Se il Benfica è riuscito a superare il Porto e a portarsi così in vetta alla classifica della Primeira Liga il merito è soprattutto di una nostra vecchia conoscenza, una delle tante meteore che hanno attraversato (senza poi esplodere) la nostra Penisola: l’uomo del momento per os Águias di Lisbona è Haris Seferović.

Nel 2010 è la Fiorentina a portare in Serie A lo svizzero di origini bosniache per una cifra vicina ai 2 milioni di euro. Il primo anno in maglia viola si chiude con una presenza in campionato e una in Coppa Italia. L’allora diciottenne attaccante non riesce a ritagliarsi spazi importanti: da qui i vari prestiti, a Lecce prima, a Novara poi, dove realizza 10 gol in 18 partite. La Fiorentina però non sembra voler puntare su di lui e così lo cede definitivamente alla Real Sociedad nel 2013 per 3 milioni di euro. A San Sebastián l’avventura inizia nel migliore dei modi: la formazione basca batte il Lione nel doppio confronto dei preliminari di Champions League (0-2 in Francia, 2-0 all’Anoeta), e Seferović mette la firma sulla vittoria dell’andata con un fulminante sinistro al volo, dopo che un certo Antoine Griezmann, suo compagno di reparto, aveva aperto le marcature con una stupenda rovesciata.

Se però la parabola del petit diable in questi anni si è impennata verso l’alto, e il francese ha addirittura sfiorato il pallone d’oro, quella di Seferović ha preso tutt’altra direzione. Dopo quel gran gol al Lione, in quella stagione le reti totali sono soltanto tre. E allora ennesimo trasferimento, stavolta direzione Francoforte, 15 gol in 74 presenze con la maglia dell’Eintracht. La svolta arriva però e si chiama Benfica. Dopo un primo anno non proprio brillante, passato più un panchina che in campo, le cose cambiano nella stagione in corso: dopo l’esonero del tecnico Rui Vitoria, il suo giovane e promettente sostituto Bruno Lage (nato a Setúbal, come un certo special one), è dell’idea che dell’attaccante svizzero non si possa fare a meno.

E così dal 6 gennaio, il Benfica rinasce: 9 vittorie consecutive in campionato (36 gol fatti, 6 subiti), rimontato il Porto capolista (anche distratto e provato dall’impegno di Champions) che fino a tre mesi prima sembrava irraggiungibile, e che ora invece è secondo a due punti dalle Aquile di Lisbona. L’emblema di questa metamorfosi kafkiana-lusitana è proprio Haris Seferović: 4 gol messi a segno fino al 2 gennaio, ben 12 (11 in Primeira Liga, 1 in Europa League contro il Galatasaray) in 16 partite invece dal 6 gennaio ad oggi, che lo hanno portato al primo posto nella classifica cannonieri del campionato con 15 reti (media di un gol ogni 86 minuti), accompagnate da 6 assist. Nei primi tre mesi del 2019 considerando tutte le competizioni, lo svizzero è il giocatore che ha segnato più gol (12 appunto), in compagnia non proprio di due qualsiasi, come Messi e Mbappè, anche loro autori di 12 reti dal 1 gennaio ad oggi.

Fiuto del gol, buona tecnica individuale, velocità e un sinistro esplosivo. Questo è il giocatore che sta facendo parlare davvero tanto di sé, in Svizzera in particolare, dove stampa e televisioni sono davvero in fibrillazione per questo suo exploit, convinti che grazie a lui, dopo un’ottima Nations League, la nazionale elvetica di Vladimir Petković possa ambire ad un ottimo piazzamento ai prossimi Europei del 2020. Probabilmente quello che serviva a Seferović era soltanto un po’ di fiducia, trovare continuità: due parole totalmente estranee a quello che è stata la sua carriera fino ad oggi. Continuerà così o c’è da attendersi un nuovo e lungo periodo di buio, seguito dal solito cambio di maglia? Per adesso non lo sappiamo, quel che è certo è che se dovesse confermare quanto di buono fatto finora, vorrà dire che la meteora Seferović sarà definitivamente esplosa, questa volta per davvero.

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