A due giorni dalla più affascinante corsa italiana, con gli sprinter e i finisseur che si contenderanno la prima classica monumento della stagione, ricordiamo un’edizione che è entrata di diritto nella storia del ciclismo.

Il 21 marzo 2009, esattamente dieci anni fa, si disputò la centesima Milano-Sanremo con un appeal mediatico notevole visto il momento non del tutto roseo del ciclismo mondiale. Alla partenza si presentò Lance Armstrong come uomo di punta del Team Astana mentre dovettero dare forfait il campione in carica Fabian Cancellara ed il vincitore del 2004 e 2007 Oscar Freire (ex post trionfatore anche nel 2010).

Considerati i 298 chilometri del percorso, i favori del pronostico erano tutti riversati sugli specialisti delle “gare di un giorno” come Tom Boonen e Thor Hushovd, con anche il nostro Daniele Bennati in ottime condizioni, mentre per i velocisti si temeva fosse una fatica troppo estenuante per farli restare competitivi fino al traguardo di Piazza Dapporto. Ciò nonostante la corsa seguì un ritmo abbastanza sostenuto con una media di 44 km/h dopo i primi due terzi di gara, le squadre che si ruotarono in testa al plotone furono la Liquigas e la Quickstep, mentre la Saxo Bank a causa del ritiro dopo 30 km del capitano Stuart O’Grady abdicò relegandosi in fondo al gruppo.

La fuga del giorno non impensierì troppo e dopo 150 chilometri un gruppetto guidato da un giovanissimo Aleksander Kristoff (vincitore della Sanremo 2014) si trovò ad avere un vantaggio irrisorio. La caduta di Boonen però diede un ulteriore vantaggio ai fuggitivi poiché la Quickstep dovette rallentare per favorire il ritorno del proprio capitano.

Il momento clou della Sanremo 2009 arrivò sulla discesa di Capo Berta alle porte della salita della Cipressa, con la fuga ripresa e i big pronti a darsi battaglia per sparigliare le carte. Sulla Cipressa iniziarono a muoversi insistentemente gli scalatori, tra cui Stefano Garzelli e Michele Scarponi. Il forcing dei due italiani ridusse il gruppo a trenta unità, mandando fuori dai giochi anche Armstrong che andò “fuori giri”. Dopo la discesa fatta tutta d’un fiato, gli uomini della FDJ e della Diquigiovanni continuarono a tenere il ritmo alto fino all’imbocco del Poggio, la mitica ultima salita della “classica di primavera”.

Sul Poggio provarono l’azione decisiva due italiani, prima Filippo Pozzato del Team Katusha (vincitore dell’edizione del 2006) e poi Davide Rebellin, ma non trovarono l’accordo per andare fino al termine, con il vicentino nettamente superiore su un’eventuale volata a due rispetto al veronese. Così, una volta scollinati, il gruppo riprese la testa e, a due chilometri dal traguardo, lo sprint che tutti volevano scongiurare per il dominio evidente del mannese Cavendish sembrava essere oramai scontato.

Ai meno mille metri il Team Columbia iniziò a costruire il “treno” per la volata di Mark Cavendish, con Mark Renshaw pronto a fare da ultimo uomo all’omonimo connazionale. Ma, tra la fitta marea di maglie bianche e gialle sbucò una maglia nera del Team Cervélo di un tedesco sconosciuto alle folle incredule di Sanremo, Heinrich Haussler. Haussler, in quei 200 metri di gloria assaporò l’essenza di una carriera ad alto livello, il sapore unico che solo entrare nell’albo d’oro di una monumento può lasciare. Lasciò tutti di stucco e la vittoria dell’outsider sembrò ormai cosa fatta, ma non fu così.

Mark Cavendish ruppe tutti gli schemi e partì in un inseguimento folle e mai visto per uno sprinter puro (probabilmente il più puro degli ultimi vent’anni) ma Haussler sembrava imprendibile. Ai trenta metri dall’arrivo il tedesco era ancora davanti di una bici e mezza, ma con un colpo di reni Cavendish bruciò letteralmente al fotofinisch Haussler vincendo la centesima edizione della Sanremo, una delle più belle del terzo millennio.

Quel giorno segnò l’ascesa in paradiso di uno dei più grandi velocisti della storia del ciclismo, con all’attivo 46  tappe nei Grandi Giri (48 contando le crono a squadre), un mondiale e una quantità industriale di altri successi. Per il povero tedesco invece quei 10 secondi di gloria segnarono il momento più alto della sua carriera, fatta di tanta fatica da gregario e pochissimi successi.

La Milano-Sanremo è anche questo, una corsa dannata che Peter Sagan definisce «facilissima e difficilissima allo stesso tempo». Il 23 marzo scaldate i cuori perché ricomincia la stagione delle classiche monumento!

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