Riccardo Pratesi, senese classe ’75,  è attuale firma della Gazzetta dello Sport per NBA e NFL. Per quattro anni ha vissuto da insider – come corrispondente per la Rosea e Sky Sport – il mondo NBA, con 226 incontri live all’attivo. Da questa esperienza on the road è nato un libro, “30 su 30. Viaggio nelle arene NBA. I retroscena nelle parole dei protagonisti”, disponibile anche in una aggiornata versione ebook.

Alla vigilia dei playoff che prendono il via questa sera, abbiamo avuto modo di raccogliere le sue impressioni rispetto alla regular season appena conclusa, puntando ovviamente lo sguardo sulle Finals 2019.

Ciao Riccardo, partiamo da quello che ci ha detto la RS: a Est, con l’addio di LeBron, era lecito attendersi i Celtics davanti a tutti. Troviamo invece una Milwakee con il miglior record della Lega e una Toronto molto convincente. Leonard sarà magari solo di passaggio, ma sembra totalmente padrone della situazione.
“Sono tra quelli che ci erano cascati, nel senso che vedevo Boston in Finale e pensavo se la potessero anche giocare con i Warriors. Sono sceso dal carro, non oggi, ma da un po’. I problemi di spogliatoio sono una dinamica molto sottovalutata: Boston ha talento, un grande allenatore, fattore campo che pesa, tradizione. Ma la chimica di squadra è troppo importante.
Milwakee mi piace molto, non si vincono 60 partite per caso. Antetokounmpo è un mostro. Ma guardando avanti, se non recuperano un Brodgon in condizioni almeno decenti si fa dura. Bledsoe è un grande atleta, sta giocando bene anche difensivamente, ma non è uno cui affiderei il pallone che decide una stagione.
Toronto ha quattro titolari su cinque diversi rispetto alla stagione scorsa, e un allenatore nuovo. E’ perciò tutt’altra squadra rispetto a quella che per anni ha fatto danni ai PO. Ma sono un pochino come San Tommaso, finché non vedo non credo.. Anche in questo caso, mi fido poco di Lowry, specialmente adesso che comincia ad essere logoro. Chiaro che Leonard è un giocatore che può cambiare completamente gli scenari. E Gasol saprà dare una bella mano.”

Ti ha convinto l’all-in di Philadelphia? Harris ha aggiunto soluzioni offensive, Butler è un agonista feroce, Embiid è da primo quintetto all-NBA. Ma Simmons non ha saputo costruirsi un jumper credibile.
“Le mosse di Philly mi convincono, proprio per quest’ultimo punto. Simmons è un giocatore sopravvalutato. Il che non vuol dire che sia scarso, ma non è nemmeno vicino ad essere ciò che ci è stato raccontato. Ha limiti enormi: non dico un tiro da tre, ma quantomeno essere una minaccia dal mid-range in questa NBA è irrinunciabile. E si fa fatica anche a mandarlo in lunetta.. Per cui queste mosse sono le uniche che potessero essere fatte, per concludere questo ‘benedetto’ Process. Harris è un giocatore che come terzo/quarto violino ha molto senso, e porta anche un minimo di pericolosità in più dal perimetro.”

Ad Ovest una Golden State costantemente col pilota automatico ha chiuso comunque al comando. Dietro emerge senza dubbio la stagione di Denver: Jokic strepitoso, ma il serbo non è l’unico segreto dei Nuggets.
“GSW ha scalato le marce a proprio piacimento. Con l’anno del record (73-9) avevano imparato la lezione, arrivando ‘bolliti’ alle Finals poi perse. Contava arrivare primi, e sani, e così è stato. Ma l’esperimento Cousins non ha funzionato: bene sotto il profilo comportamentale (finora), ma se guardiamo il +/- risulta migliore quando in campo c’è Looney.
Denver è la rivelazione della stagione, chapeau. Jokic si è consacrato, Malone per me è il Coach of the Year: ha saputo tenere fuori un giocatore non funzionale in quel contesto come Isaiah Thomas, e non era semplice, valorizzando al contempo Monte Morris.”

Dopo quattordici partecipazioni ai PO e otto Finals consecutive, non vedremo LeBron nella post season. I Lakers a Natale erano 21-16, quarta forza nella Conference. Poi gli infortuni di James e Rondo, oltre alla cervellotica gestione della tentata trade per Davis, hanno fatto crollare ogni certezza. Da ultimo, le dimissioni di Magic. Che cosa accadrà a LA?
Lakers delusione della stagione senza dubbio. Me li aspettavo quarti/quinti ad Ovest: è vero che gli infortuni hanno pesato, ma LeBron ne ha combinate di cotte e di crude. Lo considero uno dei più grandi di sempre, e tecnicamente per lui ci sta qualsiasi paragone si voglia fare. Ha dominato l’Est come non si vedeva dai tempi di Bill Russell. Ma a Los Angeles ha fatto danni: come ha confessato Caldwell-Pope a fine RS, lo spogliatoio è completamente saltato per il caso Davis, e la trade è stata totalmente orchestrata da James. Le sue responsabilità sono gigantesche, anche nelle dimissioni di Magic. Certo conserva un appeal tale da poter attrarre comunque uno/due rinforzi chiave (Irving e Davis?) in estate, ma ricostruire quello spogliatoio sarà molto difficile. E non sarà nemmeno semplice ingaggiare un dirigente autorevole, proprio per l’ingombrante presenza di LeBron.”

Capitolo premi individuali. Ti propongo alcuni nomi: MVP – Antetokounmpo, Rookie – Dončić, Defensive Player – Gobert, Most Improved – Siakam, Sixth Man – Williams. 
“Tengo le tue proposte, ma prendo Paul George come DPOY e Derrick Rose come Sesto Uomo: Williams benissimo, ma Rose ha una storia meravigliosa. Carisma straordinario, davvero bello rivederlo a questi livelli. Sono convinto che senza di lui Minnie avrebbe vinto 20 partite.”

Stagione che è stata anche l’ultimo ballo di due leggende come Wade e Nowitzki. Ricordarne record e successi sarebbe forse ridondante: hai invece qualche aneddoto personale da offrirci?
“Di Wade mi ha sempre colpito il modo in cui ‘maltrattava’ un po’ il suo corpo, alla Ginobili. E’ uno dei giocatori che andava più a terra: non a caso finisce la carriera prima di altri. Ma questo suo stile così generoso e dispendioso è uno dei motivi per i quali ho apprezzato Flash.
In merito a Nowitzki, lo intervistai il giorno in cui divenne il miglior realizzatore non statunitense della Lega. Un ragazzo splendido, a parte delle inqualificabili scarpe da ‘turista tedesco’. Scherzi a parte, fu estremamente disponibile con tutti i presenti. Personaggio davvero alla mano, nonostante sia uno che ha rivoluzionato il Gioco: pioniere del 4 che allarga il campo. I lunghi moderni devono molto a Dirk.”

Passiamo ai PO: ti aspetti un cambio di marcia di Boston? La perdita di Smart non è certamente una grande notizia. Chi vedi in finale ad Est?
“Proprio per i problemi di spogliatoio di cui parlavo prima, faccio fatica a immaginare una Boston capace di cambiare repentinamente marcia. È vero che nella scorsa stagione lo abbiamo visto succedere con Cleveland, ma lì c’era un giocatore davvero dominante da anni. Oggi l’Est è più competitivo, molto aperto. Ci sono quattro squadre che se lo giocano. Squadre migliori rispetto a quanto visto negli scorsi anni. Le differenze tra queste quattro sono così minime che un infortunio può fare la differenza.
La grande incognita è così il ginocchio di Embiid, che è in dubbio per Gara-1. La serie con i Nets non dovrebbe essere un problema anche con il camerunense a mezzo servizio, o persino assente. Ma nel prosieguo, senza il miglior Embiid i 76ers non hanno chance. Se lui sta bene, per me la Finale sarà tra Phila e Milwakee.”

Dall’altra parte è difficile immaginare una finalista diversa da Golden State: con cinque all-star in quintetto, la difficoltà maggiore potrebbe essere “semplicemente” preservare l’armonia in squadra fino a giugno.
“Sono così superiori che solo un cortocircuito tra Green, Durant e Cousins può fermarli. Kerr e Curry sono stati fin qui straordinari nel tenere le fila dello spogliatoio. Sarà probabilmente l’ultima recita per KD e Boogie nella Baia, e questo dovrebbe aiutarli a tenere a bada le rispettive spigolosità. Altro interrogativo sono le rotazioni ridotte all’osso: i Warriors sono cortissimi. Sono di fatto due i giocatori davvero affidabili dalla panchina: Iguodala, che nei playoff è sempre una garanzia, e Looney che per certi versi è anche più funzionale di Cousins. Livingston è però in caduta libera, con tutto il rispetto per un ragazzo che senza quell’infortunio al ginocchio sarebbe stato un crack.”

Possibile semifinale contro i Rockets: solo quarti in RS, nonostante il miglior record post-ASG (20-5). Lo scorso anno forzarono GSW a Gara-7. Condizioni fisiche di Paul permettendo, è Houston la più credibile contender per i campioni in carica?
“Sì lo è, anche con grande margine sulle altre. Houston è stata molto sfortunata perdendo all’ultimo secondo ad Oklahoma City e passando così da seconda a quarta. Incrociare i Warriors in Finale sarebbe stato meglio per i texani, non solo per il bilancio in caso di sconfitta, ma anche per affrontare GSW con un turno in più sulle spalle. Proprio per quanto detto sulle rotazioni corte, questo avrebbe potuto fare la differenza. Vediamo se finalmente Harden disputerà dei PO all’altezza: è un giocatore meraviglioso, ma da stagione regolare. Nella post season è evidente come risenta del metro arbitrale meno protettivo nei confronti delle superstar.”

Nella parte bassa del tabellone, occasione d’oro per OKC. Quanto preoccupa la spalla di Paul George? Denver ha disputato una stagione scintillante, ma difetta di esperienza a questo livello.
“La spalla di George è importante quanto il ginocchio di Embiid. Se PG è sano, in finale di Conference ci va Oklahoma. Già nella serie contro Portland (con cui in stagione regolare è 4-0), OKC ha un netto vantaggio fisico. Westbrook e George sono due che ai playoff non vorresti mai incontrare.
I Nuggets saranno una grande incognita: Jokic e Murray sono alla prima esperienza in post season, Millsap non può più essere quello di Atlanta. Batteranno San Antonio, ma non li vedo molto più avanti. Non sarebbe comunque un fallimento, è un gruppo giovane che dovrà crescere per gradi.”

Un ringraziamento speciale a Riccardo Pratesi.

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Intervista di Diego Baracchi

Grafica di Francesco Daniel Severi

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