Chi ha detto che avere la testa tra le nuvole sia un male?

Per Leonardo Pavoletti non è così, ed anzi qualora la sua di testa dovesse trovarsi per aria allora vorrà soltanto dire che il centravanti livornese avrà appena impattato il pallone per spingerlo verso la porta. Tutto è iniziato il 17 maggio del 2015, in un Atalanta-Genoa terminato 1-4 per i rossoblu allora allenati da Gasperini. Bertolacci crossa da destra e in mezzo all’area c’è proprio “Pavoloso“, come lo soprannominarono i suoi ex tifosi, che stacca altissimo prendendo il tempo a Stendardo e infila Sportiello: sesto gol in 10 presenze nei primi sei mesi genoani ma soprattutto è il primo gol di testa in Serie A per Pavoletti.

La stagione successiva lo vede affermarsi e realizzare, sempre con la maglia del Genoa, 14 reti in 25 presenze; poi però arriva l’infortunio e l’infelice parentesi a Napoli dove siede quasi sempre in panchina sotto la gestione Sarri, che nel centravanti non ha mai veramente creduto, e a cui Pavoletti stesso non ha esitato a lanciare qualche frecciatina per questo motivo, come nei giorni scorsi: “Magari oggi, con uno come Ancelotti che dà spazio ad una rosa un po’ più ampia, qualche spezzone in più l’avrei potuto fare“. Ma forse Leonardo aveva già imparato ad usare la testa, e al presentarsi di una nuova opportunità per rilanciarsi, nel suo caso parliamo di Cagliari, ecco che non ci ha pensato due volte e ha colto la palla al balzo, un po’ come quando si trova area, vigile e sempre pronto a spingere in rete i cross dei suoi compagni.

Sarà l’aria di mare che lo fa star bene e gli ricorda la sua Livorno – un po’ come gli era successo a Genova -, e Pavoletti in terra sarda rinasce, mostra tutte le sue qualità e si riscatta dopo mesi e mesi seduto a bordo campo. 11 gol in 33 presenze il bilancio della sua prima stagione, mentre sono già 12 in 26 nel campionato in corso, a soli due gol dal record della sua miglior annata a Genova, (i 14 gol del 2015-2016). A Cagliari “Pavoloso” è un vero e proprio beniamino ormai: ha da subito sentito il calore della gente e li ha ripagati a suon di gol, di prestazioni piene di carattere e sacrificio. Non c’è un bambino che non indossi con gioia la sua maglia o un tifoso che non urli a squarciagola il suo nome dopo un gol. A dimostrazione del del suo miglioramento e del suo impegno ecco che Roberto Mancini lo ha premiato convocandolo in Nazionale, e dal canto suo Leonardo, all’esordio in maglia azzurra, è riuscito a mettere la sua firma.

C’è una costante però nel percorso di Pavoletti, da Genova fino a Cagliari: il colpo di testa. Da quel 17 maggio del 2015 infatti, il numero 30 rossoblu ha realizzato la bellezza di 24 gol con questo fondamentale. In Europa nessuno ha fatto meglio di lui, nemmeno gli inseguitori più vicini, nomi del calibro di Cristiano Ronaldo, Giroud, Benzema. Dei 12 gol in campionato, ben 9 sono arrivati dopo un colpo di testa, il 73% del totale – l’ultimo in ordine di tempo domenica con il Torino -; una vera e propria sentenza.

La cosa che stupisce è come Pavoletti sia migliorato e abbia fatto del colpo di testa la sua arma vincente e soprattuto di come riesca quasi sempre a impattare il pallone: è chiaro che la sua altezza ne facilita il compito, ma che sia in arretramento, o in anticipo sul difensore, o arrivando da dietro in terzo tempo, è come se sapesse sempre prima dove arriverà la palla e quale sia il modo migliore per colpirla. D’altronde se 24 dei suoi 47 gol in Serie A – più della metà – sono stati realizzati proprio così, un motivo ci dovrà pur essere. Inoltre è curioso il dato riguardante la media punti a partita, che è di 2,31 quando Pavoletti fa gol di testa: a Cagliari possono stare tranquilli, perché ogni colpo di testa è un passo verso la salvezza.

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