Un finale che lascia l’amaro in bocca, quella sensazione orribile di un cibo che proprio ha deciso di non prendere. Sì, perché sono ormai passati cinque anni dall’ultima apparizione dell’Armani Milano ai play-off di Eurolega; un’attesa per certi versi infinita ma oggi rimanda viene ancora una volta allungata per almeno altri dodici mesi. Cinque anni di difficoltà che hanno allontanato Milano, come tutto il basket italiano, dall’elite europea e mondiale.

Eppure questa volta sembrava che la storia volesse andare in un’altra direzione, tutto dava l’impressione di essere apparecchiato per un finale di stagione degno del nome Milano, tre volte vincitrice della massima competizione continentale nella sua storia gloriosa. Questa volta la società, grazie ad investimenti mirati oltre che onerosi, voleva proprio abbassare il gap con le grandi per tornare a recitare un ruolo da protagonista.

Ma anche questa volta la missione è fallita, in modo brutto, forse anche in maniera incomprensibile e ingiusta. L’ultima partita contro l’Efes Istanbul, dolore massimo di ieri sera, è stata la fotografia perfetta della campagna europea di Milano. Una squadra tanto sfavillante e imperiosa in alcuni tratti, quanto debole e fragile sia di testa che difensivamente in altri.

Così l’Olimpia ha avuto vita veramente dura, avanti di undici si è fatta riprendere andando a perdere o vincere partite all’ultimo quarto. Un copione che dunque racconta di una squadra che non ha mai trovato quella solidità da grande e che ha fallito tutti e tre i match point per ritrovare le fasi calde dell’Eurolega.

Un roster così completo e variegato a cui è mancato il briciolo di esperienza. Sì, perché c’era una parte italiana compatta, un bel talento nostrano anche se importato, tre americani di livello, qualche giocatore dell’est e un fenomeno assoluto ma un po’ ballerino. Tutti giocatori pronti a vincere ma ai quali è mancato proprio quell’esperienza di aver giocato partite importanti. Poi il capitolo infortuni che ha limitato questa squadra senza però distruggerla; per questo motivo la questione fisica non può e non deve essere una scusa al mancato raggiungimento del vero obbiettivo di stagione.

Nomina speciale va fatta a Mike James, quel fenomeno un po’ ballerino capace di 20 punti di media in 30 apparizioni, ma incapace di controllarsi nelle sue leziosità. Sì, perché essere “un nano” di 183 cm e permettersi di schiacciare ad una mano a difesa schierata è roba per pochissimi. Tirare con la stessa facilità da qualsiasi parte del campo è spesso un pregio ma può velocemente diventare un’arma auto lesionistica di rara importanza. Correre per il campo a velocità doppia, inventando palle spettacolari un grande pregio a volte non capito.

Ora l’Olimpia si dedicherà in tutto e per tutto al campionato dove comanda la classifica con due vittorie di vantaggio su Venezia, seconda, a sei giornate dalla fine della regular season. Vincere il campionato deve essere l’obbiettivo reale per salvare la stagione che se no diventerebbe in un attimo anche fallimentare.

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