La campagna italiana di Julien Alaphilippe si conclude con l’ennesimo trionfo. Il traguardo di Sanremo lo incorona imperatore del mese di marzo, con quattro vittorie che entrano di diritto nella storia di questo sport. Sì, perché il campione transalpino ha portato tutti a scuola e in territori diversi: muri, fango, volate di gruppo e, dulcis in fundo, la prima Classica della stagione. Perfetti dal primo all’ultimo metro il “grillo” e la sua armata, la Deceuninck-Quick-Step, che si ripetono infallibili nelle gare di un giorno.

Nelle guerre, come nel ciclismo odierno, la tattica tende a fare la differenza e questa squadra ormai gestisce il tutto con innata disinvoltura. Poi chiaro ci vogliono grandi soldati che facciano la differenza quando serve, uno di questi è proprio il campione francese, con lui, Elia Viviani, Stybar, Gilbert e tanti altri grandi pedalatori. Il ciclismo è uno di quei sport di squadra che si vince e si perde sia da soli che con i compagni. Bravi a tenere la corsa chiusa e ben salda nelle loro mani, con gli altri spesso e volentieri costretti a correre in marcatura. Il treno blu ha deciso che, dopo 280km di pura attesa, si doveva provare con il francese sul Poggio, così è stato. Qualcuno gli è andato dietro nell’immediato, Sagan su tutti, altri hanno riacciuffato la testa in discesa, citofonare casa Nibali e Matej Mohorič, ma nessuno lo ha superato sulla linea d’arrivo. Esattamente due settimane fa eravamo qui a decantare la grandezza ciclistica di fenomeno, questa settimana ci ha insegnato anche la dote della potenza e della completa maturità.

Tra i gioiosi, però, c’è sempre chi esce sconfitto. Quel qualcuno coincide con Peter Sagan che ancora una volta torna a casa a mani vuote, svuotato di ogni energia sul Poggio, poco attento nello preparazione della volata finale e incapace di vincere contro atleti decisamente inferiori a lui su un traguardo come quello ligure. Il cielo azzurro, unito ad un insolito caldo tropicale, non hanno portato fortuna ai nostri atleti; coraggiosi si, ma impotenti difronte alla grandezza di Julien Alaphilippe. Il migliore è stato sicuramente Matteo Trentin che dopo aver seguito i migliori in salita si è giocato le sue carte una volta finita la discesa, ma ripreso da un grande Wout van Aert. Bene anche Vincenzo Nibali, ancora una volta lì dove doveva essere, in volata non poteva nulla. Premio per il coraggio a Bonifazio che con una grande discesa dalla Cipressa non ha trovato fortuna nella solitaria rincorsa verso il Poggio.

Ora l’appuntamento è fissato per il grande nord, dove freddo e pietre la faranno da padroni e altre pagine memorabili saranno scritte. 

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