Fra i tanti giovani ragazzi che, una volta fatta tutta la trafila con la Primavera, per un motivo o per un altro in Italia faticano a trovare spazio in prima squadra, da qualche anno c’è anche Mamadou Tounkara.

Tounkara è nato a Blanes, in Spagna, il 19 gennaio 1996 ma è di origini senegalesi. Vissuto sin da piccolo nella nativa cittadina catalana insieme alla sua famiglia, calcisticamente la sua carriera comincia proprio nella squadra più importante di tutte: il Barcellona. I blaugrana lo selezionano da bambino, quando a 8 anni inizia a muovere i primi passi nella famosa cantera blaugrana. Qui cresce a vista d’occhio: è un centravanti completo, fisicamente spaventoso. E se fuori dal campo è un ragazzo buonissimo (confermo ndr.), in campo è un leone. Segna gol a raffica e matura nel Barça a fianco di quel Keita con cui poi trascorrerà anche gli anni alla Lazio. Il destino di entrambi, infatti, è quello di lasciare la Spagna: nel gennaio 2012 le juvenil del club catalano decidono di fare piazza pulita, puntando solo su pochi nomi per l’attacco. E così Mamadou vede momentaneamente stroncarsi il suo processo di crescita.

Tuttavia, uno come Tounkara non si ferma davanti a niente, e infatti, dopo aver salutato la Catalogna, gioca per sei mesi nel piccolo club Farnes, dimostrando ancora di saperci fare e di meritare palcoscenici più importanti. Già in blaugrana lo avevano notato gli uomini della Lazio, gli stessi che si erano accorti di avere tra le mani l’occasione di scippare una pepita a mezza Europa quando Keita si è liberato. E infatti, proprio come il suo ex compagno ed amico, anche Tounkara, a fine agosto 2012, diventa biancoleste.

Qui per Mamadou nasce un amore che dura tutt’oggi. Alla Lazio giocherà per tre stagioni con gli Allievi prima e la Primavera poi: sotto la guida di Simone Inzaghi, Tounkara e compagni vincono tutto. In totale i trofei portati a casa saranno un Campionato Primavera (2012/2013) due Coppe Italia (2013/2014 e 2014/2015) e una Supercoppa Primavera (2014); a livello personale invece, nell’arco del triennio Mamadou segna ben 23 reti in 63 presenze e si attesta fra i talenti emergenti più promettenti di quel periodo. Lui e Keita sono i giovani più chiacchierati e considerati anche in ottica prima squadra. Tuttavia, stavolta a differenza del compagno (che rimane in prima squadra), una volta terminato il percorso giovanile Mamadou prova ad acculumare esperienza andando in prestito in Serie B, prima al Crotone e poi alla Salernitana. Due esperienze in cui purtroppo non lascia il segno, e così rientra alla Lazio. Rimarrà nella Capitale un altro anno e mezzo, facendo anche il suo esordio in prima squadra con il numero 71, in onore del famoso gol di Lulic in finale di Coppa Italia nel 2013.

Sì, perchè Mamadou è davvero legato alla “sua” Lazio, pur essendo stato costretto a lasciarla in queste ultime stagioni in cui ha un po’ girato per l’Europa in cerca di continuità.
L’anno scorso è stato per sei mesi al Flamurtari in Albania, mentre quest’anno si è diviso fra lo Schaffhausen in Svizzera e il suo attuale club, l’MFK Zemplin Michalovce in Slovacchia, dove finalmente – grazie ad un’ottima forma fisica dopo sfortunati mesi di infortuni – sta giocando con regolarità. Il suo cartellino è ancora di proprietà della Lazio, dove tornerà a giugno. Da vero tifoso quale è, Mamadou spera di rimanerci davvero alle Aquile questa volta, ed è quello che gli auguriamo anche noi, che oggi abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui.

Ciao Mamadou, intanto come stai? Da un mesetto ormai hai affrontato questa nuova avventura in Slovacchia al Michalovce nella Fortuna Liga: come ti stai trovando a livello ambientale?

“Sto bene, sto bene grazie. In Slovacchia tutto alla grande: qui finalmente ho trovato un po’ di felicità dopo alcuni mesi difficili. Adesso invece quando scendo in campo sono davvero carico e positivo per dare il massimo.”

Da poco hai ritrovato anche la via del gol: immagino che per un attaccante sia difficile passare dei periodi “poco prolifici”. A livello personale, che obiettivi ti sei posto per questa stagione?

“Sì, ho trovato il gol dopo 175 giorni ‘di astinenza’. Che dire, ovviamente per me è stata una liberazione. Mi dà fiducia in me stesso ed è uno stimolo in più per continuare a lavorare e cercare di fare bene.”

Due parole sulla tua cara Lazio, di cui come abbiamo detto sei molto tifoso. Riesci a seguire sempre i biancocelesti?

“Sulla mia cara Lazio c’è poco da dire. Posso parlarne solo bene, dicendo ‘grazie’ per tutto quello mi ha dato e per avermi fatto crescere come uomo e come professionista. Le partite faccio tutto il possibile per vederle sempre e penso che la Lazio sia una grande squadra quest’anno.”

Ti ha impressionato la crescita di Inzaghi come allenatore? Tu l’hai avuto in primavera fino a qualche anno fa. Qual’è, secondo te, la sua qualità migliore?

“Sul Mister non avevo nessun dubbio, anche con la Primavera aveva dimostrato tutto. Per tre/quattro anni siamo stati la squadra più forte d’Italia e abbiamo vinto tutto. I meriti non possono che essere anche suoi.”

Oltre al Mister, ci sono altri ex Primavera con cui ancora ti senti? Uno su tutti probabilmente è Keita, che è un tuo grande amico.

Certo, anche adesso mi sento con tanti di loro. In generale, a tutti i miei ex compagni di squadra auguro solo il meglio. Keita è un amico, siamo cresciuti insieme e sono molto felice per lui ovunque vada.

Da sempre sei stato paragonato a Balotelli, sia per una chiara somiglianza fisica che, soprattutto, per le vostre caratteristiche. Anche lui so essere un tuo grande amico: quanto ti fa piacere l’accostamento a Mario?

“Mi ha sempre fatto molto piacere. Ogni tanto ci sentiamo e questo per me è stato un sogno realizzato visto che lo seguivo da piccolo. Adesso siamo amici, quando vengo a Brescia ci vediamo, anche con suo fratello Enock con cui ho un gran rapporto. Sono felice di questo, loro sono due ragazzi meravigliosi e davvero quando siamo insieme sono solo risate e bei momenti.”

In generale, ci sono altri attaccanti a cui ti ispiri o prendi come modelli?

“Certo, ce ne sono tanti. Su tutti, da piccolo ammiravo tantissimo Samuel Eto’o, anche perchè giocavamo entrambi nel Barcellona in quel periodo e ce l’avevo sempre a due passi. Mi è sempre piaciuto tanto anche Didier Drogba comunque. Sicuramente loro due sono fra i miei idoli.”

Per chiudere, una domanda sul tuo futuro. Dopo queste esperienze all’estero, il tuo obiettivo è tornare in Italia? Sogni ancora la Lazio?

“Il mio sogno è tornare a casa. La Lazio è nel mio cuore: sogno di segnare ed esultare sotto la curva meravigliosa che abbiamo. Ovviamente se in futuro si dovessero aprire anche altre porte andrei volentieri a cercare spazio, ma se devo dire cosa desidero per me c’è solo giocare all’Olimpico con la Lazio.”

Un ringraziamento speciale a Mamadou Tounkara.
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Intervista di Marcello Mazzari

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