“Può fare di meglio. Nel primo tempo non ha giocato bene, ha perso molti palloni e non ci ha aiutato in fase difensiva. Sono molto contento per la sua tripletta, ma deve e può migliorare.”

Questo il commento a caldo di Pep Guardiola in merito alla prestazione di Raheem Sterling nel match di sabato contro il Watford, vinto dai citizens per 3-1 proprio grazie ai tre gol del numero 7. Inconsueto sentire un allenatore parlare così di un giocatore che è uscito dal campo portandosi il pallone a casa, ma Pep, maniacale e perfezionista, non ha digerito troppo bene la prima frazione del suo esterno d’attacco. Impreciso, troppo frettoloso, molte scelte sbagliate, a tratti troppo lezioso, tant’è che per tutta la prima frazione è sembrato di vedere quel giocatore fumoso, poco concreto che aveva deluso ampiamente le aspettative (pagato la bellezza di 68 milioni di euro nell’estate 2015 al Liverpool) al suo primo anno con la maglia del City (sotto la gestione Pellegrini) e nella stagione successiva (quella del primo anno del tecnico catalano). Dopo un primo tempo in cui gli uomini di Guardiola hanno creato molto, ma sprecato altrettanto, ecco che appena entrato in campo nella ripresa, improvvisamente, Sterling si accende: in 13′ realizza una tripletta (con molte ombre sul primo gol, viziato da un evidente fuorigioco) che vale la vittoria per i suoi, regalando al pubblico di casa giocate di grande classe e a Pep tre punti fondamentali nella corsa per il titolo.

Insomma quando decide che è ora di iniziare a giocare, Sterling diventa devastante e ultimamente anche decisivo.

Contro lo Schalke è suo il gol del 2-3 al 90′ che permette al City di affrontare il ritorno con più serenità, e con la tripletta di sabato i suoi numeri stagionali sono sempre più interessanti: in Premier i gol sono 15, e ben 9 gli assist, mentre 18 sono i gol totali in tutte le competizioni, e i 18 gol realizzati in campionato lo scorso anno (record personale) sembrano essere facilmente raggiungibili, se non addirittura migliorabili. E dopo quell’incredibile campionato (2017-2018), oltremanica tutti riponevano nel giovane Raheem sogni e speranze per quell’estate del 2018, vedendo in lui quel giocatore che avrebbe permesso alla nazionale di Southgate di compiere un vero e proprio miracolo e permettere a quella coppa di tornare a casa. Tuttavia nell’Inghilterra, che pure è arrivata fino in semifinale, purtroppo il protagonista più atteso non ha ripagato le aspettative: troppa forse la pressione, un ruolo non del tutto adatto e ricoperto poche volte in carriera, sta di fatto che in Russia abbiamo visto un giocatore lontano parente di quello che due mesi prima concludeva la sua Premier con quasi venti gol segnati e prestazioni strabilianti.

La nuova stagione poteva cominciare con questo handicap, di un Mondiale vissuto intensamente ma che ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Invece Sterling non sembra risentirne, e il merito è forse del suo allenatore, di quel Pep Guardiola che spesso e volentieri lo critica per tenerlo sul pezzo, ma che poi non può fare a meno di esaltarlo. Raheem sente di ricevere tanta fiducia e risponde presente, gioca con continuità ed è uno spettacolo per gli occhi: in ogni partita pericolo numero uno per le difese avversarie, una minaccia costante, per la mole di gioco che crea, per gli assist, per i falli che riesce a prendersi, e per il numero di gol che ora riesce a segnare. Il main man del Manchester City i questo momento è senz’altro lui, Pep lo ha trasformato in un top player, lo ha reso completo, bello da vedere e tremendamente efficace. Che sia Sterling l’arma in più per arrivare al Wanda Metropolitano il 1° giugno?

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