Se c’è una città che in Italia, storicamente, rappresenta la capitale della pallacanestro, è Bologna. Dai quartieri popolari come la bolognina a luoghi storici come i Giardini Margherita, il campetto, per il bolognese è un’istituzione al pari dei tortellini e dell’Università. Nel capoluogo emiliano, come in pochi altri luoghi nel nostro paese infatti, lo sport nazionalpopolare per antonomasia, il calcio, ha una rivale autorevole allo scettro di disciplina prediletta per i ragazzini della zona, che spesso dividono le loro giornate equamente tra palla a spicchi e palla ad esagoni. Se però, al Dall’ara, l’unica maglietta consentita ha delle strisce verticali gialloblu, quando arriva l’ora di trasferirsi al palazzetto, il cuore della città si divide in due: Virtus e Fortitudo. Nelle stagioni tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, i riflettori della pallacanestro italiana  (e spesso europea) erano puntati sui campioni che si sfidavano all’ombra delle Due Torri, dove si alternavano alcuni dei migliori giocatori mai transitati nei campionati del continente, e che più di una volta sono serviti come trampolino di lancio verso l’èlite del basket: la Nba. Sono questi gli anni in cui la Fortitudo, che fin dalla sua fondazione ha vissuto schiacciata dall’ingombrante presenza di un vicino di casa plurititolato quali le V nere, arrivò finalmente a competere con i cugini, fino ad attestarsi come una squadra di vertice sia in Italia ed in campo internazionale. 

Fondata nel 1932, si trattò, di fatto di una società quasi amatoriale per i suoi primi decenni fino al 1962 quando, per la prima volta nella sua storia riuscì ad approdare nella massima serie, consolidando negli anni ’60 la sua posizione più o meno costante in serie A. Da allora, l’affermazione come seconda squadra cittadina procedette spedita, “ufficializzata” dall’acquisizione nel 1966 della Sant’Agostino Bologna: ora nella “Dotta”, le squadre da tifare erano necessariamente due: o Virtus o Fortitudo. Fu proprio in quegli anni che si marcò la differenza tra le due tifoserie che, come in molti dei derby in giro per il mondo si divise fondamentalmente per questioni socio-economiche:già in quegli anni infatti, la Virtus, vincente e zeppa di campioni, richiedeva più soldi per andare al palazzetto: dunque chi non poteva permettersi i biglietti, portava la famiglia a vedere gli squadroni di serie A giocare sul campo della F, che consentiva alla Bologna popolare di godersi la pallacanestro professionistica e che proprio nelle classi meno abbienti costruì il proprio principale bacino di tifoseria. A tal proposito, proprio la tifoseria delle Aquile rappresenta uno dei vanti della squadra: risale infatti al 1970 la Fossa dei leoni: il gruppo ultras trainante nonchè il più antico dell’intera pallacanestro nazionale.

Dopo un paio di decenni segnati di buoni piazzamenti in campionato e nelle coppe, che tuttavia non riuscirono a portare trofei in bacheca. La svolta avvenne negli anni ’90 quando Giorgio Seragnoli (detto l’Emiro) acquistò la società immettendovi capitali tali da renderla una delle più ricche d’Europa e poter finalmente competere ad armi pari con i top club, non ultimi i cugini virtussini. Dal 1996 al 2006 vennero disputate 10 finali scudetto su 11 e i felsinei presero ininterrottamente parte alla massima competizione europea per club: l’Eurolega. La bacheca vide finalmente entrare qualche trofeo: nel 1998 arrivò la prima storica Coppa Italia e nel 2000 fu finalmente il turno dello scudetto, che verrà bissato nel 2005. In quegli anni passarono alcuni dei migliori atleti del basket nazionale come Gianluca Basile (che proprio dopo aver vinto da capitano nel 2005 migrò a Barcellona), Dan Gay, protagonista fino al 2000 sul parquet e ritornato da allenatore nel 2007 e soprattutto l’uomo simbolo del decennio F: Carlton Myers, tra i migliori cestisti italiani di sempre ed idolo indiscusso della tifoseria, nonchè pilastro della nazionale azzurra di fine anni ’90.

Ma dopo il successo in supercoppa italiana nel 2007 (che fu la rampa di lancio per la carriera in Nba di Marco Belinelli), incominciò il declino che nel 2009 portò alla retrocessione la squadra nella serie cadetta. Da lì un calvario durato 10 anni tra problemi economici, rifondazioni, fallimenti e risalite fino al ritorno in serie A sfumato solo all’ultimo atto contro Brescia nel 2016. 

Con la vittoria del 31 marzo 2019 contro Ferrara, la Fortitudo stacca matematicamente il biglietto per la prossima stagione del massimo campionato di basket italiano. La serie A riabbraccia una delle squadre storiche del paese, i palazzetti riacquistano una delle più calde tifoserie del nostro panorama cestistico e Bolgna rivivrà finalmente la stracittadina al più alto livello.

La Fortitudo Bologna disputerà la serie A 2019/20 e per tutti il campionato sarà un po’ più bello.

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