Nel 2010, a circa cinque secoli dall’operato del riformatore ecclesiastico John Knox, si affaccia al nuovo giorno un turno di Scottish Premier League ma i fischietti scozzesi non intendono fischiare. Va in scena uno sciopero su cui pochi poteri hanno i funzionari di Hampden Park, pochi poteri ha chiunque voglia provare a sbrogliare la croce di Sant’Andrea e quella di San Patrizio. Dopo un discusso rigore concesso al Celtic, baluardo calcistico dei cattolici, le accuse di imparzialità travolgono la classe arbitrale con il kilt. Portoghesi, maltesi e polacchi assumono la direzione delle gare in programma ma quella che si riapre, per l’ennesima volta, è una querelle religiosa. Se la natura il dialogo potesse averlo con uno scozzese e non con un islandese siamo certi che si sentirebbe chiedere ”Tu da che parte stai?”. Sì perchè in Scozia o stai con i cattolici o con i protestanti e va così dai tempi in cui veniva assassinato a Holyrood Palace David Rizzio, l’italiano cattolico vicino a Mary Stuart.

A Glasgow si gioca l’Old Firm il più antico derby del mondo. Celtic contro Rangers, cattolici contro protestanti, sostenitori degli indipendentisti irlandesi contro convinti unionisti. A Edimburgo invece la sfida veste i colori dell’Hiberian e dell’Hearts of Midlothian, gli uni di casa all’ Easter Road gli altri al Tynecastle stadium, gli uni a sventolare il bianco – verde che ricorda l’Irlanda e gli altri coperti di granata. Sabato 6 aprile 2019 si gioca il derby numero 142 tra le compagini nate negi anni ’70 dell’800. 50 i punti dei Jumbos e 49 quelli degli Hibs a questo punto della stagione, in un campionato dominato dai Bhoys e chiuso dal cagionevole Dundee. Questa volta quale parte della città pianterà i suoi vessilli all’ombra dell’Old Town?

C’è stato un tempo però in cui il derby di Edimburgo usciva dai confini ed era davvero questione di vita o di morte. Sul calendario il 1 gennaio segna l’inizio del 1940, l’Europa è ormai in guerra da qualche mese e nella capitale scozzese, dove la Haar non è una novità, la nebbia è una premurosa coperta. Non ci sono le condizioni per disputare una partita di calcio ma l’eserito britannico conosce l’astuzia del nemico tedesco e si guarda dal fornire indirettamente indicazioni metereologiche ai condor della Luftwaffe. Bob Kingsley, corrispondente della BBC, quel giorno è il più importante stratega militare di sua maestà. Hiberian – Hearts si gioca ma nessuno dalla radio deve sapere che c’è nebbia. Il cronista con la vista su un grigio mare riesce ogni tanto a scorgere gli esterni delle due squadre che escono dalla nuvola e vi rientrano per attaccare.

Così nella città di Sir Walter Scott, Sir Arthur Conan Doyle e Irvine Welsh un umile impiegato è costretto ad inventare una partita di sana pianta. Prova ad avvalersi della collaborazione di tifosi che iniziano discese sul campo e risalite affanose per raccontare qualche dettaglio in più, qualche dettaglio vero. Forse il sipario di chiude su un 6 – 5 per gli Hearts, al calare della notte, quando neanche l’esterno sinistro granata Donaldosn si rende conto dell’avvenuta fine e continua ad invocare la palla. Il match di Kingsley dura mezz’ora in più, finchè non arrivano gli avvisi dagli adetti alla manutenzione dello stadio, ma cos’è mezz’ora quando puoi salvare il tuo paese dai bombardamenti del nemico?

E come il cuore di tifosi degli Hearts anche quello di Darren Thomson batte ancora, per fortuna. Il vendiduenne scozzese vittima di un ictus, ricoverato al Borders General Hospital, fino a qualche giorno non fa non parlava, neanche per esprimere bisogni primari. L’avvicinarsi del derby di Edimburgo ha però accesso le conversazioni dei medici sostenitori dell’Heart of Midlothian. Gli apprezzamenti dell’equipe per i maroons hanno scosso il ragazzo che ha regito nello stupore e nella felicità per la parola ritrovata con un perentorio ” Hearts are sh*t”.

Ma la fede, si sa, non muore con noi. Alla periferia di Edimburgo viveva una donna ed è in occasione del suo funerale che ci son parenti, amici e conoscenti riuniti in un pub. Non è una birra in mano che colpisce ma il verde che chiunque indossa: una cravatta, un fazzoletto, un cappello, un maglione… l’anziana era una tifosa degli Hibs e il suo ultimo desiderio era proprio quello di farsi salutare con del verde addosso. Un punto a lei quindi, anche dall’aldilà, per ogni tifoso degli Hearts costretto ad assecondare questa curiosa volontà perchè il calcio si intreccia con la vita e pure con la morte.

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