Quando si parla tra appassionati di ciclismo emerge abbastanza spesso una considerazione particolare, ossia che le vittorie a sopresa di quei ciclisti che i bookmakers definiscono con “altro” non suscitano queste grandi emozioni positive, anzi, si tende molto spesso a tifare il proprio beniamino o in generale i connazionali. Difatti l’impresa recente di Alberto Bettiol ha scosso la nostra penisola ma negli altri paesi è passata in secondo piano, generando anche alcune polemiche tra il CT Cassani e gli organizzatori della Ronde. Per fare un parallelo calcistico, la “favola del Leicester campione d’Inghilterra” nel ciclismo non attecchisce e tendenzialmente annoia. Ma c’è un’annata, non troppo remota, che è rimasta impressa nelle menti dei tifosi per i totali stravolgimenti dei pronostici della vigilia: il 2011.

Il 2011 cominciò con la vittoria totalmente inaspettata dell’australiano Matthew Goss nella Milano-Sanremo che arrivò allo sprint decisivo assieme a tre italiani (Ballan, Pozzato e Scarponi) e ai due campionissimi Fabian Cancellara e Philippe Gilbert, i quali completarono il podio. Goss fu il primo della stagione a vincere una classica monumento con un palmarés scarno, fatto di qualche vittoria di tappa in corse brevi e due tappe al Giro d’Italia. Insomma, un buon corridore, ma nulla di più.

Poche settimane dopo, in Belgio, si corse il Giro delle Fiandre che nei primi anni Dieci vedeva imporsi la grandissima rivalità tra lo stesso Cancellara e Tom Boonen, l’idolo di casa. Dopo le tradizionali cotes arrivarono fino in fondo in una decina di corridori, tra i quali i due uomini di punta, l’esperto Hincapie, il vallone Gilbert e Chavanel. Tuttavia, in una volata atipica, con i ciclisti stremati dopo quasi 260 chilometri di corsa, a spuntarla fu Nick Nuyens, trentunenne del team Saxo-Bank e fresco vincitore del “piccolo fiandre”, la Dwars Van Vlaanderen. Il corridore fiammingo diede senso ad una carriera da ottimo gregario ma priva di successi di primo piano (eccezion fatta per l’Het Volk 2005 che tuttavia aveva già perso il suo fascino).

Ma la sorpresa più clamorosa arrivò esattamente otto anni fa, il 10 aprile 2011, alla Parigi-Roubaix, la corsa delle pietre. In quel giorno tutto il mondo stava aspettando di vedere le gesta della Locomotiva di Berna, unico mattatore del gruppo e in grado di sparigliare le carte senza dover aspettare la volata nel velodromo di Roubaix. Tuttavia, gli uomini di punta iniziarono a studiarsi e favorirono un attacco inaspettato di un gruppetto di outsiders, composto da Lars Ytting Bak, Gregory Rast, Maarten Tjallingii e Johan Vansummerenen del team Garmin. Quest’ultimo riuscì però a staccare la concorrenza nell’ultimo tratto di pavè con “cinque stellette”, il leggendario Carrefour de l’Arbre, uno dei tre tratti infernali assieme a Mons-en-Pévèle e alla Foresta di Arenberg. I tre inseguitori non riuscirono a tenere il passo del belga e verso Willems rientrò tra i contrattaccanti un eccezionale Cancellara che staccò il gruppo alla ricerca di una rincorsa che nel finale si dimostrò impossibile. Così, una volta entrato nel velodromo Vansummeren concluse con le braccia al cielo una delle più grandi imprese della corsa francese negli ultimi dieci anni. Con il trofeo in mano il belga diede vita all’epopea di un ciclista che in carriera vinse solo tre corse da professionista: una cronometro a coppie, una tappa al Giro di Polonia (e la classifica generale) e infine la corsa più affascinante del mondo.

Dopo la vittoria di Gilbert nella Liegi-Bastogne-Liegi, la stagione delle classiche monumento terminò con l’ultima vittoria nel Giro di Lombardia di un corridore poco conosciuto alle masse e che battè i favoritissimi Daniel Martin e Joaquin Rodrìguez, lo svizzero Oliver Zaugg del team Leopard-Trek.  Il nativo di Lachen portò a casa l’ultimo successo da professionista, in una carriera che lo vide trionfare solamente in due cronometro a squadre e senza gioie individuali.

Il racconto di un’annata strana, per molti maledetta, che vide tutti i big a mani vuote e che riempì le carriere di semisconosciuti capaci di crederci fino in fondo e di entrare negli albi d’oro delle corse più importanti al mondo.

 

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