Il 5 luglio 1982 a Verviers in Belgio, a soli 20 chilometri di distanza dalla côte de La Redoute, il simbolo per eccellenza della Liegi-Bastogne-Liegi, nacque da una famiglia di ciclisti un bambino che dopo qualche lustro sarebbe diventato una vera e propria leggenda della bicicletta. Il suo nome è Philippe Gilbert. Uno dei più grandi campioni del terzo millennio, un fuoriclasse di un’eleganza fuori dal comune capace come pochissimi altri di suscitare emozioni nei cuori degli appassionati. In questo pezzo proveremo a rendere omaggio ad una carriera stellare e ad un palmarès che domenica scorsa ha visto aggiungersi l’ennesima classica monumento, la Parigi-Roubaix.

Vallone in un mondo di fiamminghi, sbocciò tardi rispetto alla media e i primi successi importanti arrivarono con il belga già ventisettenne dopo quasi sette anni di “gavetta” alla Française des Jeux. Nel 2009, conquistò il back-to-back alla Parigi-Tours e poi da outsider la “classica delle foglie morte” ossia il Giro di Lombardia, bruciando in uno sprint a due il fresco campione olimpico spagnolo Samuel Sànchez. Nel 2010 riuscì a ripetersi al Lombardia e ad aprile vinse la sua prima Amstel Gold Race, classica olandese appartenente al “Trittico delle Ardenne” e considerata da molti come il sesto monumento UCI.

L’anno di grazia di Gilbert fu il 2011 quando riuscì in un’impresa clamorosa e che molto probabilmente non si replicherà per decenni, ossia vincendo tutte e tre le corse del trittico. Cominciò dall’Amstel vinta su Joaquin Rodriguez per poi continuare alla Freccia Vallone dove staccò sul Muro di Huy sempre lo spagnolo soprannominato purito (se sei interessato alla storie del terribile muro leggi –> http://jzsportnews.com/2018/12/08/storiedisport-il-muro-di-huy-da-criquielion-a-gilbert/). La degna conclusione arrivò alla Liegi-Bastogne-Liegi quando beffò incredibilmente i fratelli Schleck in un arrivo rimasto impresso nelle memorie della “decana” (la storia della Liegi 2011 –> http://jzsportnews.com/2018/12/15/storiedisport-la-decana-e-le-sue-cote/).

Nel 2012 vinse da super favorito il Campionato del Mondo in linea a Limburgo nei Paesi Bassi battendo il norvege Edvald Boasson Hagen ed il campione in carica Alejandro Valverde. Dopo quel successo la sua carriera continuò ad altissimi livelli conquistando altre due Amstel e tappe nei Grandi Giri, tuttavia dopo il 2014 il vallone sembrava essersi spento e non brillava più nelle sue azioni da puro finisseur. Nelle ultime stagioni al team BMC i risultati stentarono ad arrivare e si trovò spesso relegato al ruolo di gregario. Una fine che un fuoriclasse di quel calibro non si meritava assolutamente.

Nella fase calante della sua esperienza tra i professionisti venne ingaggiato dal superteam Quickstep per rafforzare quella che per molti è la miglior formazione della storia per le “corse di un giorno”. Nel 2017 l’organico del team proponeva i baby fenomeni Julian Alaphilippe e Bob Jungels, assieme agli esperti Niki Terpstra e Zdeněk Štybar, con l’obiettivo di dominare in lungo e in largo le classiche del nord, a partire dal Giro delle Fiandre fino alla “corsa delle pietre”. Ma il colpo di scena arrivò proprio alla classica universitaria, l’emblema della cultura fiamminga, in netto contrasto con quella vallone, quando Gilbert partì in un’azione tra le più belle di sempre ai meno 55 chilometri dal traguardo e vincendo tra lo stupore dei fiamminghi. Con un’esperienza ventennale in sella Philippe ad Oudenaarde disse che quella fu la vittoria più bella e che il suo sogno prima del ritiro sarebbe stato fare il bis proprio al Fiandre.

Il bis alla Ronde ad oggi non è ancora arrivato, ma domenica scorsa dopo il Carrefour de l’Arbre ha staccato i ben più giovani Sagan, Lampaert e Van Aert per partire assieme al giovane tedesco Politt verso il velodromo di Roubaix. Entrati nell’anello tutto il mondo tifava per Gilbert (probabilmente anche lo stesso Politt) eppure il timore di un secondo posto era forte viste le buone doti da sprinter del compagno di fuga. Ciò nonostante, con uno scatto ai venti metri dal traguardo Gilbert ha vinto nell’Inferno del Nord con un’esultanza che ha emozionato tutti.

Ora, con due Lombardia, una Liegi, un Fiandre e una Roubaix, gli manca solo la vittoria alla Milano-Sanremo per diventare il quarto corridore della storia a trionfare in tutte le classiche monumento, entrando in un’élite composta da Eddy Merck, Rik Van Looy e Roger De Vlaeminck. L’appuntamento è per la prossima primavera, quando il fuoriclasse belga tenterà a quasi 38 anni di completare la sua già immensa bacheca, in una delle ultime occasioni possibili. Nel frattempo godiamoci dal giorno di Pasqua l’inizio del Trittico delle Ardenne e non escludiamo un ennesimo attacco del ciclista di Verviers, che tra Huy, il Cauberg e La Redoute è a casa sua.

 

 

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