Il biathlon è il diretto discendente  della gara a pattuglie militari, che regalò il primo oro olimpico invernale al nostro paese, nonostante fosse solo dimostrativa poiché lontana da quelle che erano le idee di De Coubertin. Allora, infatti, la disciplina era l’espressione della potenza militare, non è un caso dunque se Benito Mussolini diede una grande importanza a quel risultato del 14 febbraio 1936. La storia gloriosa racconta poi del momento magico tra gli anni ’80 e ’90. Poi il buio e la risalita grazie al prezioso lavoro della federazione, oltre al talento cristallino dei singoli.

Così l’attesa creatasi intorno alla squadra era tanta. In quasi tutte le gare individuali e a squadre cogliere la medaglia era un obbiettivo mai così vicino. L’incipit è subito stato molto positivo, con la splendida medaglia di bronzo colta nella staffetta mista. Così schierata la formazione  Vittozzi, Wierer, Hofer e Windisch per un risultato che per certi versi è anche stretto. Tanti gli errori commessi, anche se questo è il primo risultato da medaglia Mondiale nel format.

Poi un weekend nero, tanti errori al poligono e atleti lontani dalla zona calda per il podio. Tante le preoccupazioni, le nostre top si ridemensionate tanto dall’opinione pubblica quanto dai risultati, il vantaggio sulle avversarie sempre più esiguo e quella testa, sempre solida, attaccata da un avversario forse inarrestabile. Poi la ripresa. La 15 km femminile e l’argento di Lisa Vittozzi con uno 0 zero che parla di maturità, intelligenza e talento, è stato il grande segnale di positività per tutta la formazione. In primis, perché la forbice fra Wierer-Vittozzi e le avversarie dirette per la sfera di cristallo è tornata a salire, si spera in maniera definitiva. Poi, perché tutta la compagine azzurra ha goduto di una grande inizione positiva. Il 5° posto di Hofer nella 20 km e l’obbiettivo centrato di Windisch con la qualificazione alla Mass Start, sono solo le premesse delle nuove gioie.

La storia della Single-Mixed è breve, ma questa occupando sempre più un ruolo da protagonista, specie per la sua fascino, di una gara veloce e con tanti poligoni. Wierer e Hofer partivano anche con carte da podio vere. Perfetta la gara dell’uno e dell’altro per arrivare alla terza gioia, anche questa volta d’argento. Notevole sia la gestione del poligono, agevolato da ottime condizioni, che nella fase sugli sci stretti dove Hofer ha avuto la forze di seguire a lungo Jhoannes Boe.

Oggi, in un clima di festa totale ed incondizionata, iniziano le ultime gare della rassegna iridata, già di per sé indimenticabile. Le staffette, specie quella rosa, e le mass vorrebbero regalare quell’oro che manderebbe il nostro movimento direttamente alle stelle, oggi come in quel lontano 1936.

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