1527. La notizia del sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi fu preservata dalle autorità fiorentine al suo arrivo. Per il cardinale Passerini, formalmente governatore di Firenze in nome dei giovani Ippolito e Alessandro de’ Medici, seppure forte l’appoggio di papa Clemente VII – al secolo Giulio de’ Medici – , tale segretezza rappresentava l’unica possibilità di proteggere il potere. La famiglia Medici si stava infatti lentamente preparando a secoli di inesorabile tramonto dinastico: l’ovest non era troppo lontano come aveva profetizzato un lungimirante Ariosto circa 11 anni prima, alla nascita di Caterina De Medici, figlia di Lorenzo de’ Medici duca di Urbino, rimasta subito orfana:

”Verdeggia un ramo sol con poca foglia;/ E fra tema e speranza sto sospesa,/ Se io mi lasci il verno lo mi toglia/ Ma, più che la speranza, il timor pesa/ Che contra il ghiaccio rio, che ancora non cessa/ Il debil ramo avrà poca difesa.”

E ben presto il silenzio del segreto si ruppe. Gli aristocratici fiorentini erano saldamente determinti ad instaurare il terzo governo repubblicano estromettendo completamente i Medici.

Il debol ramo ebbe davvero poca difesa, prorpia almeno, fino a quando Carlo V e Clemente VII non firmarono il trattato di Barcellona, un accordo che sanciva la promessa dell’imperatore di riconquistare Firenze per i Medici e quella del papa di incoronare il sovrano. Indifesa, nonostate la prestigiosa azione di fortificazione per mano di Michelangelo, era allora la neonata repubblica fiorentina priva di appoggi internazionali.

L’esercito imperiale, agli ordini del principe d’orage Filiberto di Chalons, si accampò a sud dell’Arno e nell’ottobre del 1529 diede inizio ad un lungo assedio. Pochi mesi dopo, all’arrivo del nuovo anno, Firenze era circondata. Gli attacchi, la peste, il razionamento del cibo e la pressione fiscale, tormentavano i fiorentini per nulla intenzionati a concedere terreno concreto e psicologico. Dalla caparbietà delle genti di firenze nacque l’idea che lega per la prima volta il calcio – quello storico fiorentino – alla causa sociale. Era usanza in tutta la penisola italica portare a termine le più originali iniziative per rafforzare lo spirito dei cittadini e colpire il morale dei nemici. Lo scopo era quello di dimostrare agli eserciti invasori che la loro presenza non disturbava il regolare svolgimento delle attività cittadine. Si era parlato di ostentazione di monete d’oro sulle mura, di sfarzosi pranzi sotto gli occhi degli oppressori ma a nessuno prima di allora era mai venuto in mente di giocare a calcio per dare un segnale al nemico.

“Agli diciassette (del febbraio 1530) i giovani, si per non intermettere l’antica usanza di giocare ogn’ anno per carnovale, e si ancora per maggior vilipendio de’ nimici, fecero in sulla piazza di Santa Croce una partita a livrea, venticinque bianchi e venticinque verdi, giocando una vitella; e per essere non soltanto sentiti, ma veduti misero una parte de’ sonatori con trombe e altri strumenti in sul comignolo del tetto di Santa Croce, dove dal Giramonte fu lor tratto una cannonata; ma la palla andò alta, e non fece male né danno a nissuna persona.” 

”Teatro del Calcio sia la Piazza di S. Croce.” scriveva Giovanni de’ Bardi in un regolamento costruito da 33 articoli e risalente nel 1580.  Proprio ai piedi della Basilica di Santa Croce, molto prima che vi regnasse il marmoreo piglio di Dante, si svolse la Partita dell’Assedio. Nessuna fonte di quelle a noi pervnute racconta l’avvicendarsi della gara e tacciono tutti anche sull’ identità dei vincitori. Tutti, tranne un anonimo diario del XVI secolo che annota la vittoria dei Verdi sui Bianchi. Sarebbero stati quindi i Verdi ad aggiudicarsi il trofeo: una vitella, niente di più astutamente sfrontato in tempi di assedio. Anche se nel corso dei secoli si son tenute partite sul suggestivo paesaggio dell’Arno ghiacciato, nelle Terme di Diocleziano a Roma e, addirittura, una gara in onore di Eleonora de’ Medici e Vincenzo I Gonzaga arrivò ad far registarre oltre quarantamila spettatori, la partita dell’assedio resta la più importante per via della sua connotazione idilliaca e patriottica non sbiadita anche se la Repubblica vide di nuovo il ritorno dei Medici.

Per la prima volta il calcio, in abiti antichi certo, funse da sostegno morale e si dimostrò arma dalla buona impugnatura nei conflitti di natura antropologica e sociale. Ogni anno il 17 febbraio la piazza di Santa Croce torna nel passato, rianima la storia e assiste con entusiasmo alla rievocazione di quello scontro abbastanza lontano per divenir letteratura ma ancora troppo vicino per dirsi concluso. Nella stagione 2017/2018 l’ ACF Fiorentina, ha proposto insolitamente quattro seconde maglie per saldare il legame tra la squadra alla città di Firenze. L’elgante stile, firmato le Coq Sportif, ha visto rivivere e convivere nei colori e nei simboli i Rossi di Santa Maria Novella, i Verdi di San Giovanni, gli Azzurri di Santa Croce e i Bianchi di Santo Spirito.

”Quattro quartieri, un cuore viola” una lezione agli imperi.

 

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