Ci siamo lasciati la settimana scorsa, con l’isola Memmia e i portici del centro storico a fare da sfondo ai primi passi del Petrarca Rugby tra i grandi dello sport. Dopo l’esordio trionfante in Serie B, negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta la squadra del Tre Pini dimostrò grandi difficoltà nella massima serie e i risultati stentarono ad arrivare, ma mancava poco…

Il primo passo verso l’età dell’oro arrivò nella stagione 1968/1969 con l’approdo in panchina del leggendario Memo Geremia, ex pilone di ottimo livello. Geremia, all’età di 37 anni, decise di appendere gli scarpini al chiodo e passò dall’altra parte, guidando la squadra che lo vide tra i principali protagonisti per vent’anni (fino alla stagione prima). La nuova guida del Petrarca diede subito un’impronta tutta sua e completamente diversa dalla gestione precedente: vincere anche giocando male, difendere tanto, subire poco e segnare quel che basta per superare gli avversari. Un Nereo Rocco della palla ovale giusto per restare tra celebrità assolute passate per Padova.

Il Petrarca, per la prima volta, divenne una seria candidata alla vittoria finale. In tutto il campionato subì solo 68 punti in 22 partite, con un massimo di 12 nella sfida contro l’Esercito, partita comunque vinta 14-12. La difesa era formidabile, l’attacco meno. La stagione si concluse con un importante secondo posto alle spalle de L’Aquila, distante tre lunghezze, ma con un attacco nettamente superiore in grado di mettere a referto complessivamente circa 200 punti in più dei padovani.

La stagione 1969/1970 segnò la storia. La lotta per il titolo fu una questione a due tra L’Aquila campione in carica e il Petrarca di Geremia. Al primo momento clou del campionato, con lo scontro diretto alle porte, gli abruzzesi arrivarono al Tre Pini dando segnali di tensione e la partita fu la più dura della stagione. L’Aquila giocò da Petrarca e il Petrarca giocò da L’Aquila, i veneti volevano vincerla mentre nero-verdi giocarono per “non perdere”. La sfida finì 12 a 12 e Memo Geremia dopo la paritia dichiarò:

«Questo Aquila campione d’Italia non lo capisco. Viene qui solo per difendersi e giocare con i calcetti»

In seguito i “tutti neri”, guidati da Michelon, autore di un’annata inimmaginabile con 15 mete, vinsero dieci partite di fila fino alla sconfitta nella gara di ritorno sempre con L’Aquila per 5 a 3. Partita che poteva segnare negativamente il percorso verso lo Scudetto del Petrarca, nonostante ciò nelle 8 partite finali ne vinse 7 pareggiandone solo una con le Fiamme Oro (seconda squadra di Padova). 22 partite complessive, 19 vittorie, 2 pareggi, una sconfitta, 200 punti fatti, 96 subiti e 40 punti in classifica significarono una cosa sola: IL PETRARCA E’ CAMPIONE D’ITALIA.

L’anno dopo il primo storico trionfo fu una “passeggiata” di salute per i ragazzacci di Geremia, la difesa continuò ad essere solidissima e l’attacco divenne più prolifico. L’Aquila ebbe un crollo notevole e non ci furono reali pretendenti al titolo. Ciò significò il secondo titolo consecutivo per il Petrarca con 7 lunghezze sul CUS Genoa e sulle Fiamme Oro Padova.

Non c’è due senza tre, non c’è tre senza quattro, non c’è quattro senza cinque. Dopo il bis, il Petrarca divenne un’armata imbattibile. Gli innesti di Babrow e Crepaz, autori complessivamente di 29 mete, oltre al solito Michelon che mise a referto 115 punti nella stagione 1971/1972, portarono al Petrarca il tris con lo stesso podio dell’anno precedente. L’anno del poker fu il più sudato e si concluse con i tutti neri vincitori con un solo punto sugli eterni secondi del CUS Genoa.

La quinta vittoria sembrava quasi scontata per la superiorità dimostrata dal Petrarca, un cronista alla vigilia dell’inizio del campionato 1973/1974, alla domanda sulla possibilità di cinquina dei padovani:

«Se non decideranno di perderlo per assuefazione al successo vinceranno sicuramente»

Tuttavia, i padovani non avevano ancora fatto i conti con il ritorno prepotente de L’Aquila che, dopo la sconfitta del Petrarca contro l’Algida nella penultima giornata di campionato, si trovò a -1 dal primo posto. Il sospiro di sollievo arrivò nella partita finale quando i tutti neri vinsero 24 a 4 contro l’Intercontinentale. Vittoria che significò QUINTO SCUDETTO DI FILA PER IL PETRARCA.

L’impresa dei padovani fu qualcosa di sensazione e da quel filotto di cinque trionfi nessuno riuscì più a replicare le gesta dei tutti neri, solo lo stesso Petrarca ci andò vicino fermandosi a quota quattro negli anni Ottanta.

La settimana prossima parleremo degli anni ’80 con Vittorio Munari e David Campese

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