Davide De Zan, milanese classe ’62, è una delle voci più note del ciclismo in Italia. Figlio dell’indimenticato Adriano, storico telecronista Rai, ne ha seguito le orme raccontando – su Telemontecarlo prima e Mediaset poi – numerosi Tour de France, Giri d’Italia e classiche monumento. Oggi è uno dei conduttori e firma del ciclismo di Sport Mediaset. È inoltre autore dei romanzi “Pedala!” e “In fuga”, oltre che del bestseller “Pantani è tornato”, sconvolgente indagine sulla morte del Pirata.


In occasione della centodecima edizione della Milano-Sanremo, che si corre oggi, abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con lui.

La Milano-Sanremo è la corsa che inaugura la stagione delle Classiche. Segna idealmente il passaggio tra inverno e primavera: dal cielo grigio di Milano, attraverso un Passo del Turchino spesso foriero di condizioni meteo proibitive, fino al tuffo nel mar Ligure. Qual è secondo te il segreto del suo fascino?
“L’imprevedibilità. Certo, si corre da tantissimi anni ed è stata vinta da campioni leggendari. Ma rispetto alle altre classiche ha questo finale imprevedibile, questa sequenza di Capi (Mele, Cervo, Berta ndr) da affrontare uno dopo l’altro, la Cipressa e il Poggio. Piccole salite, che però dopo tutti quei chilometri si fanno sentire. E l’arrivo in Via Roma, spesso in volata, che aggiunge incertezza alle tante incertezze già affrontate lungo il tracciato.”

Nella tua lunga carriera, hai raccontato tante Classicissime: quali sono i tuoi ricordi più vividi?
“Ho cominciato il mio mestiere di telecronista nel 1987, commentando in diretta proprio la Milano-Sanremo. Rischiando che fosse la prima e ultima! Debuttare con una Sanremo fu qualcosa di folle, ma allo stesso tempo irrinunciabile. Per cui ricordo certamente quell’edizione, vinta da Mächler. Così come ricordo i successi di Bugno e Chiappucci. E un’altra, che non ho commentato, ma vissuto come giornalista dalla linea del traguardo: quella di Mario Cipollini.”

23 marzo 2002, il giorno del Re Leone. Dopo un inseguimento lungo una carriera – con il secondo posto dell’anno prima, dietro a Zabel, ancora fisso nella mente – Cipollini finalmente trionfa in Via Roma. Subito dopo, la dedica a tuo padre.
“Da ragazzino Mario, dopo un ritiro del fratello Cesare alla Sanremo, fece una promessa a suo papà: “Un giorno te la vincerò io”. Con tenacia e coraggio, mantenne quella promessa. Fu un giorno particolare: alla vigilia Cipollini era molto teso, non voleva parlare con nessuno. Ed io, da amico prima che giornalista, rispettai quel desiderio. La sconfitta dell’anno prima gli era rimasta dentro, ma era fortissima la voglia di vincere. Prima della partenza gli consegnai una cosa alla quale tenevo tantissimo. Una foto di mio papà, che era mancato in agosto. Lui amava molto Mario, lo considerava anche più grande di ciò che fino ad allora aveva fatto. E Mario quel giorno corse con la sua foto in tasca, dedicandogli la vittoria subito dopo il traguardo. Fu una cosa che aggiunse per me emozione all’emozione stessa di vederlo vincere la corsa dei suoi sogni.”

Lo scorso anno, dopo un digiuno tricolore lungo dodici anni, la straordinaria azione di Vincenzo Nibali: in quale posizione collochi quella vittoria nella carriera dello Squalo?
“Non è facile miscelare corse a tappe e corse di un giorno. Di sicuro la Vuelta è stata importante perché Vincenzo, dopo una graduale e continua crescita, ha capito di poter vincere una grande corsa. Il Giro è la competizione che qualunque italiano ha nel cuore. E il Tour.. è il sogno di ogni ciclista. Se mi chiedi un podio metto al primo posto il Tour, al secondo il Giro e al terzo la Milano-Sanremo.”

Poggio protagonista nelle ultime due edizioni: potrà essere così anche quest’anno? Alle Strade Bianche abbiamo ammirato un Alaphilippe scintillante.
“E anche alla Tirreno-Adriatico ha mostrato una potenza invidiabile. Brillantezza, freddezza, capacità di leggere la corsa: è un corridore che arriva con tantissime energie nel finale, che gli permettono di essere molto lucido. Nel borsino dei possibili favoriti, Alaphilippe – per un colpo a sorpresa – è certamente al vertice.”

Se sarà invece arrivo in volata, è probabilmente favorita ancora la Deceuninck-Quick Step, con il nostro Elia Viviani. Ma gli avversari non mancano: Gaviria, Bennet, Ewan, Démare. Senza dimenticare quel “diavolo” di Peter Sagan, cui la Sanremo è finora sempre sfuggita.
“La Quick Step ha due punte, un gruppo di compagni di squadra pronti al sacrificio totale e direttori sportivi davvero molto capaci. Viviani in volata ha dimostrato di poter fulminare chiunque. Ma una volata dopo quasi trecento chilometri di corsa, e con un’ultima ora di gara così estenuante, è sempre atipica. Gaviria è l’avversario più logico, ma non sottovalutiamo un atleta straordinario come Sagan, che sa sempre tirare fuori il colpo del campione. Certo, vedere una maglia tricolore davanti a tutti a Sanremo sarebbe veramente un sogno.”

Alla Tirreno-Adriatico si è messo in mostra Bettiol, terzo nella tappa di Pomarance dietro Alaphilippe e Van Avermaet. Oltre a Gianni Moscon, leader designato del Team Sky per le classiche di Primavera – ma alle prese con i postumi di una caduta – può essere proprio lui una carta azzurra per le corse di un giorno?
“Lasciamolo crescere con calma. I segnali che ha dato finora sono buoni, molto buoni. Il problema è una concorrenza agguerrita e di grande qualità. Ma speriamo possa arrivare per lui l’acuto vincente nel corso della stagione, i chilometri da fare sono ancora tanti. Per il momento ci ha fatto vedere certamente belle cose. Spero abbia l’occasione giusta per mettere la sua ruota davanti alle altre, che sono davvero velocissime.”

Un ringraziamento speciale a Davide De Zan.

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Intervista di Diego Baracchi

Grafica di Francesco Daniel Severi

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