tutte le vittorie sono andate agli scandinavi che hanno saputo trionfare con quattro uomini diversi nelle gare individuali, Klæbo, Røthe, Sundby e Holund, e spuntarla con grande esperienza nelle staffette.

Ai vichinghi va anche la foto copertina della manifestazione. Con tre ori individuali e un argento in staffetta Therese Johaug si è presa a ripetizione il palcoscenico. Dopo la squalifica per problemi legati al doping, che la ha tenuta lontana dalle competizioni tutta la scorsa stagione, il fenomeno norvegese è tornata alla ribalta vincendo tutto quello che c’era sulla piazza o quasi. Le uniche in grado di mettere in difficoltà il trono Norge, sono state le svedesi nelle gare di squadra femminili, dove per due volte sono riuscite a vincere, in occasioni quantomai clamorose e con quelle che possono sembrare delle vere e proprie imprese. La Svezia ha poi trovato quella che sarà la dominatrice nel prossimo futuro, tale Frida Karlsson, capace di vincere un argento e un bronzo individuale oltre al metallo più pregiato nella sopracitata staffetta.

In chiave azzurra l’inizio molto positivo, l’argento di Chicco nella Sprint e il bronzo dello stesso Pellegrino in coppia con De Fabiani nella Team Sprint, è rimasto l’unica note veramente positiva. Male la staffetta maschile, peggio quella femminile,  qualche orribile prestazione dei singoli, sempre e comunque lontani dalle posizioni che contano. Purtroppo in questo momento non valiamo nulla di più, e quella di aver sbagliato spesso e volentieri la sciolina non può essere un’attenuante. Ora speriamo nella crescita di qualche giovane in grado di dare il dovuto supporto ai due top. A livello femminile siamo forse messi un po’ meglio con Anna Comarella che negli ultimi tempi ha fatto vedere segnali di crescita che fanno ben sperare in futuro più glorioso, rispetto al presente difficile.

Dispiace poi chiudere con quella che è la pagina più brutta e triste. Il terremoto doping, anche questa volta ha scosso l’intero mondo dello sport. La retata della polizia nell’albergo austriaco, kazako e estone, ha portato con sé l’arresto di cinque atleti, Alexei Poltiranin il più titolato. Sulla bocca di tutti però è finito Max Hauke, colto dalla stesse autorità locali mentre praticava una trasfusione a poche ore dalla 15km a tecnica classica, e ripreso da un video, ormai virale, che da solo sarebbe pronto a distruggere intere pagine di sport. Purtroppo, o per fortuna, non è e non sarà così, i valori dello sport vinceranno ancora ma anche questa volta la macchia malvagia del doping ci ha messo la sua mano e la cosa è alquanto triste.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here