Troppo brutta per essere vera. È questo il primo commento a caldo che in molti hanno pronunciato dopo aver visto le prestazioni delle due Ferrari durante il primo Gran Premio della stagione di Formula Uno, ad Albert Park, in Australia. Circuito atipico con curve molto lente e molto veloci messe insieme, sconnessioni del tracciato e forse una temperatura troppo alta, sia climatica sia dell’asfalto, che non favorisce in maniera ottimale la reale potenza dei motori. Tutte motivazioni assolutamente valide, piene di significato tecnico, ma che non possono e non devono servire a giustificare una prestazione a dir poco opaca da parte delle Rosse di Maranello. È solo la prima gara, e si sa, il campionato di Formula Uno è sempre appeso al filo dell’incertezza e dell’imprevedibilità dei fattori in gioco; tuttavia, il weekend difficoltoso della Ferrari è innegabile e ci sembra dovuto analizzare le possibili cause di un ben poco lusinghiero 4° posto per Sebastian Vettel, e un altrettanto insoddisfacente 5° posto per Charles Leclerc.

Come più volte ribadito durante la presentazione della SF90, Ferrari ha decido di usare, per la monoposto del 2019, un centro sospensivo molto piu’ basso rispetto a Mercedes, favorendo una maggiore rigidità della vettura, la quale, viste le numerose sconnessioni caratteristiche di Melbourne, potrebbe aver danneggiato eccessivamente la scuderia del Cavallino Rampante. Altro campanello di allarme, forse il più evidente, è stato sicuramente dato dalla potenza del motore Ferrari, che sembra proprio non esserci mai stata durante questo weekend. Prove evidenti di questo problema sono le velocità di punta inaspettatamente basse raggiunte dalle due vetture durante il Gran Premio (addirittura dietro ad Honda) e gli allarmanti team radio dei due piloti, con Vettel che chiede urgentemente degli aggiornamenti sulla situazione del motore al proprio ingegnere di pista Riccardo Adami senza ricevere mai una risposta, e con Charles al quale viene comunicato solo dopo metà gara di usare la “race mode”. Al monegasco, inoltre, viene chiesto di girare sull’1:25:5, ma Leclerc riesce a ottenere come miglior tempo sul giro soltanto un mediocre 1:26:9.

Segnali preoccupanti dunque, soprattutto se pensiamo che per tutto il weekend i team motorizzati Ferrari sono sempre stati gli ultimi in termini di velocità di punta. Controprova di ciò è sicuramente la decisione da parte del team di non far rientrare Leclerc a dieci giri dal termine (quando si trovava a più di 30 secondi dalla vettura che lo seguiva, quella di Kevin Magnussen), per provare a realizzare un giro veloce e portare un punto in più in cascina. Forse delle pance troppo strette e quindi problemi di raffreddamento del motore, o forse un problema di armonizzazione con il resto della macchina. Secondo Mattia Binotto, da quest’anno team principal della Ferrari, la prova di Melbourne non ha assolutamente espresso il vero potenziale della monoposto.

Non essendo addetti ai lavori, non possiamo realmente sapere cosa ci sia dietro alla deludente prestazioni della SF90. Quel che ci auguriamo, da appassionati di questo sport, è che già a partire dal Barhein, fra una settimana, il distacco con Mercedes si possa ridurre in modo da permetterci di assistere ad uno scontro tra titani tanto atteso da mesi, con una Red Bull pronta a vestire i panni del terzo incomodo.

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