“Vivila. Discutila. Festeggiala. Super finale d’America. Non cercare di capirla. Divertiti”. Finisce così lo spot della federazione argentina che sta facendo il giro del mondo. Un’attesa durata 58 anni sta per finire.

Spray al peperoncino in campo, un maiale gonfiabile con i colori sociali dei Bosteros lanciato sopra i tifosi del Boca, Carlos Tévez che viene espulso per aver mimato una gallina durante un’esultanza. Il Superclásico ha un archivio quasi inesauribile di aneddoti, che vanno dal bizzarro al tragico, con un pizzico di minaccia nascosta dietro la stranezza del gesto. Boca Juniors contro River Plate è uno dei più grandi Derby del mondo, forse il più grande, e forse c’è qualcosa di magico nel vedere queste due squadre scontrarsi nell’ultimo atto della Coppa Libertadores.

Si giocherà questa sera alla Bombonera e il 24 novembre al Monumental. Gli stadi, vecchi e squallidi, riescono a creare un’atmosfera che non si vede negli stadi europei. Tante sono le testimonianze di giocatori che hanno giocato il Superclasico prima o dopo aver calpestato i campi europei: da Maradona a Tevez, da Di Stefano a Batistuta, tutti concordi nel dire che quello che si vive in questa partita non è replicabile da nessun’altra parte. I due stadi si trovano a sole otto miglia di distanza, ma in nessuno dei due è consentito l’accesso ai tifosi ospiti. Così come non verranno messi maxi schermi nelle piazze di Buenos Aires, sempre per evitare qualsiasi tipo di scontro tra i tifosi.

Dopo il primo “Clasico” del 1908, nato dalla lotta di classe di Buenos Aires, sono 246 gli incontri ufficiali precedenti, con 88 vittorie del Boca e 81 del River.

Milionarios contro Xeneizes, i ricchi contro gli operai, gli amanti bel gioco contro quelli che si esaltano per grinta e sudore. Una rivalità che dura da 110 anni e che sarà destinata a durare in eterno. Una partita, anzi due, che valgono la supremazia non solo di una città ma di un intero Paese. Larga vida al Futbol!

 

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