Marvin Vettori, classe 1993, nasce a Trento e combatte da quando ha sedici anni. Subito dopo aver finito la scuola superiore parte per Londra, dove vive due anni. Lì lavora come buttafuori di notte per permettersi gli allenamenti alla London Shootfighters. Il 3 agosto 2013 esordisce e vince contro Tom Richards per rear-naked choke al primo round. Seguono altre quattro vittorie al primo round, tutte per sottomissione. Successivamente arriva un sconfitta pesante in un match valevole per il titolo di UCMMA contro l’inglese Bill Beaumont. Dopo quell’incontro torna in Italia, attraversando un periodo non facile per sua stessa ammissione, in cui la sua crescita come fighter sembra trovarsi ad un punto di stallo. Così decide di iscriversi a Venator FC, nella categoria dei pesi welter (77 kg), dove arriva in finale e vince per decisione unanime contro Daniele Scatizzi al termine di un match non facile, conquistando di fatto la cintura.

Marvin capisce che per conseguire quella crescita tecnica necessaria per diventare un fighter ai massimi livelli deve allenarsi con i migliori e così decide di recarsi in America per un camp, precisamente alla Kings MMA di Huntington Beach, California. Da lì in poi il suo background di fighter cresce giorno dopo giorno e ad un’ottima base di lotta aggiunge uno striking efficace, costruendosi un record di tutto rispetto (dieci vittorie e solo due sconfitte) che lo porta ad essere chiamato in UFC (Ultimate Fighting Championship), la divisione di arti marziali miste più importante al mondo.

In UFC “The Italian Dream” combatte nella categoria dei pesi medi (84 kg) e ad oggi il suo record è di 2-2-1 (due vittorie, due sconfitte e un pareggio).
Non combatte da quasi un anno per via di una squalifica da parte dell’USADA (United States Anti Doping Association) basata sul ritrovamento di una infinitesimale traccia di ostarina nei suoi esami. Squalifica che resta ancora di entità incerta.

In questi giorni è tornato in Italia per stare con famiglia, amici e ovviamente allenarsi, staccando un po’ dalla solita routine americana.
Noi di Journalism Zoom abbiamo avuto il piacere di sottoporgli qualche domanda fra passato, presente e futuro.

Ciao Marvin, immaginiamo starai utilizzando questo periodo per ricaricare le batterie in vista del tuo ritorno nell’ottagono

“Si, sto usando questo periodo per migliorarmi da un punto di vista mentale e fisico, tornare a casa è sempre una bella sensazione. Per quanto possa piacermi stare in America, non la sento casa mia. Qua c’è la mia famiglia, ci sono i miei amici. L’Italia è casa mia. È passato molto tempo dall’ultima volta che sono tornato e, anche se poi quando sono qui ho sempre mille cose da fare (si riferisce a camp, allenamenti e incontri di business n.d.r.), le faccio con piacere perché mi danno modo di staccare da quella che è la realtà americana. Inoltre, da ormai nove mesi a questa parte alleno il mio striking con Max Reppucci che mi ha fatto migliorare in maniera esponenziale. Oltre a lui, mi sono allenato insieme ad altre persone che ringrazio tantissimo, quando vengo qua riesco comunque ad allenarmi bene.”

Sono ormai più di nove mesi che sei inattivo dai combattimenti per imposizione dell’USADA. Immaginiamo sia difficile gestire una preparazione senza sapere quando potrai combattere ancora, tuttavia il tuo fisico ha bisogno di restare attivo. Come stai strutturando l’allenamento?

“È una situazione un po’ particolare, non mi hanno mai dato delle tempistiche di squalifica precise. Mi alleno giorno dopo giorno per migliorarmi in ogni ambito. Cerco di restare sempre concentrato, sul pezzo, senza demoralizzarmi. In America dicono “trust the process” e quindi voglio essere fiducioso. Sono sempre in forma, mi alleno in modo intelligente, spingendo il giusto ma senza rischiare infortuni inutili, senza rischiare il sovrallenamento. Sento di aver fatto un gran lavoro in questi mesi, sono migliorato tanto.”

Il tuo percorso in UFC è stato fino ad ora abbastanza lineare e graduale. Gli avversari si sono fatti man mano sempre più difficili, fino ad arrivare ad Adesanya. Alcuni pensavano sarebbe stato un match a senso unico (forse anche per l’hype che si era creato intorno a lui), invece tu gli hai tenuto testa alla grande, come conferma la non unanimità della sua vittoria. Come ricordi il match? Forse potevi osare qualcosa in più a livello di takedown?

“In realtà il mio percorso in UFC non è stato molto lineare. Il primo match (contro Alberto Uda, vinto per sottomissione in ghigliottina n.d.r.) è stato abbastanza facile e l’ho superato alla grande. Nel secondo ho beccato “Cara de Sapato”, per certi versi un po’ precoce come avversario, uno con tanti match in UFC che possiede un grappling molto forte ed efficace. Molto “game” come direbbero in America (nello slang americano un termine usato per identificare qualcuno di tosto, che ci sa fare n.d.r.), e non è un caso che dopo la vittoria contro di me abbia continuato a vincere. Ad oggi è uno dei top 15 nella categoria dei medi. Ora come ora mi piacerebbe tantissimo affrontarlo nuovamente e penso che, con i mezzi a mia disposizione, potrei fare molto bene. Diciamo che forse allora era un pochino precoce ma ci stava. Il terzo match contro Miranda, un bravo striker, l’ho vinto bene. Il penultimo con Akhmedov è stato più una scazzottata. Sento di aver sottoperformato perché mi sono fatto tirare dentro nella rissa quando invece potevo fare un match più tecnico e portare a casa la vittoria in maniera più facile. Quel pareggio mi è stato un po’ stretto. L’ultimo incontro con Adesanya è andato come è andato. A fine match ho avuto ottime sensazioni, ho fatto molte buone cose. Mentalmente e fisicamente stavo veramente bene. Se ci fosse stato il takedown nel primo round avremmo messo proprio una pietra sopra e la mia vittoria sarebbe stata netta. Non c’è stato, il match era molto tirato. Da allora lui ha fatto questa scalata (quinto nel ranking dei medi n.d.r.) ma non è assolutamente imbattibile. Anzi non vedrei l’ora di affrontarlo nuovamente. Poi a breve combatterà contro un mio compagno di squadra, Kelvin Gastelum. Sarà interessante vedere come farà, io mi alleno tutti i giorni con lui. Vedo tutti questi cinque match come un grande percorso di assestamento e di crescita, per arrivare poi al mio ritorno dove andrò… come dire… dove ribalterò la divisione, un match dopo l’altro. Non riusciranno nemmeno a farmi male. Voglio vincere sempre e arrivare alla cintura.”

Fermandosi un attimo ad analizzarla, dall’ultima risposta di Marvin trapela grande fiducia, data dalla sicurezza nei suoi mezzi da non scambiare per arroganza. Ci sono sentimento di rivalsa e voglia di dimostrare, caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto e che in qualche modo costituiscono alcuni suoi punti di forza.

Marvin è un ragazzo estremamente determinato e metodico, maniacale nella preparazione e nell’allenamento. Osserva, impara e mette in pratica. Un fighter completo e aggressivo. La sua mente sembra programmata per combattere e lo si può osservare soprattutto nelle movenze, sintomo del processo tecnico di miglioramento che sta attraversando. Oltre l’atleta però, si nasconde un lato più umano di grande emotività e sensibilità.

Alla King’s MMA ti alleni con grandi campioni; ma non stai solo lì, ti sposti anche di centinaia di chilometri al giorno per andare ad imparare dai migliori nelle diverse discipline. Ricordo che lo facevi già a 16 anni, quando eri a Trento. In questo incarni l’essenza delle MMA, ovvero la capacità di apprendere e fare propria ogni disciplina del combattimento per andare alla ricerca del proprio stile, unico e personale. Raccontaci che fighter sta diventando Marvin Vettori e in cosa ti senti più migliorato?

“Mi sono sempre mosso parecchio e questo mi ha sempre fatto essere molto aperto mentalmente. Negli anni ho cercato di aggiungere al mio arsenale più skills possibili e imparare qualsiasi tipo di cosa utile al mio game. A maggior ragione durante quest’anno sento di essere migliorato davvero tantissimo. Sento di avere veramente un vantaggio a terra, in piedi, sulla forza fisica. Anche nel wrestling sono migliorato veramente tanto. Posso fare tutto, il wrestling come un wrestler, un jiu jitsu di alto livello e posso fare striking con chiunque. Vedrete un sacco di finalizzazioni e KO nei prossimi match.”

Un altro italiano ha appena ufficializzato il suo primo match in UFC. Come vedi Amedovski? Pensi che un giorno potreste ritrovarvi uno di fronte all’altro nella gabbia?

“Ho visto che Alen Amedovski ha firmato, mi sono allenato proprio l’altro giorno con lui. L’ho trovato molto migliorato. Per tanti versi è cresciuto parecchio anche allenandosi con me negli ultimi anni. Fa sorridere ed è allo stesso tempo una figata che due trentini, senza praticamente le palestre per allenarsi, siano arrivati in UFC. Quando tornavo da Londra mi allenavo spesso con lui, è migliorato tanto anche grazie a me. Poi in questi due anni (post infortunio al ginocchio n.d.r.) si è allenato veramente tanto ed è migliorato tantissimo, anche dall’ultima volta che ci eravamo allenati insieme sette o otto mesi fa. Può far bene. Per quanto riguarda un possibile nostro match non lo so, adesso non ci penso sinceramente. Se un giorno ci daranno tanti soldi per combattere uno contro l’altro non ci saranno problemi. La nostra professione è quella di combattere e si combatte, dopo il match ci si abbraccia. Non tutti i match sono una cosa personale.”

Una breve parentesi su Amedovski (record perfetto di 8 vittorie – tutte per knockout – zero sconfitte e zero pareggi), che il 20 aprile a San Pietroburgo farà il suo esordio in UFC contro Krzysztof Jotko (19-4-0). Non tragga in inganno l’età o il fatto che arriva relativamente tardi in UFC. Probabilmente ci sarebbe già da un po’ se gli infortuni non ne avessero condizionato il cammino.

Si tratta di un fighter pericoloso per chiunque, che possiede uno striking di altissimo livello. Avremo comunque modo di parlarne in altri pezzi.

Siamo ormai ad aprile, si sa qualcosa dall’USADA?

“Per quanto riguarda l’USADA, a breve si dovrebbe sapere qualcosa di sicuro.”

A detta di tanti addetti ai lavori (soprattutto negli USA) sei uno dei prospetti più interessanti nella categoria dei medi. Senti la pressione?

“Non sento assolutamente alcuna pressione. Per il livello che ho raggiunto la pressione me la mangio. La mia consapevolezza e la mia visione del match mi fanno ragionare così. Mentalmente sono tranquillo, il mio approccio al match lo è.”

Il tuo background come fighter è molto completo, tuttavia nel tuo striking manca forse il classico “colpo del KO”. Credi di poter migliorare in questo aspetto?

“In questo periodo ho lavorato veramente tanto in piedi. Magari non avrò il pugno del KO alla Mike Tyson però, migliorando la tecnica, ho creato uno stile che è veramente scomodo per chiunque. Mi muovo come un lightweight, ho il volume di un lightweight ma faccio male come un middleweight. Magari non spengo con un colpo ma il volume di combinazioni e il footwork che ho acquisito saranno ingestibili per chiunque. Si può immaginare come una candela alla quale viene messo sopra un involucro e la candela si spegne. Quella candela è il mio avversario e io sono l’involucro, così sarà. Porterò allo sfinimento ogni avversario che mi troverò davanti e i miei incontri finiranno per sottomissione o KO.”

Cosa significa allenarsi con campioni del calibro di Fabricio Werdum?

“Ormai sono anni che mi alleno in America, per me è diventata la normalità. Potermi cimentare insieme a leggende di questo sport è una grande opportunità, ne sono consapevole. Oltre a Werdum mi sono allenato con altri grandissimi campioni, come ad esempio Romulo Barral per quanto riguarda il Brazilian Jiu Jitsu.”

Cosa pensi del ritiro di McGregor? Credi che la pesante sconfitta contro Nurmagomedov abbia influito?

“Penso che il ritiro di McGregor sia più una mossa strategica di business che altro. Lui è uno che porta un sacco di gente a comprare le pay-per-view, un draw pauroso. Quando in uno sport sei così forte e attiri così tanto l’interesse, anche a livello mediatico attraverso dei numeri enormi, sei tu che crei l’evento. Come accade nella boxe. La UFC ad un certo punto ha deciso di non mettere McGregor come Main Event, per rimarcare il fatto che è l’organizzazione a fare l’evento a prescindere dalla grandezza del tuo nome. Come Main Event ha sempre messo match per il titolo e dal momento che McGregor ha già avuto la sua occasione in questo senso (come nel recente incontro – finito in rissa e diventato oggetto di grosse polemiche – contro Khabib Nurmagomedov n.d.r.), non vogliono inserirlo in un Main Event. Dal canto suo però, McGregor rivendica un effetto mediatico (che si traduce facilmente in guadagni n.d.r.) che nessun altro fighter puó vantare. Quindi, la UFC cerca di far capire che può continuare senza McGregor e McGregor decide di lanciare la notizia del suo ritiro. Un qualcosa di un po’ strano da entrambe le parti. Non credo sia definitiva come situazione. Tutt’altro, seguendolo da anni credo fortemente che l’ultima sconfitta non gli sia andata giù e quindi uno dei motivi per cui potrebbe tornare potrebbe proprio essere quello di rifarsi da questa sconfitta. Non penso voglia finire la carriera in questo modo e quindi credo che tornerà al 99%. Questa è stata un po’ la mossa di business, che tra l’altro ritengo sensata.”

Un ringraziamento speciale a Marvin Vettori.
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Intervista di Michele Carlini

Grafica di Alessandro Decarli

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