Dopo le vittorie di Liverpool e Tottenham di ieri sera, rispettivamente contro Porto e Manchester City, oggi tocca alla Juventus, che deve fare i conti con la squadra rivelazione di questa Champions League: l’Ajax di Dusan Tadic & Co., che nello scorso turno ha eliminato non meno che i campioni in carica del Real Madrid.

Nonostante l’entusiasmo che giustamente è stato fomentato nell’ultimo periodo attorno al club di Amsterdam, come sappiamo è la “Vecchia Signora” a partire da favorita per il passaggio del turno; tuttavia, occhio alle insidie, soprattutto stasera che si gioca in terra olandese, nella splendida cornice offerta dalla Johan Cruyff Arena.

Nella loro storia, Ajax e Juventus si sono affrontate 12 volte in competizioni europee: per i bianconeri sei vittorie, quattro pareggi e due sconfitte. L’ultima volta nel 2010 finì 0-0, durante il ritorno dei sedicesimi di Europa League allo Juventus Stadium: gli zebrati, allora allenati da Zaccheroni avanzarono agli ottavi di finale della competizione. Tuttavia, da allora sono cambiate molte cose, da una parte e dall’altra.

Oggi infatti si affrontano due squadre con filosofie di pensiero diametralmente opposte.
Da una parte, la scuola olandese, quella del calcio totale che fa del dominio del gioco attraverso lo spazio ed il possesso palla, unito alla complessità strutturale e all’intercambiabilità dei ruoli, il suo credo. Dall’altra quella italiana, basata su un calcio attendista teso più a reagire e a trovare le giuste contromosse piuttosto che ad anticipare il gioco avversario e ad imporre il proprio: il risultato prima di tutto.

A tal proposito, cogliendo l’occasione di questa affascinante sfida europea che ci riporta indietro negli anni ad un calcio che forse non c’è più, abbiamo avuto la possibilità di fare due chiacchiere con Mario Savo, Presidente dell’Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio (AIAPC) e attivo nel settore della Match Analisi in Italia, esperto in analisi tattica e scienze statistiche applicate al calcio.

Negli anni, Savo ha collezionato esperienze presso il Latina Calcio a 5 e, nella stagione 2014-15, presso l’U.S. Latina Calcio in Serie B, come Match & Video Analyst nello staff di Mister Mark Iuliano, con il quale ha ottenuto una permanenza nella categoria. Nel 2018 ha affrontato anche una parentesi come Match Analyst del Pisa Sporting Club in Lega Pro (Girone A), nello staff di Mister Mario Petrone.
Nel Luglio 2016 ha invece vinto il Players’ Player Award, il Premio dei Performance Analysts, conferito dal Manchester City di Pep Guardiola all’interno dell’HackMCFC, il primo hackaton per analisti di performance del mondo del Calcio. Partiti in 30.000 da tutto il mondo, la società inglese ha selezionato i 70 migliori analisti: Savo è stato uno dei tre italiani ad arrivare in finale e insieme agli altri due si è aggiudicato il prestigioso premio, dopo che i 70 finalisti hanno votato il sistema statistico presentato dal suo team italiano come il migliore tra quelli in gara.

Oggi, oltre all’attività con l’AIAPC (cui vi alleghiamo qui il link al sito dell’associazione), svolge periodicamente lezioni e clinic presso Università pubbliche, associazioni di categoria ed enti di formazione privati che operano nel mondo calcistico, intervenendo spesso in convegni e tavole rotonde su argomenti di match analysis, performance analysis, football data analysis, video analysis e tattica calcistica (qui la sua biografia completa).

Per l’intervista odierna, affidandoci alle sue conoscenze tattiche del gioco e non solo, gli abbiamo chiesto innanzitutto di aprirci le porte sul mondo dell’analisi calcistica e poi, nello specifico, di analizzare quelle che potranno essere le chiavi tecnico-tattiche del big match di stasera.

Ciao Mario, innanzitutto per cominciare ci spieghi nello specifico in cosa consiste la figura del Match Analyst e qual è il suo ruolo all’interno di una società sportiva?

“Il Match Analyst è uno dei ruoli emergenti nel mondo del calcio: sicuramente è un settore dove la tecnologia e lo studio del dettaglio avranno sempre una funzione più importante negli anni a venire. Nel nostro caso si tratta di una figura del tutto ibrida: non è un allenatore di calcio (o meglio, non per forza deve esserlo) ma sostanzialmente, è un ricercatore e un operatore dell’informazione che si occupa di far girare, sviluppare e tirare fuori informazioni utili a tutti analizzando dati di diverso genere. Essenzialmente, il Match Analyst analizza elementi di natura tattica, fisico-atletica e psicologica di ogni singolo giocatore e poi dati tecnici della squadra nel suo collettivo. Insomma, è uno studio sia tattico sia qualitativo che quantitativo: un duplice ruolo. A me piace pensare che il Match Analyst sia un Performance Analyst che si occupa di analisi a 360 gradi utili allo staff tecnico, alla direzione sportiva e allo staff medico: a tutti gli effetti è un membro dello Sport Science Department di un club.”

Inoltre recentemente, grazie all’importante battaglia portata avanti dalla tua AssoAnalisti AIAPC (www.assoanalisti.it), l’Associazione dei Match Analyst italiani di Calcio, che tu rappresenti in qualità di Presidente nazionale, il ruolo è stato aperto anche ai non allenatori e per diventare Match Analyst non c’è più bisogno per forza di frequentare il neonato Corso specifico della FIGC. È vero?

“Esattamente. In seguito ad un lungo iter legale, abbiamo vinto una importante battaglia e raggiunto uno degli obiettivi principali dell’AssoAnalisti AIAPC, ovvero, la possibilità, anche per coloro che non sono in possesso di alcun patentino UEFA da allenatore, di potersi formare e certificare come Match Analyst e di poter essere tesserati da un club in qualità di Match Analyst in FIGC. Una importante decisione dell’Antitrust della scorsa estate, confermata negli scorsi mesi anche dal Tar, ha costretto la FIGC alla modifica del regolamento circa l’inquadramento e il tesseramento di tale ruolo, sanzionandola per oltre 3 milioni di euro per limitazione alla concorrenza nell’accesso al mercato del lavoro per quanto riguarda il Match Analyst. Il nuovo regolamento FIGC permette a chiunque di poter studiare per diventare Match Analyst, ma la novità fondamentale riguarda il fatto che potranno essere tesserati in FIGC da un club calcistico anche i Match Analyst certificati non dal Corso FIGC per Match Analyst, ma da Corsi organizzati da altri enti e/o aziende private. Insomma, tutti i corsi hanno esattamente la stessa valenza. Noi come AIAPC riconosciamo infatti diversi Corsi di formazione (oltre che ovviamente quello della FIGC), in quanto sono tutti Corsi che negli scorsi anni hanno certificato la maggior parte dei professionisti operanti attualmente nel nostro Paese e all’estero presso club rinomati (quello della Federazione è infatti l’ultimo Corso nato in ordine temporale) e ne patrociniamo in particolare uno, il LongoMatch (http://www.elitefootballcenter.com/prodotto/longomatch-fast-track/), in quanto è l’unico, organizzato da una delle aziende più famose al mondo, basato su un software di base gratuito, che ci permette di fare formazione e diffondere la disciplina in Italia, senza costringere nessuno studente a dover acquistare per forza un software a pagamento per poter esercitare la professione. Una professione dunque aperta a tutti, un Calcio accessibile a tutti.”

Un progetto sicuramente interessante riguardo il quale Vi auguriamo ogni fortuna. Adesso passiamo ai caldissimi temi odierni: secondo te come approccerà tatticamente la Juventus al match? Pensi che Allegri farà giocare tutti i suoi uomini di maggior qualità come Cancelo, Dybala, Bernardeschi e Ronaldo, impostando quindi una partita offensiva attraverso il dominio del possesso e del gioco, oppure credi che opterà per Mandzukic a dispetto di uno fra Dybala e Bernardeschi per cercare maggior equilibrio tattico?

“Io onestamente vedo una Juventus a trazione anteriore per la partita di stasera: non penso che verrà schierato Dybala perchè credo si tratti di una gara in cui serve dare grossa profondità, una massiccia presenza in area avversaria e quindi vedo più un tridente Ronaldo-Mandzukic-Bernardeschi davanti, anche sulla base dell’ultima grandiosa vittoria contro l’Atletico Madrid. Secondo me c’è da concentrarsi molto sulla verticalità che darà alla partita una squadra votata all’attacco come l’Ajax, una formazione che già tatticamente si schiera con un 4-2-3-1 di base, disponendosi quindi su quattro linee ed è ancora più scaglionata in senso dinamico quando poi va ad attaccare l’avversario. Penso che sarà importantissima la capacità di marcare/coprire in fase di non possesso della Juventus e non essere mai piatti con i reparti andando sempre a contrastare sia in fase iniziale che, soprattutto, una volta che la palla supera la prima linea di pressione, poi con il centrocampo andare a fare grossa densità principalmente sulla corsia centrale, che credo sarà la zona nevralgica in cui si deciderà l’andamento della partita. Chi delle due avrà la prevalenza in questi ‘momenti destrutturati’, sicuramente avrà anche il pallino del gioco. In ogni caso, per chiudere sul discorso degli uomini e della formazione, credo che Allegri sceglierà a prescindere l’assetto e gli uomini più adatti senza fare troppi calcoli, andandosela a giocare con quelle che sono le caratteristiche più importanti della Juve.”

L’Ajax è stata la terra fertile per la nascita del calcio totale, attraverso i suoi pionieri Jack Reynolds, Vic Buckingham, Rinus Michels e Johan Cruyff. Si può parlare di un parallelismo tra quell’Ajax e quello odierno dei vari De Jong, Neres, Tadic, Ziyech?

“Assolutamente d’accordo, l’Ajax resta ancora oggi la culla che ha rivoluzionato il calcio negli anni ’70 nella quale è ancora forte quel seme. Tutt’ora parliamo di calciatori universali all’interno di questa squadra, cresciuti con quei modelli, con quella filosofia di calcio, quel credo quasi religioso, quasi esasperato che poi riduce il calcio alla sua dimensione più semplice se vogliamo. Ovvero quella della massima “situazionalità”, del distacco completo dal concetto tipicamente “italiano” di ruolo. Lì non esiste il ruolo di un giocatore. Hai citato dei giocatori fantastici, da De Jong, a Neres, a Tadic. Sono giocatori che sanno fare tutto. Sono abituati a pensare come giocatori universali, giocatori da calcio totale che sanno giocare ovunque in un campo di calcio perché è la situazione che detta il ruolo e non il contrario. I riferimenti sono la palla, lo spazio e il tempo, questo è il calcio, questa è la semplicità del gioco ma allo stesso tempo il suo aspetto più complesso.”

Con l’assenza di Chiellini la Juventus perde sicuramente tantissimo in fase di marcatura e forse dovrà impostare un pressing più corale, a tutto campo, rispetto a quello che di solito fa. Come credi che ovvieranno a questa mancanza?

“Sono d’accordo che sarà un’assenza importante, un fattore a sfavore della Juventus: non tanto in fase di non possesso, quanto nella controfase perchè Chiellini è bravissimo nella marcatura preventiva e nel ‘giocare d’anticipo’ in generale. Sotto quest’aspetto credo che sia uno dei più bravi in Italia e ciò probabilmente rappresenta anche la sua dote migliore a livello difensivo. Anche quando la Juve è in fase offensiva infatti lui si avvicina già all’attaccante avversario e inizia a prendere posizione per marcarlo preventivamente, andando a collocarsi nella miglior maniera possibile anche a livello di posture etc.: fra l’altro, questa è una dote che purtroppo Bonucci non ha e che quindi sicuramente peserà a livello di equilibri. Cosa potrebbe fare Allegri allora? Sicuramente saranno fondamentali le coperture in senso verticale del gioco, soprattutto quelle dei centrocampisti, di Matuidi ad esempio, che dovrà (insieme a chi giocherà con lui, ndr.) compiere al meglio i c.d. “scivolamenti verticali”, ossia l’abbassamento della mediana che si pone sulla linea dei difensori integrandosi con essa per creare maggiore densità e aiutare durante la fase di non possesso, anche perchè quelle che la Juve dovrà evitare maggiormente sono le imbucate nelle zone centrali e i tagli alle spalle della difesa, le situazioni in cui solitamente l’Ajax fa male. Credo che questa possa essere una delle chiavi di lettura più importanti della gara.”

Parliamo un po’ di Tadic. È un giocatore interessante che possiede mezzi tecnici importantissimi, come ci ha già dimostrato al Bernabeu contro il Real Madrid. Pensi che la sua posizione da falso nove possa creare problemi alla retroguardia della Juventus?

“Giocatore fondamentale Tadic, forse la vera punta di diamante di questa squadra. Può dare tanti problemi alla Juventus proprio per la mancanza di un Chiellini. Si tratta di un giocatore molto molto mobile, che dà pochissimi riferimenti e perciò difficile da marcare. I difensori della Juve dovranno andare a giocare non tanto sull’uomo quanto sulla zona in quell’area di campo. E’ un giocatore che può imbucare per i compagni ma anche molto difficile da seguire. Si rischia di cadere nella trappola di lasciare dei buchi per seguirlo. Sarà necessario lavorare molto più sullo spazio che non sull’uomo. Attenzione ai compagni per mantenere chiuso il reparto, attenzione allo spazio per occupare bene zone di campo nevralgiche e non permettere l’imbucata all’avversario.”

La Juventus è una squadra camaleontica, che unisce grande forza fisica ad una cifra tecnica assoluta. Questo permette di impostare le partite in modo variabile, in base all’avversario e, più nello specifico, alle diverse fasi del match. Si tratta forse della squadra più completa da questo punto di vista?

“Assolutamente sì, da questo punto di vista è molto più completa dell’Ajax e ha più frecce da poter utilizzare. Il problema grosso, come dicevo prima, è che se l’Ajax supera le prime due linee di pressione e arriva davanti alla difesa puó creare scompiglio. La Juve deve sempre cercare di equilibrare eventuali squilibri di inferiorità numerica in campo perché l’Ajax è velocissimo a ribaltare il fronte di gioco e a spostare palla dal lato forte al lato debole. Se la Juve non sta attenta ad occupare gli spazi in campo possono esserci problemi.”

Il rientro di Douglas Costa potrebbe essere la vera arma in più di questa Juventus? Magari non nella partita di domani, quanto nel prosieguo del cammino europeo di questa squadra?

“Sicuramente. Penso che Douglas Costa possa essere un giocatore importante da qui in avanti, recuperarlo è fondamentale per la Juventus perché unisce grandi doti atletiche alle doti fisiche, tecniche e anche di tattica individuale. Penso possa essere un giocatore importante a prescindere dalla gara che si andrà a disputare.”

Un ringraziamento speciale a Mario Savo.

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Intervista di Michele Carlini e Marcello Mazzari
Grafica di Francesco Daniel Severi

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