Nell’ultimo periodo, Fabian Ruiz sta vivendo un’involuzione per certi versi inspiegabile. O forse sì.
La prima parte di stagione da assoluta sorpresa e a tratti da top player assoluto di questo Napoli, ha celato quelle che sono le difficoltà che lo spagnolo riscontra da qualche settimana. Infatti, dopo tante ottime prestazioni e anche diversi gol importanti, adesso l’incusore azzurro non sta più incidendo come prima: in campionato, ad esempio, non timbra il cartellino dei marcatori da dicembre, e in generale l’ultima rete risale ormai al gol messo a segno nella vittoriosa (per 3-0) andata degli ottavi di finale di Europa League contro il Salisburgo.

Il presupposto da cui dobbiamo tuttavia partire è che il numero 8 del Napoli non è mai stato un goleador: infatti nella scorsa stagione, al Betis, ha segnato solo 3 reti in 35 partite, risultando comunque uno dei migliori giovani emergenti del campionato. Ancelotti non l’avrà di certo voluto per fargli fare l’attaccante, ma per aumentare, e non di poco, la qualità a centrocampo. Chi si lamenta dei pochi gol dunque, forse non lo conosce così bene.

L’avvento di Cristiano Ronaldo in bianconero ha senza dubbio attirato tutti i media sul club campione d’Italia, oscurando, tra i vari, anche l’arrivo di Fabian a Napoli: 30 milioni, non proprio pochissimo per un classe 1996.
Tuttavia, nonostante fosse giunto in punta di piedi, Ruiz ha fatto il suo esordio in maglia azzurra non meno che direttamente in Champions League, al Marakana di Belgrado contro la Stella Rossa nella prima partita dell’arduo girone degli azzurri. Schierato dall’inizio come interno sinistro di centrocampo accanto ad Allan, nei 90 minuti giocati lo spagnolo si è presentato con 110 passaggi riusciti ed una percentuale del 91,8 %, dimostrando subito che la qualità sicuramente non gli manca.

Tuttavia, ciò che spicca di più in Fabiàn è la sua personalità: va spesso a prendersi il pallone, tenta dribbling e passaggi tra le linee, giocate, tiri in porta. Inoltre, a centrocampo può giocare ovunque: nelle partite successive infatti viene utilizzato da Ancelotti da laterale, sia destro che sinistro, nella linea a 4. In Champions League prima e in Europa League poi viene sempre schierato dal primo minuto, tranne contro lo Zurigo dove non viene convocato; in campionato parte spesso dalla panchina per entrare e provare a spaccare le partite, pur da centrocampista.

Nella prima parte di stagione, infatti, come detto è devastante. Tra fine ottobre e i primi di dicembre attraversa il suo periodo migliore: 5 partite, 3 gol, contro Udinese, Genoa e Atalanta, tutti in trasferta. Ancelotti non può fare a meno di lui come tuttavia non può fare a meno di Hamsik, Allan, Zielinski e Callejon (senza contare Diawara e Verdi) e nel suo 4-4-2, per forza, uno deve stare fuori.

Succede però che Marekiaro lascia il Napoli in direzione Cina, Simone Verdi subisce un infortunio muscolare che lo tiene fuori 12 partite e Diawara viene spesso tenuto in panchina perchè non ancora all’altezza: Ruiz allora non perde occasione per diventare un titolare inamovobile. Prima della sosta di gennaio, lo spagnolo gioca 707′ in Serie A e 471′ in Champions League.

Avvicinato alle punte, Ruiz crea occasioni per i compagni, generando 3.3 passaggi chiave ogni 90 minuti. A metà stagione, tra i giocatori azzurri che hanno giocato più di 500 minuti, nessuno ha fatto meglio di lui. Anche a livello di dribbling riusciti non se la cava male: 1.8 ogni 90 minuti, secondo solo a Malcuit (2).

Tra fine gennaio e metà marzo il Napoli affronta il suo periodo peggiore in campionato: due vittorie contro Sampdoria e Parma, quattro pareggi contro Milan, Fiorentina, Torino e Sassuolo, una sconfitta contro la Juventus. Ruiz gioca 430′ mantenendo un buon livello di prestazioni, senza tuttavia mettere a referto assist o gol ma guadagnandosi la chiamata della nazionale spagnola. Prima del match contro l’Udinese, partita che precede la sosta nazionali, il numero 8 azzurro viene però colpito da un attacco influenzale e rimane a riposo. Apparentemente guarito, parte in direzione Madrid per rispondere alla prima chiamata di Luis Enrique nella nazionale maggiore ma, qualche giorno più tardi, viene ricoverato all’ospedale universitario Sanitas La Moraleja per febbre alta e problemi respiratori causati dall’influenza A.

Fabiàn è dunque costretto a saltare il possibile esordio con la maglia della Roja e a rientrare a Napoli, qualche giorno più tardi. Guarito dalla brutta influenza, viene schierato titolare contro la Roma e serve l’assist a Verdi per il gol del 1-3. Tuttavia, in lui c’è ancora qualcosa che non va: appare stanco fisicamente e non più lucido come nella prima parte di campionato. A Empoli, nel match che il Napoli perderà 2-1, gioca (male) e viene sostituito al 58′.

Ma l’emblema della sua non perfetta condizione fisica è arrivato la scorsa settimana all’Emirates contro l’Arsenal. Nel secondo gol dei Gunners la colpa è in parte sua: la palla persa contro Lucas Torreira spiana la strada all’ex Samp che, dopo averlo scartato un’altra volta, scarica il mancino che, con deviazione di Koulibaly, si incassa alle spalle di Meret. Anche nell’ultima contro il modesto Chievo, schierato titolare, è apparso lento e macchinoso, senza quei guizzi e quelle invenzioni che l’avevano contraddistinto nella prima parte di stagione.

A questo punto quindi, per Fabiàn sembra essere arrivato il momento della verità: è solo un semplice periodo di flessione dovuto ad una ancora scarsa forma fisica, o ci troviamo davanti ad un sicuramente talentuoso centrocampista ma con il limite della discontinuità? Ancelotti al momento sembra intenzionato a farlo rifiatare, stavolta schierando Zielinski al posto suo per il ritorno contro gli inglesi in programma domani.

Tuttavia, appare evidente di come, nonostante il poco tempo, le qualità di Ruiz siano già indispensabili per questo Napoli, che se vuole aprire un “nuovo ciclo” post Hamsik, il suo erede (almeno in termini di ruolo) sembra averlo già in casa. Sta a lui dimostrarlo.

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