Ci sono momenti nella storia di ogni sport che rimangono impressi per sempre nei cuori dei tifosi, imprese così incredibili da lasciare a bocca aperta anche chi, per questioni patriottiche, dovrebbe rimanere deluso dal risulto finale. Il giorno di ieri, domenica 14 aprile 2019, per gli appassionati di golf è diventato una pietra miliare capace di emozionare in tutti i continenti, in ogni angolo del pianeta. Perché in una disciplina così di nicchia, spesso denigrata per essere noiosa e molto poco “popolare”, c’è un uomo che ha deciso di tornare dopo undici anni a far emozionare tutti riprendendosi lo scettro del più forte che forse non aveva mai lasciato. Questo uomo è uno dei più grandi sportivi di sempre, all’anagrafe Eldrick Tont ma più comunemente noto come “Tiger”, Tiger Woods.

Il Masters 2019 è stato senza nessun dubbio uno dei più avvincenti degli ultimi vent’anni, con quattro giri pieni di colpi di scena e di cambi al vertice. Dopo le prime diciotto buce, in vetta alla classifica a (-6), c’erano Bryson DeChambeau ed il fuoriclasse dei major Brooks Koepka, capace di esaltarsi sempre nei tornei del Grande Slam. Il secondo giro ha visto una grande rimonta del nostro Francesco Molinari, del redivivo Louis Oosthuizen e della coppia australiana Jason DayAdam Scott, quest’ultimo sempre a suo agio all’Augusta National e già green jacket nel 2013. A mancare il taglio vittime illustri, tra cui il numero uno del ranking PGA Justin Rose, il due volte campione Masters Jose Marìa Olazàbal ormai non più competitivo come negli anni Novanta, i due campioni europei Danny Willett e Segio Garcìa (rispettivamente detentori della giacca verde nel 2016 e 2017), ed il tre volte vincitore major Vijay Singh.

Il terzo giro si concluse con un’immensa gioia per i colori italiani vista la prima posizione di Francesco Molinari (-13) con due colpi di vantaggio su un Tony Finau, autore di un terzo giro clamoroso in 64 colpi, e Tiger Woods, rientrato con degli ottimi 68 e 67 dopo il 70 nelle prime diciotto. La domenica mattina i pronostici erano tutti rivolti su Chicco, il più costante tra i big e con solo un bogey nelle prime cinquantaquattro buche.

Nella giornata finale è successo davvero di tutto. Dopo le “prime nove” la situazione era pressoché uguale al sabato sera, con Molinari in testa nonostante dei segnali non positivi, Woods che mise a referto tre birdie e due bogey per portarsi ad un solo colpo da Francesco. Nelle “seconde nove” cominciò un vero e proprio uragano: Woods e Finau persero subito un colpo, ma la svolta arrivò al par 3 della buca 12 (la Golden Bell) con i doppi bogey di Molinari, Koepka e Poulter, il quale era rientrato in lizza per la vittoria finale. L’altro punto di svolta fu la 15 che tagliò fuori dai giochi definitivamente Molinari dopo un altro doppio bogey e che vide in testa per pochi minuti tra lo stupore della folla Patrick Cantlay autore di un eagle, fino a quel momento totalmente dimenticato sia dalle regie internazionali che dagli avversari. Tuttavia le speranze di steal di Cantlay durarono pochi minuti visto che perse due colpi nelle ultime tre e nel frattempo Tiger Woods si portò in testa a (-14) ma marcato stretto da Koepka, Xander Schauffele e Dustin Johnson.

Con un vantaggio di due sui diretti inseguitori Tiger arrivò alla 18 con il pubblico già in trepidante attesa, ad un passo dalla gloria. Sul tee lasciò nella sacca il drive per un più sicuro legno direzione fairway ma a causa del vento la pallina si posizionò scomoda tra i due tagli di rough. Nonostante ciò, con il vantaggio di aver visto i risultati finali degli avversari si portò al green con due approcci, consapevole di poter vincere il torneo anche con un bogey. E fu proprio così, con il bogey all’ultima buca Tiger alzò finalmente le braccia al cielo dopo undici anni dall’ultimo major conquistato allo US Opena di La Jolla in California. Tra le lacrime e gli abbracci con i figli ed il caddie andò verso la clubhouse per ricevere dal campione uscente Patrick Reed la quinta giacca verde della sua strepitosa carriera. Ora Woods, a quota 15 major, si trova distante tre lunghezze dal primato di major di Nicklaus e impiegherà tutte le forze disponibili per eguagliarlo.

In uno sport dove i grandi campioni chiudono le carriere senza tornei del Grande Slam o con una vittoria, è tornato l’icona del golf degli ultimi vent’anni ed è tutto ciò di cui questa meravigliosa disciplina aveva bisogno. Perché di fuoriclasse ce ne sono tanti da Phil Mickelson (5 slam) a Rory McIlroy (4) fino a Jordan Spieth (3), ma di leggende e di fenomeni come Tiger probabilmente non ne nasceranno più. Il ritorno del più grande golfista di sempre, un uomo che nella vita ha sbagliato tanto ma che è stato in grado di rialzarsi, un campione per molti anni perduto che ha dimostrato a tutti quanti chi sia il più forte. Ed ora attenzione, perché potrebbe non fermarsi più…

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