Hay un argentino que tiene la fe de Bergoglio y la velocidad de Fangio, toca como Piazzolla, emboca como Ginóbili y te hace latir el corazón como Favarolo. ¿Qué increíble, no? En el área es Gardel, remata como Sabatini, y si le das dos metros, te deja sin palabras como Borges. Vuela con la pelota en el pie como un Pagani Zonda. Y si te encara, te deja pintado como Quinquela. ¿Hiciste la cuenta?. Son diez argentinos en uno.” 

Così la Federazione Argentina ha voluto celebrare il suo genio, il suo diez, citando dieci tra gli argentini più illustri, in un video emozionante. Già, perché otto mesi e ventidue giorni dopo l’ultima volta è di nuovo Albiceleste per Leo Messi. La pausa di riflessione è giunta al termine, le voci sulla definitività di un possibile addio si sono rivelate infondate, nonostante questa volta l’argentino non si sia sbilanciato più di tanto, come nel 2016 – dopo la sconfitta in finale di Copa America, trofeo alzato poi dal Cile -, quando invece si era esposto chiaramente: “Ho fatto 4 finali (Coppa America 2007, 2015 e 2016, e Mondiale 2014) e non mi sono bastate per vincere. Ci ho provato, era la cosa che desideravo di più, volevo portare un titolo in Argentina, ma non ci sono riuscito, con la Selección è finita. Dopo la sventurata trasferta estiva di Russia 2018 invece le preoccupazioni erano molte, e l’assordante silenzio della Pulga aveva spaventato molto più di qualunque altra dichiarazione. Tant’è che alla prima convocazione per le prime due amichevoli del nuovo corso targato Scaloni, Leo si era chiamato fuori.

Ancora troppo forte e cocente la delusione dopo l’ennesimo fallimento con la maglia della nazionale. Sembra il preludio ad un lento ed inesorabile addio. L’Argentina però lo sappiamo è il paese delle telenovelas, dove il colpo di scena prima o poi, arriva. Ed ecco che il 7 marzo nella dei convocati del C.T. – ex Atalanta e Lazio – appare il nome della pulce. Inaspettato, quasi a sorpresa, ma sta di fatto che Leo è tornato. Da quanto si apprende dall’Argentina, Scaloni ha sempre mantenuto contatti con Messi, cercando di convincerlo in tutti i modi a tornare in nazionale. L’ago della bilancia è rappresentato proprio dal nuovo allenatore, indicato dalla Federazione come l’uomo che dovrà condurre l’Argentina alla prossima Copa America, che si terrà in Brasile dal 14 giugno al 7 luglio. Leo si è fidato del suo concittadino – entrambi Rosarini -, nutre tantissima stima nei suoi riguardi ed ora è pronto a calarsi nei panni del leader, dovrà essere quel faro che avrà il compito di guidare i suoi giovani compagni verso la conquista di quel trofeo, che all’Argentina manca ormai da troppo tempo.

Parlando più di tattica e di campo, questa sera (ore 21) la Selección giocherà al Wanda Metropolitano un’amichevole con il Venezuela, un impegno abbordabile che servirà all’altro Lionel – quello seduto in panchina -, per studiare quello che potrebbe essere un ipotetico assetto della sua squadra. L’ipotesi più accreditata vede l’Albiceleste in campo con uno sperimentale 4-3-3: davanti a Franco Armani, difesa a 4 con Tagliafico, Lisandro Martinez, Foyth, Mercado; Montiel, Lo Celso e Paredes in mezzo al campo; Gonzalo Martinez (il pity del River Plate campione del Sudamerica) e Messi ai lati del toro Lautaro (come nell’Inter, anche per quanto riguarda la nazionale, non c’è traccia di Mauro Icardi). Modulo che si presta a varie interpretazioni e che lascia presumere moltissimi cambiamenti a gara in corso vista la duttilità di alcuni elementi, tra cui Gonzalo Montiel: è probabile che durante la partita il giocatore del River possa abbassarsi ed andare ad occupare la posizione di esterno in una difesa a 5, lasciando così in mezzo al campo la coppia di volantes composta da Lo Celso e Paredes; più liberi di svariare Messi e il Pity dietro Lautaro Martinez in quello che si configurerebbe come una sorta di 5-4-1. Paulo Dybala ancora fuori dai radar, anche se Scaloni non ha escluso del tutto una possibile convivenza con Messi; secondo il commissario tecnico si tratta solamente di lavorare insieme, in modo tale da affinare intesa e movimenti.

Forse però questa sera parlare di tattica, di moduli, di movimenti non è così importante, dato che chi tornerà ad indossare la maglia argentina catalizzerà senza dubbio l’attenzione su di sé. Perché non è, e non sarà mai uno qualunque:

“Este viernes vuelve Messi a la selección, un genio que lleva la ilusión de cincuenta millones de argentinos. No te lo pierdas!”

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