Con l’avvento di Roberto Mancini sulla panchina azzurra, l’Italia calcistica sta cercando di riacquistare – lentamente – una solida credibilità a livello internazionale dopo un biennio 2017-2018 a dir poco deludente.

Tuttavia, negli ultimi anni c’è chi è riuscito a fare ancor peggio di noi: parliamo dell’Olanda, l’altra grande assente agli scorsi Mondiali in Russia e addirittura anche ai precedenti Europei francesi.

Una mancata qualificazione che allora fece parecchio scalpore sopratutto pensando che, solo poco tempo prima, gli Orange avevano chiuso i Mondiali 2014 in Brasile al terzo posto e quelli in Sudafrica nel 2010 al secondo, superati soltanto da una storica Spagna che in quel quinquennio dominò il palcoscenico internazionale.
Naturalmente, le ragioni di quest’involuzione del calcio olandese sono state diverse: un’evidente calo dell’Eredivise negli ultimi anni, scellerate – e molteplici – guide tecniche non sempre affidabili (dal dopo-Van Gaal del 2014 si sono succeduti ben cinque CT), la discontinuità di parecchi giocatori, ma soprattutto, un evidente mancato ricambio generazionale.

Un po’ come successo all’Italia, nell’ultimo periodo l’Olanda non ha prodotto più talenti che riuscissero ad affermarsi a livello internazionale: i vari Castaignos, De Jong (Siem e Luuk), de Guzmàn, Claise, Lens, Feer, sono solo alcuni delle tantissime meteore che – chi per infortuni, chi per sfortuna o proprio per mancanza di una certa caratura – sono passate anche in Nazionale maggiore senza lasciare il segno. Ciò ha fatto sì che per anni gli Orange siano stati costretti a puntare ancora sui “soliti vecchietti”, da Robben a Van Persie passando per Snijider e via dicendo e che, fisiologicamente, dopo un po’ non sono più riusciti a tenere in piedi la baracca. Una confusione nelle scelte e nei giocatori che spiega anche perchè gli stessi Van Dijk, Wijnaldum, Strootman e Depay, i quali, a differenza dei sopracitati, caratura internazionale ne avevano eccome già gli scorsi anni, si siano resi protagonisti di prestazioni indifendibili una volta indossata la maglia arancione.

Una rappresentativa senza progetto e senza solide basi quindi, che naturalmente come unico risultato ha ottenuto soltanto fallimenti su fallimenti: assenze ai tornei internazionali troppo pesanti per una realtà così importante nella storia del calcio europeo.

Tuttavia, negli ultimi tempi, anche in questo caso (ma stavolta in positivo) come l’Italia pure l’Olanda ha iniziato ad intravedere la luce in fondo al tunnel. A cominciare da un convincente CT: dal post fallimento alle qualificazioni infatti, la guida tecnica è stata affidata ad un allenatore che da anni meritava una chance sulla panchina degli Orange, ossia Ronald Koeman, un tecnico da troppo tempo considerato “ancora acerbo” per un incarico prestigioso come questo nonostante avesse sempre fatto bene nei club in cui è passato.

Tutti ricorderemo gli anni al Southamphon in cui lanciò il tridente formato da Tadic-Pellè-Manè che ben figurò in quelle stagioni in Premier, portando addirittura gli inglesi (promossi solo qualche stagione prima) ad una storica qualificazione in Europa League.

Un tecnico esperto, preparato e soprattutto di personalità: Koeman infatti sin da subito ha avuto il coraggio di fare scelte importanti, come quella di chiudere definitivamente le porte agli storici leader dell’ultimo decennio. Per avviare un processo di ricostruzione, l’ex tecnico fra le altre dell’Ajax, si è posto come obiettivo principale quello di dare nuova linfa ad una nazionale che, come abbiamo visto, aveva ormai perso appeal. E infatti, non a caso il simbolo di questa rinascita è stato lo stesso Van Dijk, oggi capitano degli Orange e principale esempio di giocatore che, dopo alcune stagioni in sordina, si sta definitivamente affermando ad altissimi livelli.

Un progetto che adesso sembra delinearsi in maniera molto chiara: puntare su un solido gruppo di giovani cui affiancare qualche giocatore più navigato. E ciò spiega la presenza in nazionale di Babel, ad esempio, il quale anch’egli (come Van Dijk) pur non essendo più giovanissimo si sta ritagliando uno spazio importante, e degli stessi – sopracitati – Wijnaldum e Deepay, con quest’ultimo che ormai è diventato il leader tecnico indiscusso della rappresentativa. A loro ed altri che già erano nel giro della nazionale, pian piano si aggregano i vari talenti che stanno sbocciando in questo ultimo biennio: De Ligt, De Jong (Frenkie) e Van de Beek su tutti, senza considerare altri giovani molto interessanti come Chong, Kluivert, Lammers e tanti altri che ancora non trovano spazio in nazionale maggiore ma che stanno ben figurando nelle under.

Non è un caso allora che per gli Orange anche i risultati in campo hanno ricominciato ad essere positivi: sono stati loro infatti i protagonisti assoluti ai gironi di Nations League negli scorsi mesi chiudendo il loro al comando della classifica del proprio raggruppamento, battendo la Francia, pareggiando col Belgio e con la doppia soddisfazione di aver sconfitto anche la Germania all’andata strappando poi a loro il pareggio decisivo che è valso la promozione alle Final Four.

Per questo motivo, le qualificazioni a Euro 2020 sono un gran bel banco di prova per il rilancio della nazionale Orange, la quale anche in questo caso ha iniziato col piede giusto battendo l’altro ieri la Bielorussia per 4-0, con Deepay assoluto protagonista della gara con due gol e altrettanti assist per Wijnaldum e Van Dijk (giusto quei giocatori che Koeman ha saputo rivitalizzare).
Tuttavia, la vera prova del nove sarà domani sera alla Johan Cruijff Arena di Amsterdam proprio contro quella Germania superata qualche mese fa.

Staremo a vedere quindi se l’Olanda riuscirà ad aggiungere un altro tassello a quello che sembra essere proprio un progetto vincente e che ben presto potrebbe riportare la Nazionale dei Tulipani ai livelli che gli spettano, pedalando rapidamente come solo dei veri olandesi sanno fare.

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Fondatore e Direttore reponsabile della testata. Nella vita quotidiana uno studente 24enne di Giurisprudenza, nato e cresciuto a Catania. Oltre all’attività con Journalism Zoom, lavora come articolista ed inviato per la testata giornalistica registrata Catania Channel, che segue le vicende sportive e non solo dell’omonima squadra di calcio. Collabora inoltre in qualità di redattore con Calciomercato.com e saltuariamente, come web content, con vari blog sportivi. Ha partecipato al Corso di Alta Formazione Calcistica in Giornalismo e Uffici Stampa della scuola Élite Football Center a Milano. Ideatore e gestore della rubrica “Born Striker”, normalmente si occupa di approfondimenti su Calcio e Basket.

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