L’ultima volta era il 23 aprile 1997. L’Ajax di Van Gaal viene travolto dalla Juventus al Delle Alpi in semifinale e abbandona il sogno di alzare ancora una volta la coppa più ambita. Dopo ventidue anni, e quattro giorni in meno per la precisione, l’Europa torna a vestire l’armatura bianca con banda rossa tipica di uno dei suoi simboli calcistici e riaccoglie i lancieri di Amsterdam nella sua top 4.

L’Ajax ritorna grande e lo fa ripartendo proprio dal pezzo di terra dove aveva smesso ventidue anni fa. In ventidue anni è cambiato tutto. Quello che era il freddo, scomodo e poco funzionale Delle Alpi è diventato il confortevole e moderno Allianz Stadium, la moneta unica ha preso il posto di lire e fiorini olandesi, il calcio oranje non è diventato altro che un serbatoio dove i grandi-ricchi-potenti possono pescare talenti a volontà. Nel 1997 si ascoltavano le musicassette e i Jalisse spopolavano nelle radio prima di finire nel dimenticatoio, oggi i cantanti si ascoltano direttamente sul telefonino e quelli che oggi scalano le classifiche al tempo erano bambini delle elementari. Ventidue anni sembrano pochi, invece assumono le sembianze di un’era geologica in un mondo che va sempre più veloce e non ne vuole sapere di staccare il piede dall’acceleratore.

Bambini diventati giganti, i protagonisti di questo Ajax che tra ritmo alto e gioco di posizione sta stupendo l’intero continente. Quel 23 aprile di ventidue anni fa, Tagliafico e Ziyech avevano quattro anni, Van De Beek appena cinque giorni di vita, De Jong sarebbe venuto al mondo solo un paio di settimane dopo. Ekkelenkamp non era nemmeno nei progetti dei genitori, e lo stesso discorso vale per De Ligt – il ragazzo del ’99 più ambito dalle grandi d’Europa ed eroe di serata grazie al gol che ha mandato in semifinale i lancieri ed in crisi depressiva il mondo-Juve. La stessa sorte era toccata al Real un mese fa, con lezione di calcio a domicilio da parte dei terribili ragazzini di Ten Hag. In autunno anche le prove generali, con una prestazione maiuscola a casa-Bayern.

Una poesia da raccontare. Una banda di terribili pischelli che si fanno beffa prima del Real campione in carica da 3 stagioni, poi di quel Cristiano Ronaldo che dopo anni di trionfi non pensava nemmeno fosse possibile pensare ad un giugno senza stringere tra le mani quella coppa dalle grandi orecchie. E se è vero che l’appetito vien mangiando, i terribili pischelli vogliono continuare a banchettare. La prossima cena di gala sarà nella nuova casa del Tottenham o al tavolo dell’Etihad Stadium apparecchiato da Pep Guardiola con le ricette di un certo Johan Crujiff. Poi, perchè no, al Wanda Metropolitano.

Due sere fa, crollava una guglia della Cattedrale di Notre Dame nell’incendio che ha tenuto col fiato sospeso tutta l’Europa. Ieri sera, su una guglia immaginaria, De Ligt saliva in cielo a prendere il pallone del 2-1 che significava qualificazione.

Per un pezzo di Europa – sacra – che se ne va, un pezzo di Europa – profana – che ritorna. Welkom terug godenzonen. Bentornati figli degli dei.

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